Merkel, Sarkozy e Cameron: la spesa dell`Ue va congelata

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Bilancio comunitario Lettera congiunta a Barroso, niente nuove uscite fino al 2020
Merkel, Sarkozy e Cameron: la spesa dell`Ue va congelata
Opposizione dell`Italia e della Polonia. Il nodo sussidi agricoli
Corriere della Sera 19.12.2010, p.26

BRUXELLES
Una lettera dal tono così, se 150 anni fa l`avessero scritta i loro predecessori otto von Bismarck o Benjamin Disraeli, avrebbe fatto tintinnare le sciabole e fremere le cancellerie di mezza Europa.
Ma Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e David Cameron non sono Bismarck, e l`Europa di oggi è naturalmente un`altra cosa. E tuttavia, la lettera firmata ieri dai tre leader di Germania, Francia e Gran Bretagna, insieme con l`olandese Mark Rutte e il finlandese Mario Kiviniemi, sta veramente
mettendo a rumore le cancellerie.
Per tre motivi: perché chiede il congelamento «in termini reali» fino al 2020 del bilancio dell`Unione Europea, a causa della crisi e in nome dell`austerità; perché lo fa in una forma che più ufficiale
non si può: il documento è stato reso pubblico ieri dall` Eliseo, dopo che per lunghe ore si era vociferato di un «accordo segreto» intorno a una proposta iniziale del britannico Cameron; terzo motivo, questa richiesta viene formalizzata senza che nessuno dei cinque leader abbia consultato formalmente la Commissione europea, organismo che ha competenze ben precise in materia: uno strappo notevole per l`etichetta comunitaria, nella forma e nella sostanza. L`Italia e altre nazioni
– la «conta» è ancora in corso – non hanno condiviso, e non hanno firmato il testo: fonti diplomatiche itàliane hanno parlato di un`iniziativa «inopportuna», aggiungendo un sì al «vigore finanziario»
ma anche un no a «tagli indiscriminati», e ad operazioni che interferiscano platealmente con i poteri
della Commissione.
Altri Paesi ancora, come la Polonia, stanno poi esprimendo giudizi di tenore furibondo.
Ciò che più li irrita nel documento, spiegano fonti ufficiose, è il «tono di sermone rivolto dalle formiche alle cicale», e il «linguaggio da direttorio» là dove per esempio si chiede che la spesa
pubblica della Ue non sia «esonerata dagli sforzi compiuti dagli Stati membri per risanare i propri conti pubblici».
Ma vi sono anche motivi più concreti: per Paesi come la Polonia o altri «nuovi soci Ue», il bilancio europeo 143 miliardi di curo all`anno, 1,04 per cento del Pil complessivo dell`Unione – è importante
anche politicamente, oltre che economicamente. Sul fronte opposto, la diffidenza verso i presunti «sprechi» delle istituzioni europee ha origini vecchie e nuove: vi contribuiscono per esempio il tradizionale euro-scetticismo britannico o episodi come (sarebbe anzi stata la goccia che ha fatto
traboccare il vaso) l`assunzione di seimila funzionari al nuovo Servizio esteri della Ue.
Tutto ciò avviene a poche ore dalla conclusione di un Consiglio europeo, il vertice dei capi di Stato, e di governo, che aveva sfiorato solo di sfuggita il tema scottante del bilancio europeo. Sarkozy e colleghi, si può dire ora, hanno recuperato alla grande:«L`attuazione di politiche europee ambiziose al servizio dei cittadini – dice fra l`altro la lettera – è possibile con un volume di spesa stabile.
Richiede un miglior utìlizzo dei fondi disponibili. Per la Ue la sfida dei prossimi anni non sarà di spendere di più ma di spendere meglio».
Dietro i documenti ufficiali ci sono però anche le schermaglie di posizione, i negoziati coperti: nei corridoi di Bruxelles si dice che la Gran Bretagna abbia ottenuto un «sì» alla stretta di cinghia sul bilancio Ue (si vorrebbe probabilmente agganciarlo al tasso di inflazione) dopo aver dato il suo «nulla osta» ai fondi agricoli particolarmente cari a Francia e Germania.
Luigi Offeddu




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