Maschile e Femminile: quel che manca al nostro vocabolario.

Posted on in Politica e lingue 29 vedi

Maschile e Femminile.

Quel che manca al nostro vocabolario.

di Gianluigi Beccaria.

Non c’è dubbio che la grammatica è maschiocentrica, se penso alla larga prevalenza del maschile sul femminile sia per indicare le espressioni astratte (“il giusto”, “il vero”), un uomo italiani”). Ciononostante mi pare difficile proporre sostituzioni. Tuttavia, sul tema del “sessismo” nella lingua si sono scatenate strane proposte, anche perché tra la gente prevale l’idea che la grammatica non deve tanto seguire l’uso, la consuetudine, quanto che va riformata. C`è stato chi per esempio ha criticato “la fratellanza del genere umano”, “la paternità della legge x”, “l’uomo della strada”, da evitare perché discriminerebbero il sesso femminile. C`è chi trova scorretto che una maestra si rivolga alla classe dicendo “i vostri compagni”. E le “compagne”? Il principio secondo cui, se una parola sembra discriminare il sesso femminile, va evitata o sostituita con un’altra, ha avuto seguito soprattutto in America. Si era addirittura pensato di cassare ingl. female, come se fosse nato dal maschile male, mentre è un diminutivo di femina, lat. femella.
Più serio chiedersi se si debba dire il ministro o la ministra. Il dubbio risale a decenni passati, da quando le donne hanno cominciato a esercitare professioni, a ricoprire incarichi e funzioni prima esercitate quasi esclusivamente dai maschi. Personalmente, io non sono un prescrittivo, so bene che in lingua difficilmente si può imporre una proposta anche organica che d’autorità provenga dall’alto e piallare secondo logica una realtà come la lingua, che è invece materia viva e oscillante. Penso che sia ragionevole rispettare sempre un uso già consolidato. Non si può di punto in bianco decidere in via ufficiale di adottare la studente. Non è per nulla un dramma tenerci le oscillazioni del tipo «la professoressa X, Rettore dell’Università di Y». La lingua, quando come in questi casi non sussiste il problema del giusto/sbagliato, vive di diritto la sua vitale mobilità. Non è bene imporre una soluzione o l’altra. Senza imposizioni, pian piano cancelliera, ministra, filosofa, antropologa si sono andate stabilizzando. Già trovi scritto sui giornali sindaca, mentre avvocata (si sente forse risuonare l’advocata nostra rivolto alla Madonna?) non piace alle stesse interessate. Per ora nessuno tira in ballo ingegnera, anche se sarebbe grammaticalmente ben formato, e inseribile nella larga serie cameriera, infermiera, cassiera, ragioniera.
(Da La Stampa, 5/3/2014).

 

 




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.