Londra agli immigrati: «Via i benefit sociali se non parlate inglese». Richiesto il livello di un bimbo di 9 anni

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LONDRA – La prima raffica di tagli non è bastata. E allora via con la seconda: 11,5 miliardi di sterline da sforbiciare nei prossimi due anni, in attesa che nel 2015 arrivi la definitiva mazzata.
Perché una cosa è certa: i conti pubblici sono sempre in grave sofferenza, il debito è troppo alto e per almeno altri cinque anni occorrerà stringere la cinghia.
Il che significa, tradotto in parole semplici, che va smantellato il vecchio sistema del welfare, che poi è necessario selezionare le spese, mettere in cura dimagrante tutti o quasi i ministeri e mandare a casa 144 mila dipendenti dello Stato. E non finisce qui. La medicina ricostituente prevede di usare il bastone con quelle migliaia di immigrati, regolari ma disoccupati, che vivono di sussidi statali: o cominciano a frequentare corsi obbligatori e imparano l`inglese, almeno scolastico e basilare di un bambino di 9 anni, oppure addio a ogni forma di beneficenza e assistenza pubblica.
Si archivia l`era del buonismo, della solidarietà, dei soldi distribuiti a pioggia. Il giro di vite porta la firma di George Osborne.
Già nel 2010, fresco di nomina a cancelliere dello scacchiere e a gran visir delle finanze britanniche, il conservatore George Osborne aveva promesso che con la sua prima spending review di lacrime e sangue avrebbe riparato al disastro lasciato dai laburisti. E invece le previsioni del giovane stratega
dell`economia britannica si sono rivelate sbagliate.
Così due giorni fa l`uomo al quale David Cameron ha affidato le chiavi delle finanze e del tesoro ha calato gli assi del nuovo piano. Un`altra spending review. Lui non li chiama tagli ma «risparmi». E spiega che riformare significa soprattutto immettere dosi da cavallo di efficienza ed efficientismo nelle arrugginite macchine della amministrazione pubblica. Ad austerità si aggiunge austerità. E austerità significa «guerra al welfare», come sintetizzano i quotidiani di ogni parte che fanno capire
la sostanza delle idee e dei programmi illustrati da Osborne al Parlamento. E un`ipoteca per questo e per il prossimo governo (magari laburista), dato che i contenuti della seconda spending review resteranno sulle spalle dell`esecutivo che verrà dopo il 2015. Una pietra miliare per l`economia pubblica. La scelta della maggioranza tory-libdem è di fissare un tetto alla spesa (745 miliardi di sterline) e di bloccare le uscite improduttive dei ministeri. Dunque un colpo di scure trasversale ma diversificato: meno io per cento per la Giustizia e gli Enti locali, meno 9,6 per l`Ambiente, meno 9,5 per il Lavoro e Pensioni (aboliti gli scatti retributivi automatici per i dipendenti pubblici, aboliti i benefit per gli immigrati che non sanno la lingua), meno 9,3 ai Trasporti (ma aumentano gli stanziamenti per l`Alta Velocità), meno 8 all`Energia, meno 7 alla Cultura, meno 6,3 agli Esteri, meno 6,1 all`Interno (però sono salve le retribuzioni dei poliziotti), meno 5,9 alle Attività Produttive, meno 1,9 alla Difesa. Resta quasi fuori dal ridimensionamento la ScuolaEducazione (meno i) e restano fuori del tutto la Sanità (per la quale è previsto un incremento di spesa dell`1 per cento), la Ricerca scientifica e gli Aiuti internazionali.
Qualche altra eccezione George Osborne l`ha pure prevista. Ad esempio per i servizi segreti: alle spie andrà in dotazione un finanziamento aggiuntivo del 3,4 per cento. E per Sua Maestà.
Buckingham Palace si ritrova in portafoglio un discreto 5 per cento in più del previsto (ovvero 37,89 milioni di sterline per la rappresentanza e il personale).
Ma c`è una spiegazione. L`immenso patrimonio immobiliare (basta citare i palazzi di Regent Street) che i VAndsor hanno trasferito allo Stato ha prodotto una rendita per le casse pubbliche pari a 252 milioni di sterline e ai reali va per legge una percentuale annua del 15%. Elisabetta sorride: i tetti delle sue residenze hanno bisogno di ristrutturazione e i soldi ci sono. Come pure per dare una spolveratina al sito della battaglia di Waterloo, vicino a Bruxelles. Per il governo è una questione d`onore finanziare il restyling dei luoghi dove il duca di Wellington (coi prussiani) sconfisse Napoleone. La spending review non tocca la storia dell`impero. Aristocratico e populista, George Osborne si fa fotografare al tavolo di lavoro mentre mangia un hamburger come un comune mortale. Ma non è di McDonald (i sterlina). E della catena Byron (9 sterline). E il Sun, tabloid di Murdoch, in prima pagina bastona: fast food troppo «posti», elegante, per lo stratega dei tagli. E non è tempo.

(da Fabio Cavalera, Corriere della Sera, 28 giugno 2013)




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