Ma l’Europa non ci lasci più soli

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2/12/2004, Corriere della Sera, pag. 13

«Ma l'Europa non ci lasci più soli»

Il cardinale Husar.• «Attenti, i nostri governanti vogliono solo che la gente si stanchi»

ROMA – «Condivido la fiducia del popolo in Viktor Yushchenko e ho una ragionevole speranza che l'aiuto della comunità internazionale, che finalmente è arrivato, eserciti tutto il suo influsso. Ma ho anche paura di quello che potrebbero escogitare i nostri governanti, che rappresentano l'ultimo baluardo della vecchia scuola sovietica»: così riassume i suoi sentimenti il cardinale Lubomyr Husar, arcivescovo maggiore di Leopoli e massima autorità cattolica in Ucraina, che è appena arrivato a Roma.
Eminenza, ha appuntamento con il Papa?
«Non ancora, ma spero di poterlo incontrare, per riferirgli la nostra percezione della situazione. Ha già invitato due volte a pregare per la nostra patria e sono convinto che una conoscenza diretta dei fatti potrebbe aiutarlo a dare maggiore forza al suo appello. Il Santo Padre comprende la nostra situazione, che non è dissimile da quella vissuta dalla sua Polonia, nel momento del grande cambiamento».
Qual è il cambiamento che voi aspettate?
«Che arrivi un governo intenzionato davvero a servire il popolo. Un governo che condivida il desiderio di verità e di pulizia che il popolo ha in sé e che fino a oggi non è stato soddisfatto. Nessuna sogna mutamenti epocali da realizzare a breve, ma l'avvio di un cammino di speranza e dei veri passi – anche se piccoli – verso la democrazia».
Yushchenko può fare questo?
«La sua forza è nella fiducia che la gente ha in lui e che lui ha saputo meritare con la sua storia di uomo politico. Lo conosco abbastanza per poter dire che quella fiducia è ben posta. Certa non è un angelo, ma parlando con lui e ascoltando quanto di lui si racconta mi sono convinto che si tratta di una persona retta, che davvero ama la patria e il popolo».
Diceva che l'aiuto della comunità internazio. nale è arrivato tardi…
«Lungo gli ultimi anni eravamo come abbandonati a noi stessi. Ma infine l'opinione pubblica e i governi si sono mossi, quando hanno visto la gente in piazza e a noi è venuta una forza straordinaria, da questa partecipazione dell'Europa e degli Usa al nostro destino. Le ultime buone notizie – che si profila un accordo per la ripetizione del ballottaggio – non le avremmo avute senza quell'aiuto».
Che cos'è che il mondo fa più fatica a capire?
«Il fatto che non è, la nostra, una disputa tra due uomini! Si tratta del conflitto tra un sistema immorale di dominio politico e una prospettiva democratica di moralizzazione. Sotto la spinta della folla che è scesa in piazza questa verità profonda si sta svelando. Ciò che era nascosto sta uscendo alla luce del sole. Siamo come sospinti da una valanga di testimonianze sull'immoralità dei nostri governanti».
Che idea si è fatto delle loro intenzioni?
«Non hanno interesse a una mediazione, ma soltanto a una continua dilazione, in modo che la gente si stanchi e abbandoni la piazza. Noi dobbiamo evitare che questa loro tattica abbia successo. Ma si può capire che giochino tutte le carte, perché è in gioco la loro fortuna economica e anche la loro libertà personale: sanno bene che rischiano la galera. Si stanno giocando tutto. E dicono menzogne, secondo l'insegnamento della
vecchia scuola a cui si sono formati, senza neanche avvedersi – io credo
– che si tratta di menzogne».
Che dice, eminenza, dei manifestanti?
«C'è qualcosa di stupendo in questa folla che presidia la piazza e organizza i turni e dice: duri anche un mese, da qui non ci muoveremo. Non c'è parola o atto di violenza, in loro. La loro è una manifestazione di fiducia nelle risorse della patria. Da qui il carattere festoso, veramente popolare e solidale, di quell'assemblea ininterrotta. Chi porta il mangiare lo offre anche ai sostenitori dell'avversario. Le due parti fraternizzano e la parte sana cresce ogni giorno».
E' anche un popolo che prega…
«E' una continua preghiera, come già si era visto ai cantieri di Danzica. Non so se nell'Europa occidentale ci sarebbe tanta preghiera, se capitasse qualcosa di simile a quanto stiamo vivendo noi. E la gente è convinta che Dio stia rispondendo alla sua preghiera. Lo vede nel fatto che tutto avviene senza violenza, ma lo vede anche nell'aiuto internazionale, superiore a ogni aspettativa e nell'appoggio che ci viene dai media di tutto il mondo, che raccontano la nostra lotta».

Luigi Accattoli

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