L`obiettivo a Bruxelles sarà far contare sempre meno Bruxelles

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Il Riformista, pag. 9

L`obiettivo a Bruxelles sarà far contare sempre meno Bruxelles

UE. Molti i nodi da affrontare nel 2011. La politica comunitaria dei governi europei sembra
essere proprio esautorare il più possibile i poteri comunitari. Sarà così sul nuovo
Patto di stabilità, sul nuovo Fondo di solidarietà permanente e sul Bilancio dell`Unione.

DI LORENZO ROBUSTELLI

Bruxelles. Il nuovo decennio si apre nell`Unione europea dopo un Natale ben moscio. Un po` ovunque si sono avute contrazioni dei consumi, perché ci sono meno soldi da spendere e perché i cittadini sono preoccupati per il futuro e preferiscono aprire gli "anni dieci" senza dar fondo alla proprie risorse. E’ il problema che hanno anche i Governi, davanti a una crisi economica che ancora fa danni, con mercati incerti e una ripresa molto lenta. L`anno 2011 si aprirà con il problema del rifinanziamento del debito pubblico dei Paesi europei, con valori che si aggirano sul 20% del Pil, tanto che i capi di governo si sono impegnati a vedere di prolungare quanto possibile le scadenze. Di soldi in giro che ne sono pochi, e il rischio è che non bastino per il finanziamento di tutti quelli che ne chiedono: le banche, le industrie e i governi ovviamente. Resta poi aperto per l`Unione il dubbio su cosa succederà in Spagna e Portogallo, se ce la faranno da soli o se si dovrà intervenire con il Fondo costituito da Ue e Fmi, che secondo molti non sarebbe sufficiente. Il presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy ha ricordato che nel 2010 si sono svolti ben sette Summit dei capi di Governo e che sempre hanno avuto al loro centro la crisi, «sembrava ci fosse poco tempo per altro», ha detto tentando una battuta. Il 2011, spiega un`alta fonte diplomatica, sarà forse peggio «a parte, forse, gennaio, di summit ne avremo in quantità, forse ogni mese».
Probabilmente sarà così, anche perché se alcune cose sono state fatte molte restano ancora da fare. Van Rompuy in una sorta di messaggio all`Unione per la fine dell`anno, evidentemente travolto dall`ottimismo delle feste dice che «abbiamo sviluppato una nuova forma di governance economica, abbiamo creato un Fondo di solidarietà, abbiamo fatto un accordo per modificare il Trattato di Lisbona», come fossero obiettivi già realizzati. In realtà, a parte il fondo di solidarietà provvisorio (e che potrebbe non bastare) tutto il resto è ancora in divenire, e sarà il centro delle questioni dei prossimi mesi. Nel suo messaggio, lo ammette: «Abbiamo imparato qualche lezione. Dobbiamo andare molto più avanti nello sviluppare politiche economiche comuni per sostenere la nostra moneta unica». E il tema, ancora molto confuso, lanciato sul tavolo dell`ultimo Consiglio europeo da Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. I due si sono spinti anche ad immaginare politiche pensionistiche coordinate, con scadenze comuni tra i Ventisette. L`obiettivo non è male, il problema è che oggi, se pure è vero che passi importanti sono stati fatti come il "semestre europeo" di coordinamento delle politiche di bilancio dei Paesi membri e le norme sulla vigilanza sui mercati, per altri versi che più incidono nella carne dei governi ancora c`è molto
da fare. E dovrà essere fatto entro la prossima primavera, per rispettare le scadenze politiche che l`Ue si è data. E’ il nuovo Patto di stabilità che deve essere scritto, introducendo norme più vincolanti per gli Stati, con una nuova definizione di come misurare lo stato di salute di un Paese, la sua capacità di competere e di innovare, come irrorare sanzioni a chi esce dalla retta via.
Un accordo si troverà, ma la questione è "quale" accordo. 1l presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet è molto preoccupato, sino ad oggi, dice, «le misure indicate non sono sufficienti, non sono abbastanza stringenti». I governi vogliono mantenere il controllo politico, e di affidare alla Commissione il potere di comminare sanzioni automatiche a chi viola il Patto proprio non se vogliono sentir parlare. D`altra parte il centro della politica comunitaria dei governi europei in questi ultimi mesi e quindi anche nei prossimi è proprio quello di esautorare il più possibile i poteri comunitari. La Commissione è stata ridimensionata il più possibile. Non solo Van Rompuy, su indicazioni tedesche e francesi, si è preso tutto lo spazio che è riuscito, come nel caso della task force dei ministri delle Finanze che ha lavorato sulla riforma del Patto mentre anche la Commissione lo faceva, ma anche il nuovo Fondo di solidarietà permanente che nascerà nel 2013 sarà uno strumento intergovernativo, per cui il ruolo di Bruxelles sarà puramente formale, come in realtà già è ora col Fondo Provvisorio, che è una società di diritto privato basata in Lussemburgo.
Anche sul nuovo Bilancio dell`Unione, per il quale i negoziati inizieranno nel 2011, su iniziativa britannica (in accordo con Francia, Germania e altri sette) il tentativo è di decidere tra premier, scavalcando il ruolo che è proprio dell`esecutivo comunitario.




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