Marzo 2017 – Lettere.

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Perché è sparito articolo alla parola “casa”?

Caro Beppe, vorrei lanciare un appello per il ripristino dell’articolo “la” davanti alla parola “casa”. Si sentono (e si leggono)in continuazione espressioni come “sistemare casa”, “pulire casa” “vendere casa” “davanti casa”, “comprare casa” e tutte le situazioni annesse… Confesso che l’espressione mi ricorda il modo di esprimersi del fido Venerdì, l’indigeno incontrato da Robinson Crusoe, oppure l’italiano parlato dalle popolazioni slave, dove di articoli se ne sentono pochini. Mi chiedo perché allora non si dica “comprare pane”, “suonare violino”, “invitare amico”. Perché è sparito articolo nella parola “casa”? Non si sa, ormai si dice così è stop, e chi ancora non lo fa dovrà adeguarsi prima o poi, d’altronde si sa, la lingua per essere viva deve evolversi, modernizzarsi, spesso non importa in che modo. E se fosse una contaminazione romanesca?
Cordiali saluti,
Giorgio Mazzola , giorgio.mazzola@live.it
(Da italians.corriere.it, 10/3/2017).

Son tutte belle le lingue del mondo… dialetto incluso

Caro Beppe, cari Italians e caro Tex, qualche giorno fa, di primo mattino, quando neuroni e sinapsi si stavano ancora stiracchiando, mio figlio mi chiede “mamma, che significa smerza?”. La pronuncia è curiosamente quasi identica a quella di “schmerz”, lemma tedesco che significa “dolore”. Ma le affinità non vanno oltre a quelle foniche. Infatti “smerza” in napoletano significa “sinistra”, contrario di destra. Lo spiego a mio figlio, e il mio pilota automatico, quando ho finito di stropicciarmi gli occhi, mi porta a continuare la lezioncina. Sicuramente quella parola doveva essere contestualizzata, quindi ho aggiunto che si trattava di dialetto napoletano, né regionalismo, né slang e, già che c’ero, gli ho pure citato un paio di casi in cui si usa. Uno è “Dare nu pacchero a mano smerza”, dare uno schiaffo con il dorso della mano sinistra, diverso da quello della mano destra, con cui presumibilmente si usa il palmo. Il secondo modo di dire è “Farse ‘a croce c’a mana smerza”, farsi il segno della croce con la mano sinistra. La spiegazione non è del tutto agevole, ma ci provo. Si dice quando si verifica un evento così fuori dall’ordinario da farci fare cose strane, come il segno della croce con la mano opposta a quella solita. Ho bypassato la storia sui mancini e ciò che si pensava di loro solo fino a pochi decenni fa. Lo so a cosa state pensando, “Che ha fatto di male tuo figlio per doversi sciroppare una tua lezione a stomaco vuoto?”. Avete ragione, forse il timing non era felice, ma alcune cose si devono fare “frjienn e magnanne” (friggendo e mangiando, al momento). Resta il fatto che è fondamentale conoscere e parlare bene le lingue, e tra queste ricomprendo il dialetto, con tutte le sue sfumature, i proverbi così ricchi di saggezza ed espressività, la sua onomatopeia. Volete mettere lo “schizzechiare” che sembra fartele arrivare addosso le sue sporadiche goccioline di acqua, rispetto a piovigginare?
Marinella Simioli , marinella.simioli@virgilio.it
(Da italians.corriere.it, 12/3/2017).

La RAI e i programmi in sardo

Caro Severgnini, la sede sarda della Rai reintrodurrà nelle trasmissioni programmi in “sardo”. Di quale sardo si tratti non è dato ancora sapere, ma questo darà adito a discussioni. Dato che campidanese, barbaricino e logudorese (per non parlare degli altri) sono sensibilmente differenti.

Il tutto per una regione in velocissimo spopolamento. Nessuno ha pensato che il modo migliore per tentare di salvare una lingua, è aprire il portale di Google in quell’idioma? Resta da dire che Google, in catalano, esiste già: nonostante ad Alghero, dove abito, si vanti di essere una città catalana, non so quanti sfruttino questa opportunità. Il sospetto è che la Rai, ormai superfinanziata dal canone in bolletta, cominci a spendere a vanvera. Che ne dice?
Enrico Muttoni , enrico.muttoni@alice.it

Non conosco il progetto. Mantenere la lingua sarda è importante. Spendere a capocchia sarebbe sbagliato (e la RAI ogni tanto lo fa, diciamolo).
(Da italians.corriere.it, 15/3/2017).

