L’Olanda cambia idea: si parla troppo inglese

Posted on 27 gennaio 2018 in Politica e lingue 10 vedi

Praticare l’inglese va bene, il cosmopolitismo pure, ma quel che è troppo è troppo! E così a Amsterdam è stato chiuso dal tribunale un negozio di formaggio in cui si poteva ordinare solo in inglese.
In effetti, chi ha un po’ di pratica dei Paesi Bassi sa bene che l’inglese vi è ampiamente conosciuto, al punto che nelle librerie ci sono quasi più libri in inglese che in olandese. Addirittura ci sono immigrati che rimangono nel Paese senza mai imparare l’olandese, proprio perché l’inglese basta. Secondo le statistiche si tratterebbe di almeno il 10% della popolazione di Amsterdam, tant’è che nel 2008 un consigliere comunale propose di fare di quella di Shakespeare la seconda lingua ufficiale della città. E almeno il 90% degli olandesi si dice bilingue con l’inglese. Lingua germanica anch’essa, l’olandese è d’altronde una sorta di via di mezzo tra tedesco e inglese, e gli olandesi tendenzialmente riescono a capire l’inglese pur senza averlo mai studiato allo stesso modo in cui gli italiani intuiscono lo spagnolo. Non è vero il contrario: in inglese, anzi, si dice che parla double Dutch, «doppio olandese», colui la cui lingua è incomprensibile.

STORIA DI SCONTRI
Anzi, in inglese più in generale l’aggettivo «olandese» è spesso collegato a significati spregiativi: è «dutch bargain» un affare sballato fatto in condizioni di ebrezza alcolica, è «dutch defence» la difesa in tribunale di chi cerca di salvarsi accusando ingiustamente qualcun altro. Un vocabola­rio, avvertono gli storici della lingua, che risale alle feroci guerre anglo-olandesi del ’600, quando le due potenze marittime emergenti contigue si contesero le rotte commerciali mondiali.
Gli olandesi persero, Nieuw Amsterdam divenne New York, fu l’inglese a imporsi come grande lingua internazionale, e da bravi mercanti gli olandesi si adeguarono, decidendo che se volevano continuare a ritagliarsi lo spazio per qualche affare dovevano essere loro a imparare la lingua dei vincitori. Non solo quindi la ex-Nuova Amsterdam ma anche la vecchia è piena di negozi dove si tratta con i turisti esclusivamente nell’idioma internazionale. Uno di questi è il negozio di formaggio che la Amsterdam Cheese ha in via Demrak: un canale parzialmente interrato nel centro della città. «Say cheese to life» ne è lo slogan, ovviamente in inglese. Un «dì formaggio alla vita» per «preservare la tradizione del formaggio olandese pur abbracciando il nuovo».
Lo scorso 5 ottobre, però, il Comune ha deciso di vietare l’apertura di nuovi negozi solo per turisti. Sono troppi, dicono, e rischiano di snaturare le città: più o meno quel che ha deciso a Venezia il sindaco Brugnaro, quando ha vietato nuovi kebab e pizzerie. Mentre quelli sono però chiaramente prodotti estranei alla tradizione della Serenissima, però, il formaggio è la quintessenza della gastronomia olandese. Come si fa a stabilire che il nuovo negozio che Amsterdam Cheese ha deciso di aprire in aggiunta ai quattro che aveva già in funzione è «per turisti»? Appunto, hanno scritto i giudici nella sentenza, perché «la lingua ufficiale del negozio è l’inglese». C’è stato un ricorso, che è stato respinto.

RISENTIMENTO
Il proprietario, che si chiama Quirijn Kolff, dice che aveva chiesto l’affitto del locale per 15 anni prima che il bando sui negozi turistici fosse annunciato. Prepara quindi un ricorso in terzo grado e fa appello alle leggi anti-discriminazione dell’Ue, accusando i giudici di «nativismo becero». Ma il risentimento per l’eccesso di inglese sta montando. «Basta con la follia dell’inglese» ha ad esempio titolato De Telegraaf nel riferire della protesta delle associazioni studentesche per il modo in cui il crescente numero di lezioni in inglese sta portando nelle università all’invasione di stranieri. «Eccetto a Utrecht, gli studi di psicologia sono tutti in inglese. Siamo preoccupati per l’accessibilità a studenti olandesi, nel momento in cui c’è una grave carenza di psicologi olandesi», ha denunciato il presidente dell’Unione Nazionale Olandese degli Studenti. Che, peraltro, porta un nome e cognome di origine chiaramente asiatica: Tariq Sewbaransingh.

Maurizio Stefanini | Libero | 27.01.2018 | p 15




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