L’UNIONE FEDERALE E’ L’UNICA SALVEZZA MA BERLINO PERDE TEMPO

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"L’UNIONE FEDERALE E’ L’UNICA SALVEZZA MA BERLINO PERDE TEMPO"

di Stefano Montefiori

Daniel Cohn-Bendit, che ne pensa dell’ultimo vertice a Bruxelles? Il peggio è passato, come dice il presidente Hollande?
«C’è qualche passo avanti, ma finché non si aggredisce il problema di fondo, e cioè che una moneta unica senza uno Stato unico non funziona e non funzionerà, resteremo nel pantano. Lo sanno tutti, anche i capi di governo dei Ventisette che continuano a riunirsi e a condurre la politica dei piccoli passi».
Cohn-Bendit, 67 anni, veterano del Parlamento europeo (è deputato dal 1994), ha da poco abbandonato gli ecologisti francesi perché contrari al Trattato di bilancio, dichiara di non sentirsi «né di sinistra né di destra, le etichette mi hanno stufato», e con l’ex premier liberale belga Guy Verhofstadt ha appena scritto il libro-manifesto in sei lingue «Per lEuropa» (Mondadori) nel quale invoca una «rivoluzione post nazionale» che possa condurre all’Unione federale, «unica salvezza possibile».
Anche la cancelliera Angela Merkel dice che bisogna lavorare per l’Unione politica.
«Sì ma poi nella pratica non fa che perdere tempo, che nella sua ottica è tempo guadagnato. Ormai è chiaro che fino al settembre 2013 siamo fermi o quasi, Merkel ha dei problemi nella sua coalizione con i liberali e punta tutto sulle prossime elezioni e il nuovo governo, magari con i socialdemocratici, che potrebbe scaturirne».
Colpa della Germania?
«Diciamo che il governo di Berlino comincia a diventare irritante, perché non ha coscienza dell’urgenza della situazione per la Spagna o l’Italia in questo momento. Merkel agisce in modo da aggravare la posizione sul mercato degli Stati più in difficoltà».
La Spagna prima della fine del 2013 non potrà godere della ricapitalizzazione diretta delle banche.
«E l’argomento implicito di Merkel è che la Bce funzionerà comunque da ponte. C’è molta ipocrisia perché finora la Germania ha ripetuto che la Banca centrale europea non doveva oltrepassare le sue prerogative, e invece di fatto lo sta facendo e lo farà sempre di più».
Quanto all’integrazione politica non è che la Francia mostri maggiore dinamismo, anzi negli ultimi mesi Hollande è sembrato frenare ancora di più.
«Ma era un modo per restare attaccati ai problemi urgenti».
Quando Merkel parla di Unione politica lo fa per mandare la palla in tribuna?
«Beh, che senso ha riempirsi la bocca di federalismo europeo e nello stesso tempo fare una battaglia contro gli eurobond? Gli Stati Uniti d’Europa non si possono fare dalla sera al mattino, la Germania li ha tirati fuori in momenti inopportuni, per guadagnare tempo. Finora Hollande, Monti e gli altri hanno cercato di mantenere la pressione sulle misure tecniche necessarie per salvare l’euro. Adesso si può cominciare a pensare a uno scenario di medio-lungo periodo».
Hollande venerdì ha parlato del 2014, anno di elezioni europee, come del momento chiave per l’Unione politica.
«E un’apertura importante, e fa benissimo il premier italiano Mario Monti a insistere con l’idea di un grande vertice, a Roma, per rilanciare l’idea di Europa unita e per contrastare l’euroscetticismo. E’ giunto il momento in cui Francia e Italia possono andare a vedere le carte della Merkel. "Vuoi l’integrazione politica? Benissimo, anche noi, facciamola". Vediamo se è un bluff oppure no».
E la Gran Bretagna? Sembra sempre più tentata di andarsene.
«Non possiamo vivere sotto l’eterno ricatto di Cameron. Vogliono abbandonare? Prego, have a good time, buon divertimento».
Che tipo di accoglienza sta ricevendo il manifesto che lei ha scritto con Verhofstadt?
«In Germania Die Zeit ci ha appena trattato da pericolosi rivoluzionari, stiamo rispondendo. Dicono che siamo velleitari, al contrario penso che l’Europa è spacciata se non torniamo a parlare di sogno europeo, se ci limitiamo a parlare di contabilità. L’Europa deve recuperare credibilità democratica, bisogna dare un senso vero, un potere reale al Parlamento europeo. Il mio discorso è molto concreto, non sono affatto un idealista. Se l’euro crolla siamo spacciati, e l’euro crolla se non c’è, almeno in prospettiva, un’Unione federale con basi democratiche, non affidata ai burocrati».
Quali potrebbero essere le tappe per arrivarci?
«Abbiamo lanciato una proposta concreta proprio per aprire la discussione. Il Parlamento europeo eletto nel 2014 potrebbe autoproclamarsi come costituente in accordo con il Consiglio europeo, trasformatosi nell’altra camera legislativa sul modello del Senato americano (composto dai rappresentati dei singoli Stati, ndr). Quel Parlamento dovrebbe redigere una nuova Costituzione per un’Unione federale, un testo breve da approvare tramite referendum a doppia maggioranza (degli Stati e dei cittadini). Non bisogna avere paura, così non possiamo restare. O andiamo avanti o torniamo indietro, e addio Europa».
(Dal Corriere della Sera, 21/10/2012).




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