Se anche gli insegnanti devono imparare l’italiano

Caro Severgnini, in passato, ho gia’ affrontato l’argomento, ma per ragioni di opportunità, almeno cosi’ credo, la mia lettera non fu pubblicata. Alcune settimane fa, suscitò scalpore la notizia che, al concorso per insegnanti, la maggior parte dei candidati non abbia superato la prova scritta, spesso per errori banali di grammatica e d’ortografia. Ieri, la manifestazione di altri insegnanti e, tra i cartelli di protesta, uno con la parola “terzo” e la Z tagliata. La Z di terzo e’ aspra, ed un qualsiasi dizionario (derivando da dizione insegna anche il modo di pronunciare) mostra la differenza, La razza pesce ha le zeta tagliate ad indicare una pronuncia dolce, diversamente da razza intesa come identità biologica subordinata alla specie. Lo stesso dicasi per razzismo (nulla ha a che fare con pesce) e nazismo, contrazione di nazionalsocialismo e come tale richiedenti la zeta aspra. Insomma, nulla si fa con gli accenti tonici e troppi non sanno distinguere le e ed o aperte da quelle chiuse (la pesca frutto e la pesca intesa come attività del pescare), e’ terza persona singolare del verbo essere e perché, la prima aperta, la seconda chiusa e cos via. Purtroppo non ho gli accenti in tastiera e quindi non posso mostrarli graficamente, ma il dizionario lo fa! Da qui, il mio suggerimento di far seguire agli insegnanti, almeno a quelli delle scuole elementari ed a quelli di lettere, corsi di dizione e non solo! Qualche giorno fa, una prestigiosa firma del forse più diffuso, quotidiano nazionale ha usato “affatto” nel senso di “per niente”, quando invece significa “del tutto”. Affatto bello sta per bellissimo, non per brutto! Il sempre più frequente ricorso a termini stranieri in presenza di perfetti corrispondenti italiani ha ormai un andazzo che sembra inarrestabile, ma almeno cerchiamo di curare quel che resta della nostra lingua pronunciandola correttamente! Non e’ un problema di piccolo momento: salviamo il salvabile! Saluti,
Aldo Pittoni, priceless4427@gmail.com
(Da italians.corriere.it, 18/3/2017).

L’italiano in rete: da dove vengono tutti questi strafalcioni?

Caro Severgini, lei è un affermato giornalista e anche scrittore, ed è uno che l’italiano lo padroneggia. Io le chiedo cortesemente di dare a me e a decine di migliaia di altre persone spiegazioni su quello che sta succedendo nel mondo dei media. Ogni giorno vengono pubblicati, sulle versioni on line dei giornali, articoli i cui testi sono spesso zeppi di errori ortografici o di sintassi: solo per citare qualcosina: “aiutiamo un danese dal sole” (aiutiamo un danese a difendersi dal sole), “Isis intima le donne a mettersi il niqab” (Isis intima alle donne di mettersi il niqab), “tal dei tali deve scontare a dieci anni di prigione” (tal dei tali deve scontare dieci anni di prigione), e potrei andare avanti per ore. Anche in tv fanno disastri: giornalisti che non sanno coniugare i verbi, conduttrici di tg che commentano un discorso del Papa e dicono che ha parlato in “argentino”, oppure clamorosi e tragici errori come il conduttore che intervista un prelato a proposito del povero DJ Fabo (di cui si parla da giorni e giorni) e afferma che lo sfortunato dj era in simile situazione clinica a causa della SLA, mentre anche le pietre sanno che fu a causa di un incidente. Beppe, io non capisco. Dicono poi che gli studenti non sanno esprimersi, e ci credo, se hanno tali esempi. Spesso, sono solo gli interventi dei lettori attraverso i commenti che fanno correggere gli strafalcioni letti nei testi degli articoli, possibile che non ci sia nessuno nelle redazioni che dia uno sguardo al pezzo appena uscito? Me ne accorgo io e non un redattore? La prego, non mi dica che tutto ciò è causato dalla fretta, questa è mera e preoccupante ignoranza, approssimazione, non so come chiamarla. Ma non è un servizio per il pubblico. Ho un presentimento: arriveremo a parlare e scrivere lingue sempre più incomprensibili, per poi tornare a esprimerci a grugniti? Molti sembrano su questa strada, e lo dicono importanti studi. Lei cosa ne pensa? Cordialmente la saluto.
Mario Battara , mariobattara@gmail.com
(Da italians.corriere.it, 21/3/2017).

