Manovra, nella dieta di governo sparisce anche la ‘Crusca’

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Manovra, nella dieta di governo sparisce anche la ‘Crusca’
L’Accademia compresa tra gli ‘enti inutili’ a rischio

Roma, 15 ago 2011 – Strano Paese, il nostro. L’Italia, da sempre culla della cultura e delle arti. Popolo di santi, poeti, navigatori, gli italiani. E nel governo anche di ignoranti, evidentemente. L’Accademia della Crusca, il noto istituto nato nel 1583 a Firenze, per la tutela della lingua italiana, rischia di sparire ed essere semplicemente cancellato.
Nella manovra appena pensata dal presidente del Consiglio e dal ministro dell’Economia, per ridurre i costi superflui, è prevista infatti la soppressione di «tutti gli enti inutili», ossia quelli il cui personale addetto è inferiore a settanta unità. E tra questi, c’è anche l’Accademia, che già anni fa rischiò la chiusura. Per il presidente Nicoletta Maraschio, docente di storia della lingua italiana a Firenze e presidente dal 2008 dell’Accademia, «la Crusca, insieme all’Accademia dei Lincei è l’unica Accademia pubblica italiana, che studia, tutela e valorizza l’italiano in Italia e nel mondo. Non credo che la cosa andrà avanti».
La Maraschio spiega che, quanto a costi, l’Accademia ne ha pochi, «solo 6 dipendenti», tra biblioteca e segreteria, «perché non ci possiamo permettere di assumere più persone». In più tra venti e trenta co.co.pro (i collaboratori a progetto), a seconda dei finanziamenti che arrivano alla Crusca: «chi mantiene il sito, chi digitalizza le opere della biblioteca, chi cura l’archivio, chi si occupa delle pubblicazioni». Il presidente, spiega anche che «ci sono circa sessanta accademici, illustri studiosi di tutto il mondo che – sottolinea- come me lavorano per l’Accademia senza percepire alcun compenso».
Facendo il confronto con l’Europa, visto che, a quanto detto da Berlusconi e Tremonti, «la manovra è stata imposta dall’Ue», scopriamo che in Germania, ad esempio, l’analogo Istituto per la lingua tedesca di Manneheim ha una dotazione ordinaria di circa otto milioni di euro e ottanta dipendenti. La Crusca, invece, gode di un contributo statale pari a soli duecentomila euro (per il 2011, centonovantamila, specifica la Maraschio), trasferiti dal Ministero per i Beni e le attività culturali.
Ce ne vorrebbero il doppio, spiega il presidente, «per pagare i sei dipendenti e mantenere la sede (una villa medicea), la biblioteca, il sito, formare giovani ricercatori, pubblicare libri e riviste, organizzare incontri, convegni seminari. Per fortuna quest’anno siamo arrivati alla cifra di oltre un milione di euro grazie a contributi ottenuti da enti e privati».
Vedremo quello che succederà, visto che già dalla maggioranza si sono affrettati a far sapere che la manovra sarà cambiata. Una cosa è certa: l’Alighieri non sarebbe contento di sentire dal governo «Dante? abbiamo già dato..». Già, lui sulla commedia scrisse già parecchi anni fa.

Da http://www.ilcapoluogo.com




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