Modi di dire e dintorni.

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Avete mai “perso la tramontana”?
Lo ricordava anche una canzone.

Il maltempo e le avverse condizioni meteo da giorni stanno flagellando l’Italia, ma ci forniscono anche lo spunto per trattare un modo di dire su un vento freddo che spira da Nord “perdere la tramontana”. La tramontana spira da Nord e, nella rosa dei venti (rappresentata anche nella bussola), essa è spesso sinonimo di questo punto cardinale. Nella navigazione perdere il Nord significa appunto perdere l’orientamento, da cui il modo di dire. Uguale significato hanno le locuzioni “perdere la bussola” e “perdere la trebisonda” (ormai rara). Quest’ultima merita una spiegazione a parte: Trebisonda era il maggior porto sul Mar Nero e costituiva un punto di riferimento visivo per le navi sulla rotta tra Europa e Oriente.
(Da La Nazione, 5/2/2014).

“Dare del filo da torcere” a qualcuno
L’arte della tessitura diventa proverbio

“Che tipo quella Maria… Hai visto quanto filo da torcere ha dato all’inquilino del quinto piano che si lamenta sempre?”. “Hai ragione, è davvero in gamba nonostante non sia ancora diventata avvocato”. Questo ipotetico dialogo tra due amici, ci serve a introdurre il modo di dire di questa settimana: “dare del filo da torcere”. L’espressione trae origine dalla produzione tessile e dalle quattro operazioni che la caratterizzano: filatura, torcitura, tessitura e finissaggio. In particolare la torcitura consiste nell’imprimere una torsione al filo per conferirgli maggiore coesione e resistenza. Un lavoro non semplice, soprattutto in passato quando questa attività era effettuata manualmente con il solo ausilio di rocca e fuso. I fili, infatti, s aggrovigliavano e scioglierli era molto complicato. Proprio tali difficoltà hanno dato vita a questo modo di dire.
(Da La Nazione, 12/2/2014).

Parole fiorentine

Reggi Reggello ché Cascia la pende

“Reggi reggello” ché Cascia la pende”, gioco comico di parole e relative etimologie: Reggello dal verbo reggere e Cascia da accasciare.
Reggello anticamente si chiamava Castelvecchio di Cascia; solo nel 1773 grazie ad un provvedimento legislativo del Granduca Leopoldo si ha la nascita della comunità di Reggello.
(Da La Nazione, 16/2/2014).

Quel progetto è finito in vacca…

Da che cosa trae origine il detto?
Non sempre le parole hanno il significato che ci si aspetta o quello di uso più comune, cosicché i modi di dire che ne derivano spesso rischiano di trarci in inganno. Ne è un esempio l’espressione “andare in vacca” (e la variante “finire in vacca”), la cui origine riserverà a molti una bella sorpresa. Contrariamente a quanto si possa pensare il modo di dire “andare in vacca” non si riferisce alla femmina adulta dei bovini. E’ invece preso dal gergo degli allevatori di bachi da seta, i quali definiscono “vacca” il baco ammalato che diventa giallastro, si gonfia e non produce il bozzolo (quello da cui appunto si estrae la seta).
Da qui il significato che allude al fallimento di un progetto, di un’iniziativa, di un’attività. Se riferito a una persona, invece, vuol dire diventare pigro.
(Da La Nazione, 19/2/2014).

Il personaggio del giorno
Re galantuomo del Galluzzo

Una ‘voce’ vuole che Vittorio Emanuele II di Savoia, ultimo re di Sardegna e primo re d’Italia dal 1861 al 1878, primogenito di Carlo Alberto di Savoia e di Maria Teresa d’Asburgo –Toscana, a causa della grande differenza somatica con il padre, fosse in realtà un bimbo fiorentino d’origine popolana. Per alcuni sarebbe stato figlio di un macellaio del Galluzzo, di Porta Romana per altri, con cui si sostituì il vero figlio di Carlo Alberto, morto ancora in fasce in un incendio.
(Da La Nazione, 23/2/2014).

I sinonimi, un vezzo della nostra lingua

Vediamo che accade uscendo dal solco
Anche tra i modi di dire esistono i sinonimi, cioè espressioni più o meno simili tra loro con uguale significato. Ne sono un chiaro esempio “uscire dal seminato” e “uscire dal solco” che possono essere usate per alludere alla medesima cosa. Entrambe le espressioni devono la loro origine al mondo contadino: il seminato è il campo agricolo su cui si è tracciato il solco con l’aratro per gettare i semi (di grano, ad esempio) da cui in seguito verranno raccolti i frutti, ma se i semi vengono buttati fuori “dal seminato” o “dal solco” rischiano di andare persi e di non produrre nulla. Da qui l’accezione di divagare, perdersi. Quanto al verbo “delirare”, etimologicamente, significa proprio “uscire dal solco” dal latino de = fuori da + lira = solco.
(Da La Nazione, 26/2/2014).

 




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