Meno regale l’inglese di Elisabetta

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L’inglese di Elisabetta non è reale

La regina ora parla come i sudditi

Lo studio degli esperti di fonetica ha analizzato tutti i discorsi della sovrana dal ’52 a oggi: “Il linguaggio si è impoverito rispetto al passato”

di Erica Orsini

Sempre più “Regina degli inglesi”, un po’ meno “Regina dell’Inglese”. Chissà se l’avrà preso come un complimento Elisabetta II, lo studio appena pubblicato sul “Journal of Phonetics” che analizza i cambiamenti nel suo linguaggio attraverso una ricerca quasi maniacale estesa a cinquant’anni di discorsi ufficiali. E che alla fine rivela una verità dal sapore dolce-amaro. Perfino il forbitissimo inglese reale si è impoverito, perdendo nel tempo quegli accenti e quella fonetica squisitamente tipica dell’Upperclass. Insomma, i sudditi britannici adesso hanno una monarca più simile a loro, almeno nella chiacchiera. Autore dell’analisi scientifica che ha portato a questi risultati è Jonathan Harrington , professore di fonetica all’università di Monaco che ha pazientemente ascoltato tutti i messaggi natalizi della Regina dal 1952 sino a oggi. Materiale preziosissimo questo, secondo il professore, proprio perché testimonia i cambiamenti nel linguaggio della stessa persona anno dopo anno. Difficile reperire una simile documentazione, a quanto sembra soltanto Elisabetta con i suoi immancabili discorsi pubblici offriva una simile garanzia di continuità.

E nella continuità dei suoi auguri natalizi sempre uguali, il professor Harrington ha potuto notare, lentamente, anno dopo anno, dei cambiamenti fondamentali nella regale pronuncia di Elisabetta. Passata in mezzo secolo di regno, dagli accenti taglienti di St. James alle vocali più morbide e rotolanti del sud-Tamigi. Il suo – spiega lo studio di Harrington – è una sorta di lento scivolamento nello slang popolare. Certo la Regina non parlerà mai come gli interpreti peraltro amatissimi delle soap-opera più seguite del Regno come Eastenders e Emmerdale e probabilmente ancora non si sentirebbe a proprio agio a discorrere del più e del meno in un pub dell’Essex. Tuttavia la sua pronuncia non è più definibile come Urp (Upper Re-ceived Pronunciation), ma è ormai molto più vicina all’inglese standard parlato dai britannici nel sud-est del Regno Unito. Il cambiamento è importante anche se, secondo lo studioso, non va visto come un consapevole tentativo da parte di Elisabetta di “scendere” al livello dei propri sudditi in uno slancio affettuosamente democratico. Elisabetta non ha quindi modificato il suo modo di dire “Buon Natale e buon Anno” perché voleva avvicinarsi di più alla massaia di Dartmoor, ma piuttosto perché ha subito un evento sociale senza di fatto potervisi opporre. I cambiamenti nel suo linguaggio, come in quello di tutti gli altri sono lo specchio del mutamento sociale di cui fanno parte tutte le generazioni. E persino la Regina, per quanto distante possa sembrare, non può evitare di esserne coinvolta. “Sua Maestà – spiega Harrington – ha cambiato il suo modo di parlare proprio come lo ha fatto la sua comunità nel sud-est inglese. Uno dei principali mutamenti riguarda l’accento che adesso suona molto meno altolocato di quanto fosse cinquant’anni fa. A quel tempo infatti la struttura sociale delle classi era molto più rigida, ma con le rivoluzioni degli anni ’60 e ’70, la situazione è cambiata e le barriere sono state abbattute”. Dunque la regina avrà potuto scegliere di non indossare mai la minigonna inventata da Mary Quant, ma nulla è riuscita a fare per opporsi agli “innits” (efficace semplificazione fonetica per indicare il negativo retorico “isnt’it”) delle ultime generazioni. Del resto, come precisa lo storico e biografo di corte Kenneth Rose, le variazioni del “Qeen’s English”, il linguaggio dei reali, non sono iniziate con Elisabetta, ma sono sempre esistite. “La Regina Madre – spiega Rose – era l’incarnazione della signora d’alta classe, mentre Giorgio V sembrava un discreto signore di campagna. Edoardo VII aveva un tono da londinese agiato, ma una volta sposatosi la sua parlata ha iniziato ad assomigliare a quella americana”. Peraltro la Regina appare del tutto conscia del costante impoverimento del linguaggio della sua famiglia, ma la cosa sembra non turbarla affatto. Perché sorprendersi del resto di fronte a tanta indifferenza? L’accento leggermente cockney di qualche nipote non può essere tanto più grave dei divorzi e delle scappatelle a cui i figli l’ hanno ormai abituata, suo malgrado.

(Da Il Giornale, 5/12/2006).

