Ma la Germania punta i piedi: non un altro euro per il salva-Stati

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Nuovo Trattato, gli sherpa dei Ventisette si riuniranno di nuovo giovedì

Ma la Germania punta i piedi: non un altro euro per il salva-Stati

Dal cancelliere nessuna apertura neppure sugli eurobond

BRUXELLES – Rinsaldato l`asse con Nicolas Sarkozy, Mario Monti mercoledì affronta la tappa più difficile del suo tour europeo nell`incontro di Berlino con la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Nonostante la crisi della zona euro non accenni a regredire, con conseguenze anche sulla crescita
economica della Germania,dentro il governo Merkelcontinua a prevalere la linea della fermezza. A Parigi, il presidente del Consiglio ha chiesto agli altri paesi europei, e in particolare alla Germania, di fare la loro parte per adottare «decisioni rapide», dopo che l`Italia ha compiuto uno sforzo «senza pari tra i paesi membri dell`Unione europea». Ma sui principali dossier che Monti sta spingendo in Europa – rafforzamento del fondo salva-Stati, nuovo trattato per la zona euro, Eurobond – Merkel non sembra intenzionata a muoversi.
Sul fondo salva-Stati i tedeschi «non metteranno un centesimo di più», spiega Markus Ferber, europarlamentare della Csu, il partito cristiano-democratico bavarese, gemello della Cdu di Merkel. Al Consiglio europeo di dicembre, i leader si erano impegnati a rivedere in marzo il tetto di 500 miliardi del Meccanismo europeo di stabilità, il fondo salva-Stati che a luglio dovrebbe sostituire la Facility europea di stabilità finanziaria, le cui risorse attuali sono insufficienti a soccorre Italia e Spagna. Ma, in più occasioni, Merkel ha assicurato ai suoi parlamentari che metterà il veto a qualsiasi proposta che, implichi un aumento degli stanziamenti o delle garanzie finanziarie di Berlino. Anzi, la cancelliera intende usare il Meccanismo europeo di stabilità per costringere gli altri paesi a ratificare rapidamente il nuovo trattato per rafforzare la disciplina di bilancio della zona euro, che si sta negoziando a Bruxelles.
Sul trattato l`Italia ha ottenuto un piccolo successo con regole più flessibili sul debito che eccede il 60 per cento del Pil. Nelle trattative di venerdì lo sherpa tedesco non ha obiettato a inserire un riferimento al «Six Pack» sulla governance economica, permettendo così di rinviare al 2014 il rientro dì un ventesimo dell`extra-debito, di tenere conto di una recessione e di far valere tutti i «fattori rilevanti», come il risparmio privato e la sostenibilità del sistema pensionistico. Tuttavia, nella seconda bozza di trattato redatta dal presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rornpuy, la Germania e riuscita a estendere la competenza della Corte europea di giustizia a tutto il «Fiscal compact» – le nuove norme su deficit e debito – e non solo alla «regola d`oro» del pareggio di bilancio da iscrivere nelle costituzioni nazionali.
La trattativa è ancora aperta. Gli sherpa torneranno a riunirsi giovedì, appena dopo l`incontro tra Merkel e Monti. Lunedì la cancelliera vedrà anche Sarkozy. I tre si ritroveranno a Roma il 20 gennaio per preparare il Vertice europeo straordinario di fine mese.
Monti tornerà a fare pressioni per escludere la spesa per investimenti dalla «regola d`oro», ma Berlino è riuscita a parare l`offensiva. In realtà, con un colpo di mano al Vertice del 9 dicembre. la Germania ha irrigidito ulteriormente le regole sul pareggio di bilancio: se nel «Six Pack» entrato in vigore a dicembre il margine di tolleranza poteva arrivare all` 1 per cento di Pil, nel «Fiscal Compact» è limitato allo 0,5 per cento. La Germania inoltre insiste per un emendamento pericoloso in caso di ulteriore peggioramento della crisi per Italia e Spagna: far partire il Meccanismo europeo di stabilità solo quando il nuovo trattato sarà entrato in vigore e concedere aiuti solo a chi lo ha ratificato.
Quanto agli Eurobond, per Merkel «sono una linea rossa invalicabile», spiega una fonte tedesca: «Almeno fino alle elezioni legislative del 2013 non ci saranno aperture». Un`altra linea rossa è costituita dal potenziale rafforzamento del ruolo della Banca centrale europea nella crisi, che alcuni partner europei chiedono di trasformare in prestatore di ultima istanza dei governi. Il problema è che l`intransigenza di Merkel paga politicamente ed è necessaria a tenere unita una coalizione sempre più euroscettica. Nonostante una serie di crisi interne – lo scandalo del presidente Christian Wulff, ii tracollo nei sondaggi dei liberali della Fdp, alleati di coalizione – la popolarità di Merkel rimane alta. La Fdp, la Csu e una fetta consistente della, Cdu sono per la linea dura con i paesi in difficoltà. «Se la. Grecia lasciasse (l`euro) non arrecherebbe danni o distruzione all`integrazione europea», ha detto ieri Hors Seehofer, il leader della Csu bavarese. «Cacciare» i paesi che violano le regole «potrebbe essere un termine crudo, ma la rimozione in ultima istanza deve essere possibile».

di DAVID CARRETTA
Il Messaggero, pag. 7
08/01/2012




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