L’unità d’Italia secondo La Capria

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IL PATRIMONIO DELL’ ITALIA

Usando bene la nostra lingua mi sembra di rifare l’ Unità

di Raffaele La Capria

«Ogni volta che riesco a comporre una frase ben concepita, ben calibrata e precisa in ogni sua parte, una frase salda e tranquilla, nella bella lingua che abito, e che è la mia patria, mi sembra di rifare l’unità d’Italia e insieme di rendere omaggio al sublime lascito dei patrii numi». «Voi c’ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospiri ond’io nudriva il core / in sul mio primo giovanile errore / quand’ero in parte altr’uom da quel ch’io sono». Ogni volta da questi versi di Petrarca, io mi lascio incantare. Non so sottrarmi al fascino che esercita su me la lingua italiana, anche perché so quanto è difficile praticarla, e certo anche per questo amore della lingua, non capisco chi dice, come molte volte ho sentito: mi vergogno di essere italiano. Quando lo sento dire alla mia disapprovazione si aggiunge un senso di ribellione. Ti vergogni? Ti vergogni di Leonardo, ti vergogni di Michelangelo? Di Antonello? Di Caravaggio? Ti vergogni di Dante e di Petrarca, dell’Ariosto e di Leopardi? Di Galileo, di Vico, di Machiavelli? E quando senti la musica di Vivaldi, il brano di un’opera di Puccini, o Il coro dei Lombardi di Verdi, questa musica non ti dice niente? Non senti che essere italiano fa parte di tutto questo? Dici che la mia è solo retorica, e che tu ti vergogni del malcostume e di come funziona male la nostra democrazia? Allora fai qualcosa, datti da fare per migliorarla. Essere italiano non riguarda solo la democrazia, il Risorgimento, e tutte le anomalie che puoi legittimamente criticare, ma è qualcosa che supera le storture della nostra storia e le trascende. È retorica per te la lista dei Grandi che potrei allungare ben oltre quella che ho fatto? Non rappresenta l’Italia? L’Italia tutta, dal Nord al Sud? E non esprime qualcosa di superiore, che si fonde in una comune idea di Bellezza che è solo nostra, di una Bellezza Italiana, diversa da ogni altra? Che abbiamo distribuito a piene mani in Europa e nel mondo? E quando te ne vai in giro per il nostro Paese non ti commuovono i luoghi e i paesaggi, le chiese e i monumenti? E quando tu entri in una delle cento città che sono in se stesse un’Opera d’Arte, come Venezia, cosa provi? E le bellissime piazze, che scopri arrivando da una stretta stradina e che ti si aprono all’improvviso in tutta la loro magnifica scenografia? Ti è mai capitato di trovare nella chiesa di un paesino, un capolavoro, ricordato in ogni Storia dell’Arte? E le solenni rovine, Pompei, Paestum, il Foro, le testimonianze del passato che spuntano da ogni parte, non ti dicono nulla? Lo Stato che non funziona, la Nazione divisa, sono la conseguenza di una storia infelice, lo so, ma parallela a quest’ altra che sto rivendicando, che anch’essa ha lasciato segni. I Grandi che ho nominato, quelli che hanno fatto l’Italia com’ è, innalzando cupole e chiese, inventando l’opera buffa e il melodramma, si sono manifestati e rivelati al mondo quando, distratti dall’Italia del proprio tempo, si sono rifugiati nel sogno della propria Opera. Essi sapevano che l’Italia era una «nave senza nocchiero e in gran tempesta», ma col tempo quello che crearono si rifletté sul Paese tutto, gli diede un’anima, e «Viva Verdi», per me vuol dire ancora «Viva l’Italia». Nel tempo delle guerre fratricide, quando Firenze era in lotta con Arezzo, e Pisa con Siena, quando a ondate successive gli eserciti di Carlo VIII, di Luigi XII, di Francesco I portavano morte e desolazione, e i lanzichenecchi profanavano le chiese di Roma, loro, i Grandi Maestri, lavoravano solitari e davano così al nostro devastato Paese la dignità che aveva perduto. E mentre il sangue scorreva fuori nelle strade – io immagino – Piero in San Francesco dipingeva la battaglia di Cosroe eternandola nella calma luce imparziale che lui stava scoprendo; e a Roma Michelangelo, disteso sul dorso, dipingeva un Adamo uscito dal suo pennello come dal dito di Dio. Anche in anni non lontani, dopo la guerra, dalle rovine fumanti nacque come per miracolo un nuovo modo di fare il cinema e Rossellini, De Sica e i registi del neorealismo svelarono al mondo qual era la vera Italia. Questa è la storia d’ Italia che io così mi racconto… Tu dirai che è retorica. Ma l’ talia, per me è un sentimento. Per me dire Italia, essere italiano, vuol dire tutto questo.
(Dal Corriere della Sera, 17/1/2011).




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