Metti un euro nel carrello della spesa

Posted on in Europa e oltre 0 vedi

Metti un euro nel carrello della spesa

L`addio alla lira scatenò i listini, poi il cambio forte col dollaro ha frenato l`inflazione

Nei dieci anni dall`introduzione dell`euro a oggi è successo di tutto, e nella mente delle persone c`è una netta prevalenza di cose negative, soprattutto riguardo a come riempire i carrelli della spesa al supermercato e poi riuscire anche a pagarne il contenuto alla cassa. Chi nel 2001 aveva uno stipendio o una pensione di due milioni di lire si sentiva non certo ricco ma senza problemi economici, mentre adesso quegli stessi mille euro, sia pure rivalutati dagli scatti annuali, sembrano ben misera cosa come potere d`acquisto, e sarebbe difficile dare torto al lavoratore o al pensionato rinfacciando loro la famosa inflazione «percepita». Ma facendo un bilancio, l`esperienza dell`euro è proprio tutto da buttare? Nonostante gli sconquassi, l`euro resta una moneta forte. Non ridete, è così. Era arrivato a 0,80 rispetto al dollaro, adesso è attorno a 1,30, tantissimo anche se di recente ha limato qualcosa. E la sua forza dovrebbe aver difeso il nostro potere d`acquisto. Per caso c`è
qualcosa che ci sfugge?
Un`elaborazione dell`Istituto Hume su dati Istat, Ismea e Federconsumatori, evidenzia parecchie cose sorprendenti. Per esempio: dal 2001 (quando c`erano le lire) al 2010 il prezzo del caffè è sceso (in termini reali, cioè al netto dell`inflazione) da 11,47 euro al chilo a 9,67 e lo zucchero risulta calato in quei dieci anni dall`equivalente di 1,19 euro a 0,96. Il prezzo delle zucchine è sceso da 1,94 a 1,71euro al chilo; quello delle mele è calato (millimetricamente) da 1,29 a 1,28. Certo nel confronto decennale sono più numerosi gli aumenti (esempio: carne bovina da 13,77 a 15,28 euro al chilo) ma tutto sommato contenuti, corrispondenti a un`inflazione moderata distribuita su dieci lunghi anni, senza quegli strappi che ci potevamo immaginare (e che semmai si rilevano nei servizi: per esempio la messa in piega dal parrucchiere è passata dall`equivalente di 11,72 euro a 16).
Verifica personale: un libro di 300 pagine di Iperborea costava 30 mila lire, adesso uno equivalente, stessa collana, si vende a 16,50 con un modesto adeguamento a 10 anni di inflazione. Telefonini e computer costano senz`altro meno di un decennio fa.
Allora, ripetiamo, c`è qualcosa che ci sfugge? I problemi più seri riguardo all`euro si sono concentrati all`inizio del suo decennio di vita. Nel 2002 il cambio delle lire ha portato a una raffica di «arrotondamenti» che si sono risolti in un balzo di molti prezzi. Non solo le associazioni dì consumatori ma anche diversi economisti denunciarono che molti commercianti avevano tradotto i prezzi in euro non a duemila lire ma a mille, cioè li avevano raddoppiati; un economista, poi diventato ministro, dichiarava alla Stampa che circa 150 prezzi si erano scollati dall`indice generale d`inflazione ed erano partiti per la tangente, in maniera tale che l`Istat era sembrato non averli registrati. Si trattava, purtroppo, dei 150 prezzi più direttamente legati al costo della vita, cioè beni di consumo indispensabili: alimentari, vestiario. Affogati fra le migliaia di prezzi rilevati dall`Istat, i loro spunti al rialzo quasi sparivano in una media complessiva d`inflazione moderata, che è oscillata nel decennio fra 1`1 e il 3%. Per ovviare a questo scollamento, dice al telefono Gian Paolo Oneto, direttore delle Statistiche congiunturali dell`Istat, «l`Istituto ha introdotto un indice specifico dei "prezzi dei beni ad acquisto frequente"». Tuttavia «la divaricazione dall`indice generale non sempre c`è stata», e infatti dal sito dell`Istat risulta che negli anni più recenti i due indici hanno avuto la tendenza a convergere. Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, che era nella commissione euro di Palazzo Chigi al tempo del cambio di moneta, sottolinea che la colpa della fiammata dei prezzi «non è stata dell`euro, che anzi in questi anni ha difeso il nostro potere d`acquisto, ma di vergognose speculazioni senza controlli».
Per anni l`euro ci ha anche difeso da una crisi economica scatenatasi in America. Adesso, però, la permanenza nell`Eurozona ci impone tagli di bilancio, e fa deprezzare in Borsa le azioni delle aziende di un`Italia che si avvita nella recessione. Da scudo che era, l`euro è diventato un problema per il valore dei risparmi?
Risponde Mario Spreafico, direttore degli investimenti per l`Italia di Schroclers: «Per ora il bilancio di 10 anni di euro è moderatamente positivo. Ma non si può andare avanti con manovre recessive chenon risolvono niente e anzi aggravano i problemi. Adesso il governo Monti deve far pressione perché l`Europa non sia più a misura della Bundesbank tedesca, altrimenti il giudizio sull`euro cambia».

di Luigi Grassia
la Stampa, pag.6
02/01/2012




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.