Merkel: serve l’Unione politica

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FRANCOFORTE. Dietro le spalle, a caratteri cubitali, lo slogan «Per l'Europa. Per la Germania». Nel discorso, una citazione, rara, del suo predecessore Helmut Kohl: «L'unità europea e l'unità tedesca sono due facce della stessa medaglia».
Al congresso della Cdu, a Lipsia, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha abbracciato la tradizione europeista del suo partito più di quanto avesse mai fatto finora e rilanciato il progetto europeo «fino all'unione politica», ma una clausola della mozione votata dal congresso ha riacceso i timori di una rottura dell'euro.
Il cancelliere ha accompagnato i nuovi toni con le abituali richieste, stavolta supportate dalla mozione, di cambiamenti nei Trattati che portino all'Europa "più tedesca" delle regole di bilancio, della disciplina fiscale severa, delle sanzioni automatiche ai contravventori. Mozione che comprende però anche una clausola (su cui hanno concentrato la loro attenzione i mercati finanziari), in base alla quale sia concesso ai Paesi di uscire dall'euro «volontariamente» pur rimanendo nell'Unione europea. Seppure attenuata rispetto all'ipotesi precedente di rendere possibile l'espulsione dei singoli membri, la mozione ha contribuito in serata a indebolire l'euro, nonostante l'insistenza del ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, che la Germania vuole che la Grecia, e tutti gli altri Paesi rimangano nell'Unione monetaria. «Se un Paese non può o non vuole sopportare l'onere di stare nell'euro – ha aggiunto però Schaeuble – e i greci hanno un carico pesante da portare, dobbiamo rispettarne la volontà». La proposta è ora parte della linea ufficiale della Cdu, anche se non ancora del Governo tedesco.
Pur senza avanzare nuove proposte concrete, la signora Merkel ha provato ad alzare la prospettiva dalla gestione quotidiana della crisi al futuro dell'Europa, che si trova «nella sua ora più difficile dalla Seconda guerra mondiale». E ha cambiato tono, dai tentennamenti dei mesi scorsi sotto la pressione dell'opinione pubblica e di larghe fette del suo stesso partito contrarie ai salvataggi con i soldi dei contribuienti tedeschi, a una difesa appassionata dell'Europa. Nel suo discorso di Lipsia, il cancelliere ha aggiunto alla sua ormai consueta linea sulla moneta unica («Se fallisce l'euro, fallisce l'Europa»), un atteggiamento più positivo. «È l'ora – ha detto – di una svolta per una nuova Europa. Un'Europa costruita in modo che l'euro abbia un futuro. C'è bisogno non di meno, ma di più Europa». Il compito della Germania, ha aggiunto, è quello di completare l'Unione economica e monetaria e costruire quella politica, passo dopo passo.
Questo non potrà avvenire però deviando dalla disciplina di bilancio e dall'applicazione di regole severe, con l'introduzione di punizioni automatiche per chi sgarra, un punto sul quale la Germania si è sempre trovata in disaccordo con la Francia. «Dobbiamo mettere fine alla spesa pubblica finanziata con i debiti che pesano sulle generazioni future», ha detto la signora Merkel, che ha ribadito anche il suo no all'emissione di eurobond.
Il congresso ha respinto un'altra mozione, che chiedeva che il potere di voto nel consiglio della Banca centale europea fosse attribuito non più allo stesso modo fra tutti i governatori, ma in modo da riflettere la partecipazione dei Paesi al capitale della Bce (la Germania è naturalmente l'azionista più importante). I suoi fautori ritenevano che in questo modo si potesse ovviare al fatto che la posizione tedesca, come nel caso dell'opposizione all'acquisto di titoli di Paesi in difficoltà, come Italia e Spoagna, da parte della Bce, finisca nuovamente in minoranza.
Minori consensi la signora Merkel ha riscosso quando ha provato a difendere due recenti voltafaccia impopolari nella base del partito, la rinuncia all'energia nucleare e l'introduzione del salario minimo. Ma si è ripresa gli applausi con un richiamo alla sua solida etica protestante: «Dobbiamo mandare un segnale chiaro: noi non ci lamentiamo, abbiamo un lavoro da fare».

Alessandro Merli
Dal sito: http://www.ilsole24ore.com
15 novembre 2011




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