Lo stallo italiano approda all’Eurogruppo. Tensione sullo spread, Piazza Affari in rosso

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MILANO – Formalmente il primo punto all'ordine del giorno del summit tra i ministri delle Finanze della zona Euro riguarda il salvataggio di Cipro. Il Paese ha bisogno di un'iniezione di liquidità da circa 18 miliardi, sul tavolo delle trattative ci sono temi quali la vendita di asset statali, una svalutazione del debito e la presenza nei confini di grandi ricchezze finanziarie estere, in primis provenienti dalla Russia. Ma al netto di questo tema – "cruciale" per la moneta unica, secondo la definizione del commissario agli Affari economici Olli Rehn – è l'Italia a catalizzare l'attenzione internazionale.

Nella riunione di oggi, che proseguirà con l'Ecofin, si parla infatti dello stallo italiano dopo il pareggio elettorale. Nel Vecchio continente il voto è stato interpretato da molti come un referendum contro le politiche di austerità imposte da Bruxelles; le dichiarazioni pubbliche di molti attori negli ultimi giorni sono state improntate proprio a cercare di spegnere questo focolaio di malcontento. "Sembra che dopo il voto italiano l'alternativa dell'Europa sia tra i programmi di austerità e rigore di bilancio e la crescita. Ma è una premessa sbagliata", ha detto Angela Merkel venerdì scorso. Le ha fatto eco lo stesso Rehn a colloquio con Der Spiegel: "Non risolveremo i nostri problemi accumulando nuovo debito su quello esistente", ha ammonito. Entrando alla riunione odierna, il francese Pierre Moscovici
ha detto che bisogna "discutere di come trovare un nuovo equilibrio tra consolidamento dei conti e sostegno alla crescita".

In questo contesto le Borse guardano agli sviluppi politici con apprensione. Piazza Affari, reduce da una settimana in cui ha ceduto complessivamente circa tre punti e mezzo, arriva a cedere quasi il 2% appesantita dalle banche, poi passa per un breve tratto in positivo e quindi chiude la seduta in ribasso dello 0,85%. Mediobanca è stata temporaneamente sospesa dagli scambi per eccesso di volatilità, con un ribasso teorico intorno al -5%. Tra gli altri titoli vendite su Telecom Italia Media nel giorno della cessione a Urbano Cairo de La7. Pesante, tra gli industriali, Mediaset. Tra le altre Borse perdite
minori per Francoforte che cede lo 0,21% e l'Ftse 100 di Londra che arretra dello 0,52%. Brilla invece Madrid che riesce a segnare un progresso dello 0,72% in virtù della tenuta del comparto finanziario. Il rialzo di Parigi (+0,27%) è invece influenzato dall'impennata di alcuni titoli isolati, come Veolia e France Telecom, che guadagnano entrambe oltre il 6%.

Si mantiene in tensione il versante obbligazionario. Lo spread – la differenza tra il rendimento offerto dai Btp e dai Bund decennali – sale a quota 345 punti base dopo aver toccato picchi a 350. La cedola dei titoli italiani sul mercato secondario è del 4,8%. A Wall Street, dove tiene banco l'inizio dei tagli al budget federale del "sequester", il Dow Jones – alla chiusura dei mercati europei – è in ribasso dello 0,1%, mentre il Nasdaq è invariato come l'S&P. A livello macroeconomico, sempre negli Stati Uniti l'indice Ism di New York è salito più delle attese a 58,8 punti in febbraio. Eurostat ha rilevato un aumento dello 0,6% dei prezzi alla produzione industriale a gennaio nell'Eurozona (stessa variazione nell'Ue a 27 Paesi); nel raffronto annuo il dato è +1,9%. In Spagna si segnala l'aumento del numero di disoccupati oltre 5 milioni, anche se a febbraio la corsa dei senza lavoro ha frenato al +1,19% rispetto al +2,7% di gennaio.

L'euro chiude stabile a 1,3005 dollari e 121,41 yen, restando prossimo ai minimi da due mesi e mezzo. La tendenza resta comunque al ribasso, a causa delle incertezze politiche in Italia e dei deludenti dati macro giunti la settimana scorsa dall'Eurozona. Gli operatori attendono le prossime mosse della Bce, senza escludere che giovedì prossimo Francoforte tagli il costo del denaro. E proprio l'andamento altalenante della divisa nipponica ha condizionato la prima seduta della settimana della Borsa di Tokyo, che si è chiusa con un guadagno dello 0,4%. Sulle altre Piazze dell'Est, chiusure pesanti per Hong Kong (-1,5%) e Shanghai (-3,6%). A preoccupare gli investitori asiatici è ancora il mercato immobiliare cinese: le autorità hanno manifestato la volontà di frenare la corsa dei prezzi degli edifici e l'indice che traccia l'attività degli sviluppatori immobiliari ha segnato la flessione più ampia del giugno 2008. Secondo la Banca centrale di Pechino – inoltre – nel 2013 i prezzi al consumo saliranno intorno al 3% (dal 2,5% del 2012), ma "resteranno sotto controllo".

Sul versante delle materie prime i prezzi del petrolio è in calo a New York dove scivola sotto i 90 dollari al barile per la prima volta nel 2013. A pesare è il rallentamento della Cina, con l'industria dei servizi che è cresciuta in febbraio al tasso più lento degli ultimi cinque mesi. Pesano al riguardo anche i tagli automatici alla spesa scattati negli Stati Uniti.

Da: http://www.repubblica.it 04/03/2013




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