Studenti ignoranti? Colpa di chi insegna

E’ sembrata una novità sconcertante la lettera d’appello di 600 docenti universitari, che denunciavano l’ignoranza degli studenti dei vari atenei, che commettono sfondoni da scuola elementare. Ma, spesso, gli studenti siano ignoranti perché tali sono i loro insegnanti; nel concorso a cattedra 2016, i bocciati hanno superato il 50% dei partecipanti, e gli insegnanti, troppo spesso, vengono arruolati non tramite concorsi, ma nei modi più strampalati, anche se non in possesso del titolo specifico. L’insegnamento diviene sempre più una professione ambita solo dalle donne, per avere il pomeriggio libero, e che utilizzano il magro obolo mensile per qualche capriccetto griffato, quali consorti di coniugi dai lauti guadagni. La stragrande maggioranza dei docenti è di origine meridionale; nel Sud, una signora che possa fregiarsi del titolo di “Inzenniànde” – preferibilmente di scuole confessionali – è di grande effetto sociale. Per fare l’insegnante, i titoli di studio non bastano, se s’ignorano la didattica, la pedagogia e la psicologia dell’età evolutiva. Tanti docenti sono pigri, incapaci e incompetenti e fanno un altro mestiere, la scuola è l’ultimo dei loro pensieri. Lo stipendio dei docenti è in parte compensato dai due mesi di vacanze estive, di cui si potrebbe destinare uno all’aggiornamento obbligatorio, dirigenti compresi. Quella del docente ormai, è una professione miseranda, dove si percepiscono stipendi da operaio e si gode di un’immagine sociale infima. Molti genitori hanno reddito e posizione professionale ben superiori e pagano meglio i fattorini delle loro aziende. Purtroppo, gli insegnanti hanno contribuito ad alimentare questo clima, quando si sono opposti a provvedimenti e riforme volti ad introdurre verifiche e valutazioni e a premiare i migliori. Siccome oggi conti solo se appari in tivù, basta con i prof, tutti da Amici, all’Isola dei Famosi, al GF.
Franco Bifani , biffo45@teletu.it
(Da italians.corriere.it, 22/3/2017).

Se gli italiani imparano un inglese inventato

E’ senz’altro vero che soprattutto i giovani hanno difficolta’ a scrivere e ad esprimersi ma una cosa molto singolare e’ l’utilizzo di parole inglesi per esprimere un concetto o definire un oggetto. Dico singolare ma vorrei dire assurda, perche’ le parole inglesi selezionate hanno spesso un significato diverso. il “trolley” per esempio era la borsa della spesa con le rotelle o al massimo un carrello per servire al ristorante. Se dico negli USA che prendo il trolley e vado all’aeroporto, immaginano che c’e’ un tram elettrico che mi porta li’. Invece in Italia e’ la valigia con le ruote. Addirittura ho letto un paio di giorni fa che durante un raduno PD e’ nato “il partito del trolley”… La busta con le corde poi si chiama “shopper”…? La cosa piu’ sorprendente e’ quando sulla “27a Ora” si sono sentiti in dovere di fare chiarezza sulla differenza fra fare “coming out” (dichiararsi gay) e “fare outing” (dichiarare gay una terza persona). Il problema e’ che poi la gente utilizza questi termini all’estero, e ovviamente non vengono capiti. Quindi non solo molti hanno difficolta’ ad esprimersi in italiano, ma nel frattempo imparano un inglese inventato. Nel caso di coming out/outing, questi sono verbi, quindi non si possono utilizzate come sostantivi; inoltre sono espressioni comuni che hanno bisogno di un contesto: “John outed Frank at dinner”; vuol dire che John durante la cena ha detto o fatto capire che Frank e’ omosessuale. “Outing” normalmente si usa per “gita all’aperto”, “scampagnata” (golf outing). “Ferrari is coming out with a new model” non significa che il nuovo modello e’ gay; “Frank came out during dinner” vuol dire che Frank si e’ dichiarato gay durante la cena –
http://27esimaora.corriere.it/16_agosto_16/oltre-coming-out-rachele-bruni-diletta-lotta-naturale-contro-pregiudizi-6f871754-6384-11e6-aa60-86dd3fdb1e51.shtml
Fabrizio Leonardi, fabphila@gmail.com
(Da italians.corriere.it, 23/3/2017).

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