Mali, parte la missione Ue

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Il Consiglio Affari esteri dell’Ue, riunito oggi a Bruxelles, ha dato il suo via libera alla missione Eutm per l’addestramento militare delle forze armate del Mali. La missione, che dovrebbe iniziare a metà febbraio con gli uomini già sul terreno, risponde alla domanda del governo dello Stato africano e al mandato della risoluzione 2071 del consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Compito della missione sarà quello di formare e consigliare le forze armate del Mali, sotto il controllo delle autorità civili legittime, al fine di contribuire a ripristinare la loro capacità militare e di permettere loro di combattere le milizie integraliste e ristabilire l’integrità territoriale del Paese.

La missione, che risponderà politicamente al Consiglio Ue e più precisamente al Comitato politico e di sicurezza (Cops), prevede l’invio di circa 200 istruttori, più il personale di appoggio e una forza di protezione, per un totale di circa 450 persone e un costo di 12,3 milioni di ero per tutta la durata del mandato, fissata per ora a 15 mesi. L’Italia dovrebbe contribuire con l’invio di una quindicina di militari, che possono essere aumentati fino a 24. Lo stato maggiore della missione sarà stabilito a Bamako, capitale del Mali, e l’attività di addestramento si svolgerà in una base a Nord Est della città.

Da:http://www.eunews.it 18/01/2013




1 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

L'EUROPA SI STA MUOVENDO GOFFAMENTE MA ALMENO SI UNISCE CONTRO AL QAIDA<br />
di Fiamma Nirenstein<br />
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Va bene: l'Europa quando si muove non può altro che rappresentare i suoi interni pasticci, le sue infinite debolezze, la sua storia coloniale, l'interesse che sempre giace sotto ogni sua azione, l'odio franco-tedesco, il tentennamento italiano, la stizza britannica... d'accordo. Ma la serietà della situazione travalica le nostre sciocchezze, è una specie di esame di maturità che nella vita ti costringe a crescere a capire. Chi l'avrebbe mai detto che l'Europa, e la Francia in primis, campionessa di politically correct, avrebbe finalmente osato pronunciare l'espressione «estremismo islamico» senza limitarsi a tremare, senza accontentarsi di velarlo di parole che lo allontanano da noi. Invece è accaduto: lo jihadismo ci minaccia, è una guerra, Al Qaida è pericolosa perché se si impossessa di uno stato può conquistare l'Africa e può organizzare il terrore a casa nostra, in Europa. I qaedisti che minacciavano, o minacciano, di estendere il loro regno dal nord al sud del Mali, fino a Konna e poi a Mopti e poi alla capitale Bamakò, se avessero avuto, se avessero successo, nella loro operazione compiuta non solo con forze autoctone ma anche con lo strisciante esercito jihadista africano e mediorientale, avrebbero modo non solo di stabilire una pesante dittatura della Sharia (lo raccontano i 92mila profughi a Mbera in Mauritania che i quaedisti «impongono la sharia sulla punta del fucile sui musulmani maliani») ma di usare le loro conquiste per una grande operazione di dominio territoriale. Come dice il loro padre spirituale Al Banna nel 1928: «L'Islam deve per sua natura estendere la sua legge su tutte le nazioni e il suo potere sull'intero pianeta». Questo è il disegno qaedista, condiviso da gruppi algerini, dell'Arabia Saudita, del Kuwait, del Sudan, della Somalia, dell'Oman, della Giordania... la loro forza si è enormemente espansa nella confusione delle Primavere Arabe dominate dai Fratelli Musulmani, e nella nostra debolezza. Il Mali è apparso un boccone facile, e invece, com'è come non è, l'Europa si è svegliata. Non tutta, non bene, ma comincia a capire qualcosa. Quando il leader dei miliziani algerini (di ascendenze afghane) Mokhtar Belmokhtar chiede il rilascio di due superterroristi globali di Al Qaida ci parla delle ambizioni globali del suo movimento, e della sua forza. Stai a vedere che lo abbiamo quasi capito.<br />
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Il Giornale, 21-01-2013

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