Mario Luzi sulla lingua

Posted on in Politica e lingue 13 vedi

Nel marzo 2003 i poeta Mario Luzi è stato nominato accademico della Crusca. Il 9 giugno dello stesso anno, in occasione della presentazione al pubblico delle nuove nomine ha pronunciato un’orazione dal titolo “Pensieri casuali sulla lingua”:

“…Popoli presi in cattività, deportati in altri territori, costretti a lasciare la propria atavica lingua per balbettare in un’altra. O anche migrazioni coatte per miseria, fame, violenza, che impongono il grave mutamento ai parlanti. L’esilio linguistico non è a mio parere più lieve da sopportarsi che quello degli affetti e del “dolce loco”. Queste lingue represse o dolorosamente ammutolite hanno però disperate insorgenze e gemono nella insonnia dei fuoriusciti: e configgono con le nuove, imposte dall’iniquità del mondo. Può essere dunque la lingua il cocente discrimine tra umiliazione e tracotanza. Può essere la lingua degli uomini ridotta a questo ufficio inumano.

La forza impositiva di una lingua è incalcolabile, come lo è la sua capacità di avventura e di incremento. La lingua italiana è, si dice, anteriore alla nazione italiana; lo è, ma solo apparentemente, perché proprio nel farsi della sua lingua nasceva la nazione italiana come sogno, miraggio, aspirazione, desiderio. Questi sono i veri stimoli e moventi dell’anima italiana: occorrono tutti quanti perché la nazione viva in noi italiani”.

(“Da Pensieri casuali sulla lingua”, 9 giugno, 2003).

[addsig]




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.