Lo studio delle scritture brevi

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Perché studiare lo slang giovanile

Ida Bozzi

Il disegno del cuore non si trova solo sulle magliette, ma anche nell’Oxford English Dictionary, insieme al nuovo verbo «to heart»: le innumerevoli forme di «scritture brevi» del linguaggio giovanile e del web non meritano un pregiudizio negativo, ma anzi valgono tutta l’attenzione degli studiosi. Lo dimostra il ciclo di convegni «Scritture brevi», promosso dalla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Tor Vergata e giunto al terzo e conclusivo appuntamento, il workshop « in tutte le lingue del mondo», che si svolgerà dal 16 al 18 maggio… «I workshop precedenti – spiega Francesca Chiusaroli, curatrice dell’iniziativa con Fabio Massimo Zanzotto – erano intitolati "SMS, I you", sulla lingua dei messaggini, e "S.P.Q.R.", sulle forme ideografiche antiche, mentre quest’ultimo convegno proporrà tre giornate sulle lingue moderne. Sappiamo che le prime, antiche scritture furono essenzialmente scritture di segni, ma abbiamo notato che le "scelte di abbreviazione" d’oggi sono spesso le stesse che ritroviamo compiendo studi paleografici. Abbiamo voluto quindi analizzare le "scritture brevi" (sia testi brevi sia abbreviazioni), per capire se siamo davanti a modalità cognitive comuni nell’uomo». I lavori, che saranno aperti da Rino L.Caputo, preside della facoltà, e da Franco Salvatori, presidente della Società Geografica Italiana, affronteranno argomenti afferenti a varie discipline, dalla linguistica all’informatica, con interventi che vanno da «Il fumetto per divulgare» con Grazia Basile, a «La poesia del frammento» con Luca Bevilacqua, fino alla moda delle liste con l’intervento «Il catalogo è questo: the phenomenon of Listmania and List authoring», con Dermot Heaney. «Pittogramm, smile, sigle, le forme sono tante – conclude la Chiusaroli – e oggi si trovano tutte insieme, in una lingua scritta che attraversa vari contesti, dal web alla pubblicità. Non si tratta di dare il via a una rivoluzione degli alfabeti, ma di osservare fenomeni sociali legati a mezzi ormai imprescindibili, dal cellulare ai social network».
(Dal Corriere della Sera, 11/5/2011).




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