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2 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

L’inglese di Elisabetta non è reale<br /><br />
La regina ora parla come i sudditi<br /><br />
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Lo studio degli esperti di fonetica ha analizzato tutti i discorsi della sovrana dal ’52 a oggi: “Il linguaggio si è impoverito rispetto al passato”<br /><br />
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di Erica Orsini<br /><br />
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Sempre più “Regina degli inglesi”, un po’ meno “Regina dell’Inglese”. Chissà se l’avrà preso come un complimento Elisabetta II, lo studio appena pubblicato sul “Journal of Phonetics” che analizza i cambiamenti nel suo linguaggio attraverso una ricerca quasi maniacale estesa a cinquant’anni di discorsi ufficiali. E che alla fine rivela una verità dal sapore dolce-amaro. Perfino il forbitissimo inglese reale si è impoverito, perdendo nel tempo quegli accenti e quella fonetica squisitamente tipica dell’Upperclass. Insomma, i sudditi britannici adesso hanno una monarca più simile a loro, almeno nella chiacchiera. Autore dell’analisi scientifica che ha portato a questi risultati è Jonathan Harrington , professore di fonetica all’università di Monaco che ha pazientemente ascoltato tutti i messaggi natalizi della Regina dal 1952 sino a oggi. Materiale preziosissimo questo, secondo il professore, proprio perché testimonia i cambiamenti nel linguaggio della stessa persona anno dopo anno. Difficile reperire una simile documentazione, a quanto sembra soltanto Elisabetta con i suoi immancabili discorsi pubblici offriva una simile garanzia di continuità.<br /><br />
E nella continuità dei suoi auguri natalizi sempre uguali, il professor Harrington ha potuto notare, lentamente, anno dopo anno, dei cambiamenti fondamentali nella regale pronuncia di Elisabetta. Passata in mezzo secolo di regno, dagli accenti taglienti di St. James alle vocali più morbide e rotolanti del sud-Tamigi. Il suo – spiega lo studio di Harrington – è una sorta di lento scivolamento nello slang popolare. Certo la Regina non parlerà mai come gli interpreti peraltro amatissimi delle soap-opera più seguite del Regno come Eastenders e Emmerdale e probabilmente ancora non si sentirebbe a proprio agio a discorrere del più e del meno in un pub dell’Essex. Tuttavia la sua pronuncia non è più definibile come Urp (Upper Re-ceived Pronunciation), ma è ormai molto più vicina all’inglese standard parlato dai britannici nel sud-est del Regno Unito. Il cambiamento è importante anche se, secondo lo studioso, non va visto come un consapevole tentativo da parte di Elisabetta di “scendere” al livello dei propri sudditi in uno slancio affettuosamente democratico. Elisabetta non ha quindi modificato il suo modo di dire “Buon Natale e buon Anno” perché voleva avvicinarsi di più alla massaia di Dartmoor, ma piuttosto perché ha subito un evento sociale senza di fatto potervisi opporre. I cambiamenti nel suo linguaggio, come in quello di tutti gli altri sono lo specchio del mutamento sociale di cui fanno parte tutte le generazioni. E persino la Regina, per quanto distante possa sembrare, non può evitare di esserne coinvolta. “Sua Maestà – spiega Harrington – ha cambiato il suo modo di parlare proprio come lo ha fatto la sua comunità nel sud-est inglese. Uno dei principali mutamenti riguarda l’accento che adesso suona molto meno altolocato di quanto fosse cinquant’anni fa. A quel tempo infatti la struttura sociale delle classi era molto più rigida, ma con le rivoluzioni degli anni ’60 e ’70, la situazione è cambiata e le barriere sono state abbattute”. Dunque la regina avrà potuto scegliere di non indossare mai la minigonna inventata da Mary Quant, ma nulla è riuscita a fare per opporsi agli “innits” (efficace semplificazione fonetica per indicare il negativo retorico “isnt’it”) delle ultime generazioni. Del resto, come precisa lo storico e biografo di corte Kenneth Rose, le variazioni del “Qeen’s English”, il linguaggio dei reali, non sono iniziate con Elisabetta, ma sono sempre esistite. “La Regina Madre – spiega Rose – era l’incarnazione della signora d’alta classe, mentre Giorgio V sembrava un discreto signore di campagna. Edoardo VII aveva un tono da londinese agiato, ma una volta sposatosi la sua parlata ha iniziato ad assomigliare a quella americana”. Peraltro la Regina appare del tutto conscia del costante impoverimento del linguaggio della sua famiglia, ma la cosa sembra non turbarla affatto. Perché sorprendersi del resto di fronte a tanta indifferenza? L’accento leggermente cockney di qualche nipote non può essere tanto più grave dei divorzi e delle scappatelle a cui i figli l’ hanno ormai abituata, suo malgrado.<br /><br />
(Da Il Giornale, 5/12/2006). <br /><br />
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Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

