Milano in inglese

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I PRIVATI la Camera della Moda

Boselli: il Comune deve aiutarci Inizi a mettere tutti i cartelli in inglese

Abbiamo aumentato le attrazioni. Credo che qualche sforzo in più possano farlo anche i privati

di Paola D’Amico

Mario Boselli, presidente della Camera della Moda, incassa la tirata d’orecchi del primo cittadino e dice di essere convinto come il sindaco che «Milano può offrire di più». Senza più serrate in piena estate in via della Spiga e Montenapoleone? «Il quadrilatero chiuso dieci giorni all’anno non è il nocciolo del problema. In quei dieci giorni l’utenza è quantitativamente minore e qualitativamente non la più elevata». Qual è invece il problema? «Il sindaco Moratti ha fatto riferimento al mese di agosto, ma per noi è molto più grave avere delle chiusure durante i weekend che sono cruciali per la moda». I turisti, però, cercano l’arte e la moda anche d’estate. «Infatti. E noi raccogliamo l’invito della Moratti. L’adesione al suo desiderio è totale. Ci crediamo talmente tanto, e non da ora, che abbiamo già avviato un discorso con l’assessorato al Commercio». Quando e come? «Abbiamo presentato prima dell’estate un progetto, il titolo è “Enjoy Milano”, divertirsi a Milano, che va nella direzione di una maggiore apertura della città ai visitatori». Che ne è stato del progetto? «È, immagino, oggetto di studio da parte dell’amministrazione». Ma qual è l’obiettivo? «Che si pensi ad una strategia più ampia, complessiva». In concreto? «Per noi apertura della città non si riduce ad avere le saracinesche alzate tutto l’anno. Significa anche una città bilingue, che parli inglese oltre all’italiano. A cominciare dalla segnaletica, dai metrò». Poi? «Bisogna smettere di fare confronti con altre capitali, penso a Parigi, per esempio». Perché? «Parliamo di dimensioni diverse. E sulla dimensione noi siamo perdenti in partenza. Milano è piccola. Ma è una bomboniera. E qui noi dobbiamo perseguire l’eccellenza di una bomboniera. Concentriamoci su questo. Ogni dettaglio è importante, anche una segnaletica in inglese, che è l’esperanto di fatto». Non ritiene eccessivamente duro il ritratto dei milanesi che esce da questo quadro? «I milanesi hanno sempre avuto questo spirito di grande apertura ma ultimamente si è perso per strada. Per egoismo. Dico solo che va riscoperto, cominciando dalle piccole cose, come le indicazioni date in una lingua universale. Non è necessaria una segnaletica in dieci lingue». Il sindaco convocherà un tavolo. «Ci saremo. Ma la premessa deve essere chiara, occorre puntare in alto. Milano deve riaprirsi al mondo declinando l’accoglienza in tutte le sue componenti e sempre».

(Dal Corriere della Sera, 17/8/2007).

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