L’Ue vuole le tasse di Amazon

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“E’ un problema che va affrontato”, assicura Joe Costello, ministro irlandese del Commercio e, per i prossimi sei mesi, presidente di turno dell’Unione europea. Ce l’ha con le imprese del commercio online che pagano meno tasse di quello che dovrebbero, le varie Amazon che hanno vendono libri in un paese e versano le imposte (pochissime) in Lussemburgo, nelle isole della Manica o nella stessa Irlanda. E’ una questione che fa infuriare i concorrenti come gli Erari di mezza Europa. “E’ legale – ammette Costello – ma minon pare tanto etico”.

Sistema semplice. La società che commercia via Internet libri e dischi ha la sede operativa in un semi paradiso fiscale e i depositi nei diversi mercati dove è presente. Voi comprate un libro in Italia e loro ve lo mandano dal nostro paese. In realtà. La transazione vien però effettuata con una società di diritto lussemburghese, o altro, che dunque pagherà poco pegno alò Granducato e quasi nulla al ministero delle Finanze.

Il parlamento europeo ha sollevato la questione. Anche i liberisti inglesi lo hanno fatto. Del resto non solo è una pratica che rappresenta un minor gettito, ma è una concorrenza potenzialmente sleale nei confronti dei dettaglianti. Che chiudono “Se non interveniamo, saranno i cittadini a costringerci a farlo”, insiste Costello. Che poi vive in Irlanda, dove una tassa secca del 12,5 per cento sulle imprese, parecchio contestata nel resto dell’Ue.

Il ministro ha spiegato a La Stampa che bisognerebbe anzitutto confrontarsi con i diretti interessanti. Vedere quali sono le vie di uscita che proteggano i consumatori, il getitto e la libera impresa. In Irlanda hanno un problema serio con Google. “Loro ci dicono che creano occupazione e che pagano le tasse; non pensiamo non sia abbastanza”. Il colosso americano, precisa, versa appena i 2 per cento al fisco. Poco davvero. Soprattutto in tempi di cresi e mentre si chiedono sacrifici ai contribuenti.

Detto che la questione non è stata ancora definita dal governo di Dublino, Costello ritiene che possa essere il caso di alzare il livello del dibattito a Bruxelles. “E’ una questione che riguarda tutti”, argomenta. Come dire che l’Europa ha fatto la legge che ha permesso di trovare il buco. Adesso sarà meglio che disegni una via per chiudere la falla. Basta chiedere al Consiglio di incaricare la Commissione di studiare il caso e proporre un rimedio. Il parlamento non attende altro. “E’ anche una questione etica”, ripete Costello. Davvero. Però servono i fatti.

Da: lastampa.it

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