Ma sui brevetti la City vorrebbe andare verso la Corte europea.

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Il Paradosso.

Ma sui brevetti la City va verso la Corte europea.

di Laura Cavestri.

Fuori dalla Ue. Senza se e senza ma…anche no. La piccola `partita” del futuro Tribunale europeo dei brevetti è un minuscolo segno di una sindrome bipolare che rischia di allargarsi.
Per partire, il Tribunale unificato – che avrà competenza esclusiva su tutte le cause di contraffazione sui vecchi e i nuovi brevetti europei – deve (per accordo istitutivo) essere ratificato da 13 Paesi europei (siamo a11), tra cui quelli che ne ospiteranno le sedi principali (Parigi, Monaco e Londra). Quindi, anche il Regno Unito, che ha già fatto ufficialmente sapere che ratificherà entro l’estate. Così potrà chiudere anche la Germania. E dopo un periodo tecnico di 3-4 mesi, entrare in funzione per fine anno.
Tuttavia, alle cause sarà obbligatorio applicare il diritto Ue e per fare appello, le aziende (britanniche comprese) dovranno andare sul “continente” a quella stessa Corte di Giustizia a Lussemburgo, dalla cui giurisdizione il premier Theresa May, ieri, ha detto di volersi separare. In più, con il resto dei Paesi Ue, Londra dovrebbe finanziare il suo funzionamento e rispondere economicamente di eventuali errori giudiziari. Con giudici inglesi chiamati ad applicare il diritto Ue in una sorta di “zona franca”. Difficile. Per ora sembra più il tentativo di `Piantare più paletti” possibile in vista del negoziato. A meno che la Germania decida di non chiudere il cerchio e congelare il suo sì peri anni. Il “boccino”,per ora, resta a Berlino.
(Da Il Sole 24 Ore, 18/1/2017).

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