Londra licenzia Bruxelles il giorno del Trattato di Roma

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L`infausto anniversario
Londra licenzia Bruxelles il giorno del Trattato di Roma
NICHOLAS FARRELL

Libero Quotidiano | 03/02/2017

Abituata da decenni a fare la prepotente con i popoli europei, ora l`eurocrazia si è ridotta a fare la vittima di un popolo in particolare. Mi riferisco sì, a quel bastardo, cioè il popolo britannico. Il Premier inglese Theresa May vuole mettere in moto la Brexit appena possibile e sta pensando – così gira voce a Londra – di presentare a Bruxelles la notifica formale che attiva il meccanismo d`uscita il prossimo 25 marzo. Ieri, il governo ha pubblicato un libro bianco – la bozza della legge che applicherà la Brexit. Fare così sarebbe «un atto di guerra!» all`Unione europea strilla uno dei fedeli più succubi del progetto infernale – cioè Paolo Gentiloni – secondo fonti vicine all`ennesimo Premier italiano non eletto. A mio umile parere, invece, sarebbe più azzeccato definire la notifica dalla parte della Maya lorsignori di Bruxelles quel giorno lì «il colpo di grazia». Fatemi spiegare p erché.A1la gente normale la data – il 25 marzo – non dice nulla ma ci dicono che fu proprio quello il giorno glorioso nel 1957 che i suoi padri fondato- ri firmassero il trattato di Roma la Comunità economica europea. Ciò che iniziava come un semplice mercato di libero commercio fra sei nazioni sovrane, Italia compresa, poi si trasformò furtivamente negli anni nell`aspirante Stato so vranazionale di oggi, ovvero Torre di Babele. Per l`euro-casta i160° anniversario di quel giorno fantastico è da commemorare e festeggiare alla grande – un giorno in cui si proclamano ad alta voce le meraviglie dell`Ue e si sventola la sua bellissima bandiera blu in piazza. Un giorno insomma in cui sarà verboten parlare della maledetta moneta unica e di tutte le sue atroci conseguenze, della maledetta moneta unica o – naturalmente – della Perfida Albione e della Brexit. Margaret Thatcher sarebbe stata veramente fiera, ne sono convinto, di Theresa May, che si sta muovendo in una maniera astuta e determinata per rendere effettiva la volontà dei 17,4 milioni di inglesi (il 52% di quelli che hanno partecipato) che hanno votato a favore della Brexit lo scorso giugno nel più grande esempio di esercizio democratico mai visto nella storia inglese.
Ci sono tanti ostacoli difficili già superati e ne rimangono tanti altri ancora da superare. Ma questa settimana ho capito per la prima volta che la Brexit si farà e sarà una Brexit “hard” (dura) – fuori del mercato unico, fuori di tutto. Mi fa pensare da inglese che vive qui in Italia ormai quasi da 20 anni: ma com`è diversa la democrazia inglese a quella italiana. La sua efficacia mi fa venire una gran nostalgia. Cioè: come funziona bene. E come rispetta il popolo. Com`è democratico. In molto meno di un anno dal referendum sulla questione politica più importante dalla Seconda guerra mondiale il governo inglese sta per attivare l`articolo 50 del trattato di Lisbona che significa l`inizio delle trattative per l`uscita dall`Ue. Qui invece che succede? Beh, si parla in continuazione di una nuova legge elettorale per creare un governo capace almeno di governare. Ma come mai? non ce n`è già uno? Si parla di andare alle urne appena possibile con la legge attuale ben sapendo che nessun partito è in grado di superare il 40% necessario per il premio maggioranza. Quindi sarà la solita storia di pasticci, e di trasformismo e di impotenza. Ci sono 20, 30,
40 partiti e partitini se ho capito bene. Vengono pagati i parlamentari italiani molto più profumatamente dei parlamentari in qualsiasi altro Paese civile – ma, malgrado tutti quei soldi, la corruzione politica in Italia per intascarne ancora di più gode di una fama mondiale. Nel frattempo l`economia italiana rimane più o meno in recessione permanente e il sistema bancario sull`orlo del collasso. Poco più della metà del popolo italiano fra i 15 e 64 anni è attivo, leggo, cioè lavora. Ma come campano gli italiani? E il 40% dei giovani è disoccupato. Vergognatevi! L`economia inglese va a tutto gas invece. Tutti hanno previsto l`apocalisse economica immediata nel caso di un voto a favore della Brexit. Invece, niente. Ieri Mark Carney, governatore della Banca d`Inghilterra, la banca centrale, che è stato fra i tanti «esperti» a prevedere prima del voto un disastro economico se vincesse la Brexit ha dovuto revisionare ancora le sue previsioni riguardo al Pil britannico: nel 2017 crescerà dal 2% (come nel 2016). Nel novembre scorso aveva parlato di crescita solo (sempre più però di quella italiana!) del 1,4%. Che Dio strabenedica la Perfida Albione e la sua democrazia.

 




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