L’inglese di Elisabetta non è reale<br /><br />
La regina ora parla come i sudditi<br /><br />
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Lo studio degli esperti di fonetica ha analizzato tutti i discorsi della sovrana dal ’52 a oggi: “Il linguaggio si è impoverito rispetto al passato”<br /><br />
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di Erica Orsini<br /><br />
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Sempre più “Regina degli inglesi”, un po’ meno “Regina dell’Inglese”. Chissà se l’avrà preso come un complimento Elisabetta II, lo studio appena pubblicato sul “Journal of Phonetics” che analizza i cambiamenti nel suo linguaggio attraverso una ricerca quasi maniacale estesa a cinquant’anni di discorsi ufficiali. E che alla fine rivela una verità dal sapore dolce-amaro. Perfino il forbitissimo inglese reale si è impoverito, perdendo nel tempo quegli accenti e quella fonetica squisitamente tipica dell’Upperclass. Insomma, i sudditi britannici adesso hanno una monarca più simile a loro, almeno nella chiacchiera. Autore dell’analisi scientifica che ha portato a questi risultati è Jonathan Harrington , professore di fonetica all’università di Monaco che ha pazientemente ascoltato tutti i messaggi natalizi della Regina dal 1952 sino a oggi. Materiale preziosissimo questo, secondo il professore, proprio perché testimonia i cambiamenti nel linguaggio della stessa persona anno dopo anno. Difficile reperire una simile documentazione, a quanto sembra soltanto Elisabetta con i suoi immancabili discorsi pubblici offriva una simile garanzia di continuità.<br /><br />
E nella continuità dei suoi auguri natalizi sempre uguali, il professor Harrington ha potuto notare, lentamente, anno dopo anno, dei cambiamenti fondamentali nella regale pronuncia di Elisabetta. Passata in mezzo secolo di regno, dagli accenti taglienti di St. James alle vocali più morbide e rotolanti del sud-Tamigi. Il suo – spiega lo studio di Harrington – è una sorta di lento scivolamento nello slang popolare. Certo la Regina non parlerà mai come gli interpreti peraltro amatissimi delle soap-opera più seguite del Regno come Eastenders e Emmerdale e probabilmente ancora non si sentirebbe a proprio agio a discorrere del più e del meno in un pub dell’Essex. Tuttavia la sua pronuncia non è più definibile come Urp (Upper Re-ceived Pronunciation), ma è ormai molto più vicina all’inglese standard parlato dai britannici nel sud-est del Regno Unito. Il cambiamento è importante anche se, secondo lo studioso, non va visto come un consapevole tentativo da parte di Elisabetta di “scendere” al livello dei propri sudditi in uno slancio affettuosamente democratico. Elisabetta non ha quindi modificato il suo modo di dire “Buon Natale e buon Anno” perché voleva avvicinarsi di più alla massaia di Dartmoor, ma piuttosto perché ha subito un evento sociale senza di fatto potervisi opporre. I cambiamenti nel suo linguaggio, come in quello di tutti gli altri sono lo specchio del mutamento sociale di cui fanno parte tutte le generazioni. E persino la Regina, per quanto distante possa sembrare, non può evitare di esserne coinvolta. “Sua Maestà – spiega Harrington – ha cambiato il suo modo di parlare proprio come lo ha fatto la sua comunità nel sud-est inglese. Uno dei principali mutamenti riguarda l’accento che adesso suona molto meno altolocato di quanto fosse cinquant’anni fa. A quel tempo infatti la struttura sociale delle classi era molto più rigida, ma con le rivoluzioni degli anni ’60 e ’70, la situazione è cambiata e le barriere sono state abbattute”. Dunque la regina avrà potuto scegliere di non indossare mai la minigonna inventata da Mary Quant, ma nulla è riuscita a fare per opporsi agli “innits” (efficace semplificazione fonetica per indicare il negativo retorico “isnt’it”) delle ultime generazioni. Del resto, come precisa lo storico e biografo di corte Kenneth Rose, le variazioni del “Qeen’s English”, il linguaggio dei reali, non sono iniziate con Elisabetta, ma sono sempre esistite. “La Regina Madre – spiega Rose – era l’incarnazione della signora d’alta classe, mentre Giorgio V sembrava un discreto signore di campagna. Edoardo VII aveva un tono da londinese agiato, ma una volta sposatosi la sua parlata ha iniziato ad assomigliare a quella americana”. Peraltro la Regina appare del tutto conscia del costante impoverimento del linguaggio della sua famiglia, ma la cosa sembra non turbarla affatto. Perché sorprendersi del resto di fronte a tanta indifferenza? L’accento leggermente cockney di qualche nipote non può essere tanto più grave dei divorzi e delle scappatelle a cui i figli l’ hanno ormai abituata, suo malgrado.<br /><br />
(Da Il Giornale, 5/12/2006). <br /><br />
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