Manipolazione psicologica.

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I dubbi su di sé.

Così Trump provoca “gaslight” negli elettori americani.

di Anna Momigliano.

Centinaia di linguisti americani l’avrebbero voluta come parola dell’anno 2016, anche se il termine ha le sue radici in un film degli anni Quaranta e ha assunto l’accezione attuale negli Ottanta: “gaslight” è un esempio di vocabolo che ha conosciuto una diffusione di massa solo recentemente, anche grazie ai social media. Significa “manipolare psicologicamente una persona fino a farla dubitare della propria sanità mentale”. E’ quello che accade a Ingrid Bergman in “Gaslight”, uscito in Italia col titolo “Angoscia”: il marito la fa impazzire, ripetendole che le cose che vede e sente sono “tutte nella sua testa”. L’obiettivo era fare vacillare la fiducia di lei nella propria percezione della realtà. Nel 1980 un’assistente sociale newyorchese, Florence Rush, coniò il neologismo “gaslighting” per indicare alcuni abusi psicologici e così il termine permeò la letteratura clinica. Con l’ascesa di Trump, accusato di mentire tanto spudoratamente bene da fare dubitare il prossimo della realtà, alcuni commentatori hanno rispolverato il vocabolo per indicare il suo stile. E il termine è diventato presto virale sui social network.
(Da La Lettura, (Corriere della Sera), 22/1/2017).

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