ll Parlamento Europeo indaga sul caso Snowden

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ll Parlamento Europeo indaga sul caso Snowden

 

La spinosa questione delle intercettazioni operate dagli Stati Uniti è tornata alla ribalta istituzionale nella giornata di lunedì. La commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) del Parlamento Europeo (PE) ha infatti concluso la quarta audizione dell’inchiesta NSA. Il fulcro della discussione si può individuare nella proposta di creare degli standard internazionali per la protezione della privacy. A favore di quest’iniziativa si è schierato Marc Rotenberg, direttore dell’Electronic Privacy Information Centre (EPIC), un’organizzazione civile fondata nel 2004 a Washington in difesa delle libertà individuali.

L’adesione al progetto non è stata unanime da parte dei parlamentari europei. Infatti, secondo Rotenberg, l’adozione dei suddetti standard dovrebbe essere condizione essenziale alla prosecuzione dei negoziati commerciali con gli Stati Uniti. A tal proposito Jesselyn Radack, avvocato di diversi informatori del caso NSA, ha dato lettura durante la seduta di una dichiarazione di Edward Snowden. L’ex tecnico della CIA, nonché primario artefice dello scoppio dello scandalo, definisce lo spionaggio delle comunicazioni civili di massa come “la più grande sfida del nostro tempo ai diritti umani”. Snowden esprime inoltre la sua profonda gratitudine verso le assemblee parlamentari, incluso il PE, che in questi mesi hanno dato voce ed eco alla sua denuncia. Nel motivare il suo operato rammenta come “non ci sia dibattito pubblico senza conoscenza pubblica” e come “l’azione di questa generazione inizi ora, proprio con queste indagini”.

Si è invece detta desolata Sophie in ‘t Veld, deputata olandese dell’Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa (ALDE), per l’assenza in aula dei rappresentanti delle autorità olandese e statunitense. Queste ultime erano state infatti invitate dalla commissione per un confronto diretto. Occasione, questa, non di secondaria importanza in un frangente in cui indiscrezioni e rivelazioni non ufficiali dominano la scena.

La commissione d’inchiesta ha anche sentito due ex funzionari dell’NSA, nonché un’ex agente dei servizi di sicurezza e controspionaggio inglesi (MI5). I primi hanno rimarcato più volte il loro stupore nei confronti dell’operato del proprio governo. Thomas Drake in particolare ha dichiarato che mai avrebbe potuto immaginare l’applicazione nel suo Paese dei protocolli e delle metodologie della Stasi (Ministero per la Sicurezza di Stato della Germania Est). Nel citare il “patologico bisogno” del governo della Repubblica Democratica Tedesca di conoscere capillarmente ogni comunicazione dei suoi cittadini, Drake sfiora con poca grazia i nervi scoperti della commissione. Quest’ultima infatti da mesi si muove alla ricerca di un equilibrio indagando le attività spionistiche delle comunicazioni civili da parte degli Stati Uniti, ma anche di alcuni Paesi europei. Perciò l’ex agente MI5 Annie Machon formula una richiesta precisa alla commissione LIBE: il parlamento inglese venga autorizzato a creare una commissione ad hoc dotata di legali poteri d’indagine.

L’inchiesta è ancora in una fase embrionale di progressiva scoperta di nuovi elementi, tra collaborazioni e violazioni di accordi e diritti. Inoltre la continua minaccia di sospensione dei negoziati commerciali con gli Stati Uniti non rende certo più agevole l’attività della commissione LIBE, costretta a muoversi in spazi politicamente sempre più esigui. La prossima audizione avrà un ordine del giorno scottante: la presunta intercettazione da parte dell’intelligence britannica delle comunicazioni veicolate dalla società Belgacom. Il faccia a faccia tra Iain Lobban, direttore del British Government Communications Headquarters (GCHQ) e i rappresentanti di Belgacom, nonché delle autorità belghe per la protezione dei dati, si svolgerà il 3 ottobre.

(Da rivistaeuropae.eu, 2/10/2013).

 




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