Londra e Roma lontane sul bilancio della Ue

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«Aggiustamenti delle posizioni sul bilancio dell'Unione? Sarebbe stato legittimo attenderle nell'incontro fra i capi di Governo. Il mio colloquio con il Cancelliere George Osborne è solo la continuazione del vertice di Roma, siamo entrati nel dettaglio tecnico sulla scorta di opinioni già note». Il giro di parole del ministro dell'Economia Vittorio Grilli conferma che Londra non s'allontana dalla linea della fermezza, a una settimana dal summit che dovrebbe definire il budget della Ue che verrà. Si rafforza l'impressione che Londra punti tutto sull'esercizio provvisorio che garantirebbe un'apparente vittoria politica al premier David Carneron, utile per zittire le voci più euroscettiche del partito.
La visita del ministro Grilli a Londra – al netto di una serata di beneficenza nella chiesa italiana di Clerkenwell – si è mossa lungo due direttrici. Quella istituzionale e quella di pr, se così si può dire, ennesima operazione di marketing a favore dell'Italia nella City, interviste a Financial Times ed Economist comprese. Il bilancio della missione indica oltre alla riaffermata rigidità britannica sul budget Ue, nuovi spazi sul tema dell'unione bancaria. «Il colloquio è stato molto costruttivo abbiamo fatto progressi nel mediare fra le esigenze diverse, ovvero fra chi come l'Italia spinge per realizzare l'unione bancaria in tempi rapidi e la Gran Bretagna che invece non intende aderire. In quest'ottica – ha precisato il ministro – l'Eba (l'authority bancaria della Ue, ndr) è argomento importante, punto di intersezione fra chi è dentro e fuori, lo snodo per rendere il sistema davvero coerente. Ne abbiamo discusso, sono state chiarite le diverse priorità e penso che ci siano ampi spazi per arrivare a una soluzione». Il tono è apparso molto più ottimistico rispetto a quello usato per il bilancio, in linea con quello espresso da Grilli sul caso greco, nella consapevolezza che «esistono diverse opzioni per aiutare Atene a superare le sfide che sta vivendo».
L'altra metà della visita si è invece giocata lontano dall'11 di Downing Street, residenza del Cancelliere britannico, fra i grattacieli di Canary Wharf la proiezione della City oltre lo storico miglio quadrato. In due serie di incontri s'è misurato con gli investitori istituzionali da Ubs a Credit Suisse da Blackrock a fondi Soros, da Axa a Legal&General, solo per citare alcuni fra i market makers incontrati ieri. Il senso dell'incontro è riassunto così da un partecipante. «Le domande al ministro? Due: garanzie sul percorso di risanamento anche dopo le elezioni e le privatizzazioni». Temi sui quali Grilli è apparso convincente riaffermando che le misure adottate dall'esecutivo sono di fatto una realtà incancellabile scritta anche nella Costituzione (il pareggio di bilancio). «Sulle privatizzazioni – ha precisato lo stesso ministro – c'è stato un grande interesse. Ho visto il desiderio di capire come il programma sarà strutturato e credo che abbiano apprezzato i nostri intenti».
In Italia, per usare la metafora di Grilli, la «medicina sta funzionando» nonostante sia necessario sul capitolo risanamento «invertire la tendenza come indicato dalla legge di stabilità», mettendo l'accento sui tagli più che sulla tassazione. E anche questo, nella City, è stato molto apprezzato.

Leonardo Maisano
Il Sole 24 Ore 16/11/2012




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