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La Gazzetta del Mezzogiorno.it

Europeana: la biblioteca dell’Unione europea

Di Giuseppe Dimiccoli

Una biblioteca europea, on line, con circa 15 milioni di opere. Patrimonio di tutti gli europei – ma anche di tutti gli altri internauti del mondo – cliccabile gratuitamente sul sito www.europeana.eu.
Un maxi contenitore che racchiude ed offre la consultazione di libri, carte geografiche, fotografie, quadri, ma anche film e videoclip provenienti dalle istituzioni culturali di tutta Europa. Insomma una unione culturale che ha di gran lunga anticipato quella politica ed economica.
Questo progetto nato nel 2008 con un data base di «appena» due milioni di contenuti è secondo la commissaria Viviane Reding «un vero e proprio strumento di propulsione capace oggi di ispirare gli europei in termini di creatività ed innovazione. Questo progetto è basato sul riconoscimento del fatto che la cultura è al centro stesso dell’integrazione europea. Con Europeana si realizza un’alleanza fra l’Europa delle tecnologie della comunicazione e della creazione di reti, ed il nostro ricco patrimonio culturale».
Europeana, tra gli altri utilizzi, è una fonte primaria per poter effettuare ricerche, consultare collezioni digitalizzate delle biblioteche e scovare documenti introvabili all’interno degli archivi e dei musei d’Europa. Semplicemente muovendo il mouse. Insomma una bussola per orientare chiunque all’interno del patrimonio europeo – in maniera gratuita – dell’universo sconfinato della letteratura, dell’arte, della scienza, della politica, della musica, dell’audiovisivo e del cinema in uno spazio multilingue.
Oltre 1500 le istituzioni culturali che hanno contribuito a creare Europeana: la British Library di Londra, il Rijksmuseum di Amsterdam e il Louvre di Parigi, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Cinecittà Luce oltre a tante minori organizzazioni di tutta l’Europa.
Altro valore aggiunto di questo «scaffale dell’etere» congeniale particolarmente per i giovani è il pensatoio di Europeana un luogo virtuale dove poter approfondire le informazioni esistenti anche su Twitter e Facebook.
«Europeana è un eccellente esempio di come la cooperazione a livello europeo possa arricchire la vita di ciascuno – ha dichiarato il commissario Ue all’Agenda digitale Neelie Kroes -. Europeana potrebbe essere perfezionato ulteriormente se un maggior numero di istituzioni Ue digitalizzasse le proprie collezioni e le rendesse accessibili attraverso il portale europeo».
Ma come è composta Europeana? Fotografie, carte geografiche, i quadri, oggetti museali e altre immagini digitalizzate costituiscono il 64%; il restante patrimonio è composto da testi digitalizzati, che comprendono oltre 1,2 milioni di libri che possono essere visualizzati online e scaricati in versione integrale. A livello di paesi europei i più attenti ad arricchire il progetto di Europeana sono stati la Francia con il 18% e la Germania 17%. L’Italia è al 7%. Tra le opere presenti in Europeana anche una indicizzata con il nome «La Gazzetta del Mezzogiorno».

L’approfondimento due interviste ai commissari


«Pensare europeo e sfruttare tutte le occasioni esistenti». «Con Europeana l’obiettivo di 10 milioni entro il 2010 è realizzabile». Questi gli auspici di Viviane Reding, Commissario dell’Unione europea per la società dell’informazione e i media, nel presentare «la biblioteca digitale Europeana» (www.europeana.eu) alla Gazzetta.

Signora Reding ritiene che Europeana potrà essere un valido strumento didattico per tutti gli studenti europei?

Grazie ad Europeana é possibile effettuare ricerche e consultare le collezioni digitalizzate delle biblioteche, degli archivi e dei musei d’Europa con una sola operazione. È evidente che Europeana può prestarsi ad un utilizzo sia didattico che di ricerca, così come biblioteche, archivi e musei hanno tradizionalmente entrambe queste vocazioni. Le novità sono costituite dall’ambiente digitale, dal multilinguismo, dalla scala europea e dall’integrazione delle collezioni: gli utenti potranno facilmente esplorare vari temi senza bisogno di cercare e visitare molteplici siti e risorse.

