Londra, lloyds Bank finanziò il dittatore del Sudan Bashir

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Nove miliardi versati al regime di Karthoum. La banca (semipubblica) smentisce
Londra, lloyds Bank finanziò il dittatore del Sudan Bashir
Francesca Marretta, Liberazione 19.12.2010, p.6

Dispacci diplomatici Usa classificati, svelati da Wikil.eaks, raccontano che il presidente sudanese Omar al-Bashir, ha occultato all`estero circa 9 miliardi di dollari. Lo dice il procuratore della Corte penale internazionale dell`Aja – Cpi, Luis Moreno Ocampo. In un cablogramma diplomatico Made in Usa si legge: «Sto indagando sugli aspetti finanziari ad abbiamo informazioni sul danaro di al-Bashir. Posso confermare che si tratta di 9 miliardi di dollari». E` una delle frasi pronunciate dal procuratore della Cpi, secondo cui, la britannica Banca Lloyds, istituto di credito parzialmente nazionalizzato, potrebbe custodire parte di questo danaro o sapere dove è nascosto il malloppo.
Quando ieri sono circolate notizie sul coinvolgimeto dei Lloyds di Londra con al-Bashir, che ha il primato di essere l`unico capo di Stato in carica incriminato dalla Cpi per crimini di guerra e contro l`umanità commessi in Darfur e genocidio, la banca ha subito smentito, sottolineando che «la politica del gruppo è di rispettare le leggi e le regola-mentazioni di tutte le giurisdizioni» in cui operia.
Poi, lo stesso Ocampo, che si è occupato dei movimenti di danaro riconducibili al Presidente sudanese durante le indagini in seguito alle quali quest`ultimo è stato incriminato, ha chiarito di non avere la certezza che i soldi si trovino a Londra. Intervistato dalla Bbc, Ocampo ha detto che, avendo la banca britannica, interessi legati al governo sudanese, per il quale gestisce diversi conti, la stessa potrebbe
essere in grado fornire informazioni sui movimenti del danaro che avrebbe lasciato il Sudan per destinazione ignota.
«Purtroppo i soldi non si trovano nel Regno Unito», ha detto ieri il procuratore, «ed è un peccato, perchè, in tal caso, sarebbe facile bloccarli. In alcune banche britanniche vi sono conti intestati al governo sudanese, ma quelli personali del Presidente al-Bashir sono altrove».
In Sudan le rivelazioni di Wikileaks hanno provocato una levata di scudi contro Ocampo dagli stessi toni ascoltati ai tempi dell`incriminazione del Presidente. «I tentativi di diffamare Omar al-Bashir e il Sudan fanno parte dell`agenda politica di Ocampo e sono chiaramente legati a sentimenti anti-arabi e di islamofobia», ha dichiarato il portavoce del governo di Khartoum Khalid al-Mubarak. Nove miliardi
di dollari equivalgono a un decimo del reddito nazionale sudanese. Nonostante le ingenti risorse petrolifere, il Sudan, maggior paese africano per estensione, è tra i più poveri al mondo in termini di reddito pro-capite della popolazione. Nella classifica internazionale della povertà, solo altri quindici paesi sono messi peggio. Se fosse provato che al-Bashir ha nascosto tutti quei soldi in banche estere, come dice Ocampo, almeno un aspetto positivo emergerebbe.
Il danaro potrebbe essere usato per risarcire le vittime dei crimini per cui è accusato il presidente sudanese. Ne è convinto il responsabile per il diritto internazionale dell`Organizzazione per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch – Hrw.
Altre rivelazioni di Wikileaks che hanno a che fare con interessi legati all`oro nero sudanese, dicono che la Cina, primo partner commerciale di Khartoum, nel settore petrolifero (e degli armamenti) fu sorpresa dall`appoggio fornito dalla Francia all`incriminazione di al-Bashir da parte della Cpi, avendo Parigi interessi economici in Sudan con la Total.
Ed è sempre Wikileaks a svelare l`arcano. La Francia sarebbe stata a favore della condanna ad al-Bashir perchè convinta che sanzionare i crimini in Darfur (regione occidentale del Sudan) fosse il solo modo per proteggere i propri interessi, scoraggiando cattive intenzioni verso la ripresa del conflitto tra il nord e il sud del paese, dov`è custodita la maggior parte delle riserve di petrolio.




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