L’UE: L’Italia continui a risanare i conti

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La frase chiave che per il futuro dei conti pubblici italiani è breve, ma offre il fianco a numerose interpretazioni. «La continuità è molto importante per la politica di bilancio», dice Olli Rehn, commissario Ue per l'Economia. E` un'affermazione che premia gli sforzi del governo, perché sottolinea che in questo momento il Bel Paese è «sulla strada della sostenibilità», però è al contempo un modo per dire che il rischio di sbandamento non è scongiurato, il che vale per chi è a Palazzo Chigi oggi e per chi ci arriverà in primavera. «E`importante e essenziale – insiste il finlandese – che si mantenga la tendenza nel garantire la tenuta fiscale».

Il Rapporto sulla Sostenibilità pubblicato ieri dalla Commissione Ue dà atto a Roma di aver fatto parecchio. Secondo Bruxelles «non risulta che l'Italia debba confrontarsi con un rischio di stress di bilancio nel breve termine». Sembra un gioco di parole il fatto che il pericolo di un disequilibrio
«sia medio nel medio termine e basso del lungo».

Significa che i conti sono in sicurezza, eppure ci sono margini per sforare, qualora non «si realizzi pienamente l'ambizioso piano-di consolidamento fiscale e si mantenga un surplus primario costante sui livelli promessi». Il dato strutturale stimato è del 5 per cento per il 2014 (media Ue, 1,2 per
cento): «Tutto quadrerà solo se sarà mantenuto anche oltre». Uno sforzo non poco, sia chiaro.
Ecco la linea. «Una forte determinazione è richiesta per evitare scostamenti», scrive il rapporto. «I rischi sarebbero molti più alti se si ritornasse a un avanzo primario strutturale sui valore di media del 1998-2012» (era 1,8 per cento).

Pertanto, «l'attenzione deve essere risolutamente mirata ad attuare le misure che favoriscono la sostenibilità e riduco il debito pubblico». Il quale, si ricorda, è stimato al 126,5% del pil nel 2014. Un numero stellare, doppio rispetto a quello di riferimento Ue, che dà senso all'esigenza europea di usare bastone e carota. L'aumento dei costi per l'invecchiamento della popolazione è dovuto principalmente alla spesa sanitaria e assistenziale (+1,6% nel 2010-260 contro la media Ue del 2%), mentre il rapporto spesa pensionistica/pil «dovrebbe ridursi grazie alle forti misure di riforma attuate nel settore delle pensioni più recentemente nel 2011».

E' un punto per Palazzo Chigi. Considerando tuttavia la spesa addizionale per Sanità e assistenza dovuta ai fattori non demografici, «il costo dell'invecchiamento è più elevato: +1% del pii ». Il differenziale di sostenibilità della finanza pubblica in tale scenario diventa negativo.

Bruxelles invita a tenere alta la guardia, anche in attesa delle nuove regole di coordinamento delle politiche di bilancio e gli interventi sulla competitività. Vorrebbe fare di più anche per le banche, elemento chiave per la stabilità del sistema dei capitali. Non è possibile. La presidenza cipriota che guida l'Ue fino a dicembre, ha ammesso l'impossibilità di programmare una riunione fra Consiglio, Parlamento e Commissione per chiudere l'accordo Ue sull'applicazione delle norme di Basilea III per la sicurezza patrimoniale del credito, che non potranno quindi entrare in vigore come auspicato il primo gennaio.

A bloccare il dossier anche la questione dei bonus ai banchieri, che gli eurodeputati vorrebbe più bassi rispetto a quanto chiesto dagli stati membri. L'intesa dovrebbe essere chiusa in gennaio. Si spera.

(Da: La Stampa, 19/12/2012)




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