Per questo progetto indispensabile è stata la collaborazione tra molte istituzioni culturali. Potrebbe essere un buon viatico per rafforzare ulteriormente l’Ue?

Certamente. Noi crediamo che Europeana sia molto più che una biblioteca, e sia potenzialmente un vero e proprio strumento di propulsione capace oggi di ispirare gli europei in termini di creatività ed innovazione. Questo progetto è basato sul riconoscimento del fatto che la cultura è al centro stesso dell’integrazione europea. Con Europeana si realizza un’alleanza fra l’Europa delle tecnologie della comunicazione e della creazione di reti, ed il nostro ricco patrimonio culturale. Un progetto tecnologico e culturale dunque, che potrà avere sul lungo periodo un positivo impatto in ambito socio-economico, ed anche sul rafforzamento dell’integrazione europea.

Che valore aggiunto alla vita degli europei potrà apportare una più marcata presenza on line delle opere culturali?

Europeana apre nuove vie per l’esplorazione del patrimonio europeo: chiunque si interessi alla letteratura, all’arte, alla scienza, alla politica, alla storia, all’architettura, alla musica o al cinema disporrà di accesso rapido e gratuito alle più grandi collezioni e ai più grandi capolavori d’Europa in un’unica biblioteca virtuale, attraverso un portale web disponibile nelle varie lingue europee.
Per l’Italia, forse il paese con il patrimonio culturale più ricco, e con un’economia turistica particolarmente sviluppata, la presenza online di opere culturali è diventata strategica: la copia digitale di un’opera o di un monumento, infatti, non sostituisce, ma aumenta il fascino dell’originale. Questo è dimostrato dal fatto che i musei riescono ad attrarre più visitatori grazie ad un’importante presenza online delle loro collezioni. Con un impatto positivo anche sul turismo, quindi.

Lei è commissario europeo incaricato per la società dell’informazione e dei media. Quali sono i progetti per i quali sta lavorando?

Si tratta di un insieme di iniziative con un diretto impatto sulla vita dei cittadini. Oltre alle biblioteche digitali, vorrei qui ricordare: l’iniziativa sulle tariffe di roaming della telefonia mobile, una nuova normativa per ridurre i costi delle chiamate effettuate dall’estero con il cellulare. Stiamo attualmente affrontando la questione degli SMS, sempre mirando ad una riduzione dei costi per l’utente; il Programma "Safer Internet" per una maggiore sicurezza dei minori che navigano in linea, contrastando non solo i contenuti illeciti, ma anche comportamenti dannosi come il bullismo in linea; il sostegno alla ricerca ed allo sviluppo sulle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché all’innovazione ed alla competitività tramite queste tecnologie.

Il Mezzogiorno di Italia è terra di grande fermento culturale. Quale “strumento” europeo consiglia ad operatori culturali al fine di rendere più europeo il patrimonio di questa terra?

Alle autorità nazionali e regionali vorrei segnalare che altri paesi dell’Unione europea hanno utilizzato con successo i Fondi strutturali, in particolare il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), per iniziative di digitalizzazione del loro patrimonio culturale. Agli operatori culturali del Mezzogiorno, a coloro che quotidianamente operano nelle biblioteche, nei musei, negli archivi ed in tutte le istituzioni culturali di grandi e piccole dimensioni, vorrei consigliare di "pensare europeo" utilizzando pienamente le nuove possibilità offerte da Internet e dalle tecnologie digitali.

Giuseppe Dimiccoli
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Il multilinguismo come strumento di crescita «culturale generale». La cultura come fulcro per uno sviluppo armonico dell’Unione europea. È questa la convinzione di Leonard Orban commissario europeo al multilinguismo.

Commissario Orban recentemente è stata presentata la comunicazione della Commissione dal titolo: "Il multilinguismo: una risorsa per l’Europa e un impegno comune". Ci delinea i tratti salienti?

