Mayday Parade, ha Vinto l’ Inglese anche nel Giorno dei Lavoratori

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Per decenni siamo andati – o non andati – alla manifestazione del Primo Maggio. Da quest’ anno, invece, non più, perché ci è stata tolta e al suo posto abbiamo avuto la Mayday Parade, come abbiamo sentito dire da ogni dove in questi giorni.

Va bene, sono stati i ragazzi a volerlo, invocazione d’ aiuto di una generazione di senza lavoro, perché ricalca l’ esseoesse dei naviganti nella bufera estrema, ma i tanti che non sanno l’ inglese si sono visti scippare una manifestazione che più italiana, quasi, non si può. In che altro Paese occidentale, infatti, se non nel nostro, ancora oggi, si sfila il primo maggio marciando dietro a gigantografie di Marx, di Lenin e del Che? E poi c’ è quel «Parade» che fa pensare a majorettes e tamburini in marcia o a chiassose sfilate di gay pride; laddove, anche in questo caso, si sarebbe potuto usare altrettanto bene la parola nostra, e cioè orgoglio.

L’ invocazione di soccorso dei ragazzi, espressa in quel mayday di nave che sta per affondare, rischia comunque di venire stravolta e cancellata da quel che ai più inevitabilmente pare un ennesimo inglesismo insieme snob ma anche provinciale, in nome del quale la nostra lingua continua a perdere pezzi, uno dopo l’ altro.

Requiem, per esempio – uno tra i tanti – per la parola «punto», ormai sostituita più o meno definitivamente da point, perfino dall’ azienda tranviaria milanese che ha i suoi bravi Atm Point sparsi per la città. E recentissimo requiem anche, almeno nel sito del Fatto quotidiano, per la particella tronca «fa»: scandendo l’ orario delle notizie via via inserite in rete, non più si legge, infatti, 15 minuti fa, bensì 15 minuti ago.

Né si tratta, ovviamente, di ago e filo, e il fatto che la nuova formula sia messa per iscritto e non soltanto pronunciata da un conduttore, da una presentatrice, costituisce, in un certo senso, un passo avanti più deciso nella spoliazione linguistica dell’ italiano. Vincerà l’ inglese – è ormai pacifico – lingua dei commerci e delle comunicazioni, come duemila e passa anni fa vinse il latino: ma perché non lasciar fare quietamente al tempo invece di buttarsi avanti e offrirgli, consenzienti, una vittoria precipitosa?

Bossi Fedrigotti Isabella
http://archiviostorico.corriere.it/2012 … 3044.shtml




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