MONTI A BRUXELLES MINACCIA IL NO AL BILANCIO EUROPEO

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Da come gira la ruota degli incontri, è chiaro che il vertice Ue del 7 febbraio è già cominciato e che tutti hanno voglia di chiudere l'accordo. Il premier Mario Monti ha incontrato ieri a colazione il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, e oggi visiterà quello del Consiglio Herman Van Rompuy, prima di volare a Berlino per un faccia a faccia con Angela Merkel e vedere Francis Hollande a Parigi domenica. La cancelliera ha un programma simile, con l'aggiunta d'un abboccamento spagnolo lunedì e il gran finale all'Eliseo mercoledì. Si cerca la quadra sui quasi mille miliardi del bilancio Ue 2014-2020. «Le indicazioni sono positive», assicura una fonte della presidenza dí turno irlandese. Ma il premier avverte: «Non sarebbe irresponsabile non dichiararsi d'accordo sul • bilancio se non fosse all'altezza dell`ambizioni».
Van Rompuy non ha ancoramesso sul tavolo la sua proposta finale. Lo farà all`ultimo momento, anche per mettere i leader davanti a una sorta di «prendere o lasciare», cosa che ha parecchio infuriato le altre istituzioni, a partire dall`Europarlamento che si partecipa al processo decisionale e si sente escluso. Rispetto al testo dell`accordo mancato di novembre, le fonti parlano di una ulteriore limatura di 15-20 miliardi a impegni e pagamenti, alla quale si cercano di aggiungere 5 miliardi di minor tagli alla voce agricola. In totale, secondo le ultime indiscrezioni, il fiammingo deve dunque organizzare una manovra da 25 miliardi. Ne faranno le spese i capitoli per le grandi reti e l'innovazione. Le fonti concordano nel dire che le prospettive finanziarie europee sono state il centro della ventiquattr'ore bruxellese. Monti parte dalla posizione del 23 novembre, cioè dalla linea del «passo avanti, ma non siamo ancora soddisfatti». Rispetto alla penultima bozza, l'Italia e la Francia erano riusciti a riguadagnare qualcosa sul fronte agricolo e della coesione. Sulla carta Roma perdeva una decina di miliardi e al momento dello stop ne avevamo recuperati tre abbondanti. Lunedì il ministro Catania, che segue la trattativa con Monti, ha fatto capire che Roma non romperà per «una limatura». Un altro paio di miliardi sarebbero però considerati un ottimo risultato. Il premier ha ribadito a Barroso che la questione del bilancio non va considerata solo in chiave nazionale. Certo, ha sottolineato che l`Italia ha fatto il suo dovere per la stabilità complessiva dell'Europa e si aspetta che nel programmare la contabilità futura decisivo strumento di sviluppo, secondo íl professore -, si tenga conto dei progressi del Bel Paese e non solo. «Bisogna considerare gli obiettivi globali», ha insistito nel colloquio con Barroso, in modo da garantire che l`azione europea sia davvero efficace. Immutata anche la posizione sugli sconti. A novembre si avvicinava l'ipotesi che la minor contribuzione di alcuni Paesi – come Germania e nordici – potesse essere pagata da tutti, interessati compresi. «Restiamo su questa linea», è il messaggio del premier. E` una questione di giustizia e non solo. L'Italia – che nel 2011 ha dato al bilancio Ue 6 miliardi più di quanti ne ha presi non può vedere di buon occhio l'idea di incassare di meno e pagare di più anche per i Paesi più ricchi. Su questi numeri giocherà la sua partita.

(Da: La Stampa, 31/01/2013)




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