La comunicazione traccia le grandi linee di una nuova strategia, resa possibile dalla decisione del Presidente Barroso di attribuire nel gennaio del 2007 al multilinguismo un portafoglio a se stante e un commissario a tempo pieno. La comunicazione illustra in primo luogo la grande trasversalità del mio portafoglio, che va ben oltre l’ambito dell’insegnamento: le politiche linguistiche sono una componente essenziale nel campo sociale (mobilità sul mercato del lavoro e integrazione degli immigrati) e in quello economico (le conoscenze linguistiche sono un asset strategico per le aziende esportatrici), nell’amministrazione della giustizia (l’interpretazione nei nostri tribunali, chiamati a giudicare un numero crescente di cittadini stranieri), della sanità e in generale dei pubblici servizi.

Quanto il multilinguismo può rivelarsi strumento utile per rafforzare il dialogo interculturale e la coesione sociale?

Il dialogo si fonda, per definizione, sull’uso della lingua. Ma ogni lingua che apprendiamo é molto più che un semplice codice di comunicazione. Conoscere la lingua dell’altro aiuta a conoscerne la cultura, la mentalità. E’ un esperienza che apre la mente e rende più flessibili, più comprensivi. Per l’immigrato imparare la lingua del paese di accoglienza é condizione necessaria all’integrazione sociale. Per noi europei fare spazio alle lingue delle comunità immigrate é un modo di mostrare rispetto nei loro confronti.

Con l’ultimo Allargamento l’Ue conta 500 milioni di cittadini, 27 Stati membri, 3 alfabeti e 23 lingue ufficiali.

Sul territorio comunitario sono presenti 60 lingue regionali e minoritarie nonché delle lingue parlate dalle oltre 170 nazionalità rappresentate dall’immigrazione. In questo contesto l’Unione porta avanti con determinazione la scelta del multilinguismo, dettata in primo luogo dalla natura democratica delle nostre istituzioni. Quasi la metà dei cittadini comunitari (il 44%) é ancora monolingue. Sono cittadini che hanno il sacrosanto diritto di conoscere la legislazione europea, cioè i loro doveri e diritti, nella propria lingua madre. Mantenere l’uso e la pari dignità delle 23 lingue ufficiali é una grande sfida, che non ha eguali nel mondo. Possiamo andarne fieri.

In Italia non sono molti i giovani che parlano correttamente una seconda lingua straniera. Quali consigli offre per porre rimedio?

Le statistiche disponibili sulla conoscenza delle lingue straniere pongono gli italiani nel gruppo di coda, fra i paesi più lontani dal cosiddetto «obiettivo di Barcellona» che auspica un’Europa dove ogni cittadino conosca almeno due lingue straniere oltre a quella materna. Io credo che i giovani siano in generale coscienti dei grandi vantaggi che offre il plurilinguismo, in termini di sviluppo personale e di carriera lavorativa anche all’estero. Come in altri paesi europei, é il sistema educativo nazionale che deve adeguarsi.

Non sono pochi quelli che affermano che in seno alle Istituzioni europee vi sia una sorta di dittatura del trilinguismo (inglese, francese e tedesco). Come risponde?

L’attuale regime linguistico é stato fissato nel 1958 dal primo atto legislativo della nostra comunità, il Regolamento n. 1 del ’58, che nessuno ha mai proposto di cambiare. Questo regolamento, che offre lo status di lingua ufficiale alle lingue ufficiali degli Stati membri, dà a ogni singola istituzione la facoltà di scegliere il proprio regime linguistico per il proprio funzionamento interno. Posso risponderle solo per conto della Commissione, che ha effettivamente scelto – per ovvie ragioni di efficienza – di usare nella pratica lavorativa quotidiana, "intra muros", il trilinguismo cui lei si riferisce. Ma quando si rivolge all’esterno, alle altre istituzioni come ai semplici cittadini, la Commissione é tenuta a rispettare il multilinguismo.

La Accademia della Crusca ha intitolato il piazzale antistante la sede alle "Lingue d’Europa". Auspicherebbe che almeno in una città dei 27 Stati ci possa essere una simile iniziativa?

Sarebbe la prova migliore della pari dignità conquistata dalle nostre lingue sull’intero territorio comunitario.

Giuseppe Dimiccoli




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