Marchio FATTO IN ITALIA

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© 2013 Giorgio Kadmo Pagano

Marchio Fatto in Italia

Nel 1651 venne pubblicato a Parigi il “Trattato della pittura” di Leonardo. Ad inizio volume fu aggiunta una lista di opere che possimo considerare la prima bibliografia della trattatistica d’arte europea: su trentaquattro titoli, ventiquattro sono in italiano.
Una particolarità, questa, che evidenza e testimonia dell’espansione dell’italiano come lingua delle arti nell’Europa d’età moderna. Parole come “maniera”, “facciata”, “disegno”, “ritratto” sono passate in altre lingue per definire stili, dettagli architettonici e tecniche figurative. 
Sempre dal XVI secolo la musica italiana si è diffusa in tutta Europa, i musicisti italiani sono andati a suonare e a insegnare musica in tutto il mondo. Il poeta che nel XVIII secolo ha diffuso la moda di scrivere poesie per la musica era italiano: si chiamava Pietro Metastasio. Dopo di lui, il melodramma, l’opera lirica italiana ha avuto una grande fortuna e una grande tradizione. Mozart, il grande musicista austriaco vissuto anche lui nel XVIII secolo come Metastasio, ha messo in musica tre bellissime opere liriche scritte in italiano; in più, sono in lingua italiana molte opere importanti della storia della musica, per esempio quelle di Vincenzo Bellini, Gioacchino Rossini, Gaetano Donizetti, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini. Un’altra cosa: in molte lingue del mondo, le parole che riguardano la musica sono di origine italiana. Alcune indicano strumenti musicali come il violino, il violoncello, il pianoforte (inventato da un italiano). Altre parole indicano generi di musica o di canto: ariacapricciofantasiafugasinfonia. Sono italiane anche le parole che indicano i tempi musicali, come adagioallegropresto. Infine, sono italiane le parole che indicano i tipi di cantanti lirici, come per esempio il tenore o il soprano
 
 
Perché Marchio Fatto in Italia.
Il Marchio Fatto in Italia è rivolto a tutti coloro che desiderano affermare nel mondo la peculiarità della genialità e della creatività italiana come identità linguistico-culturale.
Ho disegnato il Marchio Fatto in Italia per coloro che non:
– desiderano far divenire la produzione italiana, qualunque essa sia, solo una produzione proveniente da un’area geografica addirittura, affidata ad una lingua straniera, coloniale e linguicida come nel caso di Made in Italy;
– vogliono più, o soltanto, etichettare le loro opere, i loro prodotti, etc. in una lingua straniera, favorendo così il dominio di quei popoli stranieri sul mondo, oltre che sul proprio Paese.  
 
Perché Fatto, in Italia.
Fatto, in Italia e non prodotto, costruito, ecc. perché il FARE, secondo me, è un tutt’uno tra pensiero e azione. Sta, nelle mia idea, a testimoniare una perfetta unità tra creazione, invenzione e capacità realizzativa.
 
Il mio disegno Fatto in Italia.
Ho disegnato il Marchio con solo due segni:
– la dicitura che, graficamente, riprende le scritte che in monumenti millennari siamo abituati a vedere ovunque in Italia;
– il tricolore italiano posto intorno alla dicitura, a guisa delle, sempre belle nella loro leggerezza, buste per spedire la posta VIA AEREA. 
 
Molte grazie a Pino Caruso che per Marchiofattoinitalia.it ha voluto
registrare questo intervento a favore della pubblicizzazione in ITALIANO
dei prodotti e delle opera italiane. 
Gli spagnoli scrivono Fabricado en España.
I francesi Fabriquè en France.
I tedeschi Hergestellt in Deutschland.
I portoghesi Fabricado em Portugal.
Gli italiani Made in Italy?!



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