Marchionne fa l’italiano. Per Monti

Posted on in Europa e oltre 22 vedi

La Fiat conferma il proprio impegno produttivo in Italia: non solo non chiuderà nessun stabilimento, ma nel giro di pochi anni si arriverà al pieno impiego di tutta la forza lavoro. Parole di Sergio Marchionne pronunciate a margine del suo intervento al convegno “Quale futuro per l’auto in Italia”, promosso da Quattroruote al Palazzo Mezzanotte di Milano. Una dichiarazione netta per smentire le versioni di un supposto raffreddamento nei rapporti con Mario Monti, il premier “salito” in politica che ha scelto proprio una cornice Fiat – l’impianto di Melfi – per il proprio battesimo del fuoco. Poi qualche osservatore aveva intravisto nella decisione di comunicare – in piena campagna elettorale – i due anni di cassa integrazione una sorta di sgambetto all’amico, che non tanto tempo fa è stato nel cda del gruppo. Ora l’impegno inequivocabile, una specie di volata a cui seguirà, secondo i bene informati, un esplicito endorsement. «Siamo pronti a confermare tutti i nostri impegni per l’Italia. In tre-quattro anni arriveremo all’impiego pieno dei nostri dipendenti. Presenteremo 17 modelli e 7 aggiornamenti prodotti entro il 2016» ha assicurato l’ad del Lingotto.

Poi Marchionne ha commentato le dichiarazioni dei politici in merito all’annuncio dato da Fiat sulla Cig a Melfi: «Ho trovato oscene le dichiarazioni di ieri dei politici su Melfi», riferendosi la leader di Sel Nichi Vendola e al responsabile economico del Pd Stefano Fassina. Parlando poi della situazione del mercato europeo Marchionne ha affermato che chiuderà il 2013 «in linea con il 2012. Andranno bene America, Brasile e Cina». E proprio in Oriente attraverso la joint venture con Gac «potranno essere prodotte 100 mila vetture all’anno. Lo stabilimento è pronto e potenzialmente potrebbe iniziare la produzione tra 18 mesi».

E' durato oltre mezz’ora l'intervento di Sergio Marchionne, a.d. di Fiat e Chrysler, al Quattroruote Day, a margine del convegno “Quale futuro per l'auto in Italia”. Un intervento appassionato, all’insegna della speranza e dell’impegno. «Fino a oggi il mondo politico ha visto l’auto come un bacino di risorse da mungere più che un settore da valorizzare», ha esordito, «ma finalmente qualcosa è cambiato, anche a Bruxelles: si è lanciato un progetto, denominato Cars 2020, che prevede di portare il Pil complessivo del settore dal 16 al 20% entro il 2020. Un piano che vuole valorizzare il ruolo dei produttori dei componenti e che vuole rilanciare la competitività delle aziende del Vecchio Continente sui mercati extrauropei. La Fiat intende essere protagonista di questo scenario, nella consapevolezza che sia necessario affrontare le nuove sfide avvalendosi di tutti i tipi di tecnologie». «Dieci anni fa – ha sostenuto Marchionne – il mondo si era innamorato dell’idrogeno, per poi rendersi conto dei limiti e delle difficoltà di questa soluzione. Poi è stata la volta volta della propulsione elettrica: la Fiat farà la sua parte anche in questo campo, come dimostra la 500 a batterie da poco presentata a Los Angeles, ma nella consapevolezza della scarsa competitività anche di questa soluzione (perderemo 10.000 dollari per ogni esemplare venduto). Ora c’è, sulla base di diversi studi, la consapevolezza anche dei limiti ambientali della propulsione elettrica. Quello che serve è un mix di soluzioni che tenga conto anche di quelle oggi già disponibili, come il Gpl e, soprattutto, il metano. Il mercato l’ha capito: con una flessione di vendite in Europa del 7%, queste vetture sono cresciute del 26% (del 40% in Italia, contro un calo complessivo del 20%)». Ma Cars 2020, sottolinea Marchionne, ha posto un’altra pietra miliare: «la consapevolezza che gli accordi internazionali vadano discussi su basi di reciprocità, non com'è avvenuto con le Case coreane. E questo avverrà nelle discussioni in corso con il Giappone».

Il piano industriale. Passando agli orizzonti della Fiat, Marchionne ha ribadito come il piano presentato il 30 ottobre sia coraggioso: «Avemmo potuto concentrarci sulle vetture di massa e ridurre la nostra capacità produttiva, chiudendo uno stabilimento in Italia; invece, abbiamo scelto la strada più coraggiosa di avvalerci del nostro know-how nel settore delle vetture premium. Una strada più rischiosa, sconsigliataci dagli analisti, ma che permette di fare investimenti e salvaguardare l'occupazione in Italia». Quali investimenti? «Porteremo in produzione in Italia entro il 2016 17 nuovi modelli e 7 aggiornamenti di vetture attuali». Il primo passo riguarda Melfi, dove sarà un investito un miliardo di euro per produrre la 500X e la sua omologa a marchio Jeep; a fine mese verrà annunciato il piano produttivo riguardante lo stabilimento di Grugliasco (TO).

Il profilo dell’azienda. C’è una cosa di cui Marchionne è profondamente convinto: «La Fiat è molto diversa da quella che gli italiani ricordano. Se l’azienda è cresciuta e si è trasformata è per porre fine a un isolamento che sarebbe stato letale. La Fiat ha partecipato e stimolato la crescita di questo Paese: intende continuare a farlo, dopo 114 anni di storia, ma in una dimensione internazionale e globale, diversa da quella del passato».

Da: http://www.lospiffero.com 18/01/2013




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.