LO SCUDO ORA C’È MANCA L’EUROPA

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Con la tappa di ieri a Lussemburgo, l'Europa compie un altro passo importante verso il futuro, dando ufficialmente il via allo European stability mechanism (Esm) dopo i faticosi processi di ratifica nazionali e aver superato anche lo scoglio della Corte costituzionale tedesca. È un ulteriore salto nell'evoluzione della specie di quel particolare animale politico che è l'Europa: si procede, infatti, dal precedente Fondo salva Stati provvisorio Efsf a un nuovo organismo di governo specifico dell`area della moneta unica (non dell`Ue dei 27).

L'Esm, nelle stesse parole del presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, è qualcosa di più di un Fondo salva Stati e rappresenta «un risultato storico nel processo di integrazione europea». C'è già chi vede nel destino dell'Esm un ruolo crescente e più ampio con compiti ambiziosi come addirittura diventare un'Agenzia del debito europea. Al punto che, considerata la rilevanza presente o potenziale del nuovo organismo, si è auspicato da più parti che alla guida dell'Esm (che per il momento è retto dal presidente dell'Efsf, il tedesco Klaus Regling) possa installarsi lo stesso presidente dell'Eurogruppo, che vedrebbe così rafforzata la sua forza e capacità di governo.

Finora i membri dell`Eurozona erano intervenuti a soccorso dei Paesi più deboli o direttamente (come nel caso della Grecia) o indirettamente attraverso l'Efsf (come è avvenuto in parte con la stessa Grecia e con l'Irlanda e il Portogallo). L'aiuto ai tre Paesi sinora assistiti continuerà attraverso l'Efsf.
Ma per il futuro, con il nuovo Esm, si pongono le basi per un meccanismo di stabilizzazione più strutturato e articolato. Infatti, l`Esm avrà un suo capitale proprio iniziale di 80 miliardi di euro versato dai Paesi membri.

Una cifra che potrà elevarsi considerevolmente attraverso l'emissione di obbligazioni e a cui andrà ad aggiungersi la residua dotazione dell`Efsf. A regime l'Esm potrà avere fino a un massimo di 500 miliardi di euro di potenza di intervento, potendo disporre di circa 700 miliardi di capitale. I Paesi membri hanno tempo due settimane per conferire le due prime quote.

L'Italia vi partecipa con un apporto complessivo di 14 miliardi, pari alla sua importanza economica. Il nostro Paese verserà 5,6 miliardi quest`anno, altri 5,6 miliardi il prossimo e l`ultima quota di 2,8 miliardi nel 2014. Queste cifre, unitamente agli aiuti già erogati in precedenza ai Paesi in difficoltà, porteranno a una crescita del debito pubblico italiano nel periodo 2010-2014 di 63 miliardi di euro. Ma, d`ora in poi, se nuove azioni di intervento si renderanno necessarie nell'Eurozona, grazie all'esistenza dell`Esm non vi sarà più un aggravio diretto delle medesime sui conti pubblici nazionali, il che costituirà un vantaggio, specie per uno Stato membro già di per sé piuttosto indebitato come l'Italia.

La partecipazione all'Esm, anzi, potrà produrre degli utili, grazie agli interessi sul capitale del nuovo organismo anche qualora esso non operasse oppure grazie agli interessi sui prestiti ai Paesi eventualmente assistiti. Ciò vale soprattutto per quelle economie, come ad esempio la Germania,
che avranno conferito i capitali di partenza potendo godere di condizioni di mercato vantaggiose, meno per l'Italia che ha uno spread elevato e potrebbe registrare persino delle perdite, seppur minime.

Le prime sfide dell'Esm potrebbero riguardare il salvataggio delle banche spagnole e lo scudo anti-spread a favore della Spagna se, come e quando, Madrid lo chiederà formalmente. Al proposito molte sono ancora le incertezze che riguardano i conti del Paese iberico e le sue reali necessità di aiuto.

L'Esm, assieme agli acquisti illimitati di titoli di Stato a breve termine che la Bce potrà effettuare, rappresentano il cosiddetto «bazooka» che l'Eurozona ora può mettere in campo per difendersi dagli attacchi speculativi. Pur con molte incertezze che ancora permangono e che riguardano il funzionamento complessivo di una macchina dai molti pezzi ancora non assemblati e rodati, sta nascendo un'Europa nuova, che la stessa Germania (Bundesbank a parte) sta assecondando e alla quale Mario Monti e Mario Draghi hanno dato entrambi un impulso decisivo.

(Da: Il Messaggero, 09/10/2012)




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