Merkelismo vincente anche in campo linguistico

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«Effetto Merkel» sui corsi di lingua E lo studio del tedesco fa boom

di Stefano Landi

Sarà il vento dalla Germania o il «Merkelismo dilagante», sicuramente non la sonorità della lingua. Ma la voglia di (imparare) il tedesco cresce. Prendete l’Italia. Dove studiare l’inglese è sempre stato un obbligo morale. Ora, il monopolio vacilla. E, se la frequenza ai corsi di una lingua straniera è una buona proiezione per capire come gira il mappamondo in termini di fiducia verso il futuro, verrebbe da credere che siamo (quasi) tutti berlinesi. Goethe-Institut, metà mattina: «Il mio fidanzato vive a Francoforte, sto preparando il bagaglio culturale per raggiungerlo», racconta Maddalena Mombrini che ha 29 anni ed è partita da zero ad aprile scorso. «È da otto», certifica la sua docente. «Quindi, si può fare», confida lei mentre alcuni compagni di corso spiegano che «ora come ora sapere il tedesco è la migliore delle carte da giocare per potenziali progetti futuri». Al Goethe-Institut la crescita delle iscrizioni è costante. A Milano si è passati da 1.250 a 1.600 corsisti in due anni. Merito della nuova immagine della Germania nel mondo? «Questa è una percezione vissuta nel sistema creditizio e finanziario, l’interazione culturale tra Italia e Germania continua a essere attiva», spiega il direttore Ulrich Braess. In comune i grandi poli di formazione linguistica hanno classi piccole e mature, massimo una quindicina di persone, soprattutto la sera. E un silenzio poco scolastico: studiare per scelta induce serietà. Ultimamente è raddoppiato il numero dei corsi intensivi, dato che si cerca di imparare la lingua nel più breve tempo possibile. Smartboard , registri elettronici, lavagne interattive. Ovunque domina una ricerca alla tecnologia. Basta passare dal sito del British Council dove si possono scaricare gratuitamente applicazioni per seguire lezioni di business english sullo smart phone. Nei corridoi del British gli studenti si muovono tra i cartelloni di Londra 2012. Il corso più richiesto è quello per lo «Ielts», l’ esame d’ inglese più diffuso del mondo: un milione e mezzo di candidati ogni giorno ci sbatte la testa per aprirsi una carriera internazionale. Di gran moda sono i corsi di inglese legale, come quelli di inglese finanziario. «Soprattutto quello parlato», spiegano i docenti. «Molti chiedono di migliorare la lingua di tutti i giorni, per gestire i rapporti umani con i colleghi». Palazzo delle Stelline, corso Magenta. L’ aula di lettura dell’ Institut Français è piena e silenziosa. Nell’ ultimo anno sono aumentate le iscrizioni del 20 per cento, soprattutto il sabato mattina. È appena partito un corso per bambini di cinque anni e hanno lanciato pure un blog (lefrancaisamilan.com) dove interagire con articoli ed esercizi d’ ascolto. Un gruppo di studentesse non più in tenera età non nasconde il fascino della lingua mostrando tutti i miglioramenti dell’ultimo trimestre: «Lo studiamo pour plaisir , voilà ». Per sfidare la crisi, la tendenza è quella di organizzare corsi sempre più tagliati su misura dello studente. All’Istituto Cervantes sono partiti i corsi di spagnolo dedicati a letteratura, medicina, discipline giuridiche e gastronomia. Nell’area del Nord Italia gli iscritti ai corsi per l’esame certificato «Dele» sono aumentati del 35 per cento nell’ ultimo anno. «Soprattutto per le prospettive lavorative che si aprono nelle economie emergenti dell’America Latina». Conta anche il sogno più tangibile di cambiare vita. «Magari un giorno potessi trasferirmi in Spagna», spera Agnese Santucci che ha 22 anni e studia Lettere Moderne. La lettura (ottimistica) la fa però Alicia Martinez, direttrice accademica dei corsi: «I milanesi sono persone dinamiche, più aumenta la crisi più investono nella loro formazione».
(Dal Corriere della Sera, 22/1/2012).




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