L’italiano non è una tassa d’importazione

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L’italiano non è una tassa d’importazione

di STEFANO BARTEZZAGHI

Chi viene doppiato è superato due volte, ma solo nelle corse. Al cinema, invece, ci sono ancora persone convinte che la "vera" voce di Woody Allen sia quella di Oreste Lionello.
Se anche in tempi grami si spendono soldi per produrre i doppiaggi non sarà solo per abitudine o per tutelare i doppiatori: sarà anche e soprattutto perché conviene. Molti non andrebbero a vedere film in originale: è una fatica, i sottotitoli distraggono, al cinema non si vuole penare. Così, contro la globalizzazione anche linguistica, contro le nuove competenze e abitudini degli italiani il doppiaggio si sta dimostrando quello che Primo Levi chiamava "un avversario tenace e resiliente".
Eppure da decenni molti titoli di film non vengono più tradotti. Se ci pare normale chiedere i biglietti per un film intitolato Django Unchained è anche perché quarant’anni fa è uscito in Italia American Graffiti (e non: "Scritte sui muri d’America"). Anzi. Ci sono stati italiani che hanno biasimato Sam Mendes per avere intitolato un film American Life, nell’intento di cannibalizzare il successo del suo celebre American Beauty. Ma il titolo originale del film era Away we go e in Italia lo hanno sostituito con un titolo diverso, in inglese pure quello.
L’etichetta esotica, insomma, va benissimo: l’importante è che il prodotto sia poi in italiano. Un po’ come preservare l’italianità di Hollywood. Nessuno si preoccupa se la coscienza filologica di un cinefilo viene turbata da un James Bond doppiato o da quei bambinetti americani con sospetti accenti romaneschi nelle commediole. Il fatto è che la lingua italiana teme soprattutto le commistioni: imparare le altre lingue è un modo per difenderla, non per vulnerarla. E allora per fortuna non è più il tempo in cui davvero il doppiaggio appariva come un’odiosa, perché ineludibile, tassa di importazione. Ci sono cinema che danno film in originale; dvd, streaming (anche legali) in Rete, canali satellitari… . Per i sempre più numerosi spettatori che vi accedono, a essere "doppiata" è la remunerazione dello sforzo: al cinema le lingue si imparano meglio, in lingua è migliore il cinema.
(Da La Repubblica, 28/1/2013).




1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

"Senza doppiaggio il cinema piace di più"<br />
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di FRANCO MONTINI<br />
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Il cinema? Meglio nella lingua originale, basta col doppiaggio. Nell'epoca di Internet e dell'inglese per tutti, cresce anche la richiesta fra il pubblico italiano di una maggiore offerta di film non doppiati. La prova? Django Unchained, per esempio, in programma al cinema Barberini di Roma, sta incassando più nella versione originale con sottotitoli che in quella doppiata. D'accordo, le cifre sono sproporzionate: la versione originale del film di Tarantino a Roma è in programmazione in un'unica sala, mentre in italiano occupa 47 schermi. Ma è un segnale. <br />
"La versione originale di un film" dice il regista Marco Tullio Giordana "è sempre preferibile, perché il doppiaggio comporta inevitabilmente un certo tradimento. Doppiare un film non è come tradurre un romanzo, ma come tradurre una poesia: si tratta di un lavoro complicato. Il mio sogno cinefilo è che per tutti film distribuiti in Italia fosse prevista la programmazione di una copia in originale". Non siamo ancora a questo ma le possibilità di vedere un film in versione originale crescono in tutta Italia. A Roma, oltre al Barberini, film in originale si possono trovare al Nuovo Olimpia, e in alcuni giorni all'Alcazar, al Nuovo Sacher, e nelle multisale Lux e Odeon. A Milano proiezioni in originale sono in programma all'Anteo, all'Arcobaleno e al Mexico. A Bari all'ABC e alla Galleria, oltre che nel Circuito d'Autore, organizzato dalla Regione; a Bologna al Chaplin e al Lumière. Ma non mancano esperienze di questo tipo anche a Parma, Modena, Ravenna, Catania, fino a Faenza e Treviglio. <br />
E le distribuzioni americane si stanno già attrezzando per assecondare il fenomeno; dalla Universal fanno sapere che per i film più attesi già vengono messe in circolazione una decina di copie in originale. "La tendenza" conferma Thomas Ciampa, director Sales & Distribution della Warner Bros "è in crescita, anche se per ora le copie originali che distribuiamo per ogni titolo si contano sulle dita di una mano. I film in originale che hanno ottenuto più successo sono quelli destinati ad un pubblico più attento, colto. I risultati, non solo di Django Unchained, ma anche di La miglior offerta di Tornatore e di Argo di Affleck, sono stati molto significativi". Ma anche le distribuzioni italiane non si sottraggono alla richiesta: la Bolero assicura che metterà a disposizione degli esercenti alcune copie in originale di Re delle terre selvagge, un film che doppiato perde molto della sua forza emotiva.<br />
Secondo molti critici ci sono film che, a prescindere dalla professionalità dei doppiatori, non si dovrebbero tradurre, la versione italiana risulta sempre deludente. Ha sollevato parecchie riserve, per esempio, il doppiaggio di Lincoln, dove, per dar voce a Daniel Day-Lewis è stato scelto Pierfrancesco Favino, la cui recitazione enfatica non ha convinto tutti. Secondo Marco Mete, direttore di doppiaggio, "non è tanto questione di attore o doppiatore, ma di tempi a disposizione. In un momento di crisi la parola d'ordine è "deve costare meno" e i lavori affrettati non sempre garantiscono qualità". <br />
"Da regista" dice Pupi Avati "odio il doppiaggio, quando, per problemi tecnici, devo doppiare alcune parti dei miei film soffro da morire. Da spettatore non saprei dire se un film sia più penalizzato dai sottotitoli, che sottraggono qualcosa alla visione, o dal doppiaggio. Ciò che mi infastidisce nelle versioni italiane è un certo compiacimento nella recitazione che si nota spesso nei nostri pur bravissimi doppiatori". Insomma, per non perdere nulla, non ci sarebbe altra soluzione che vedere un film in originale senza sottotitoli. Assurdo? Non del tutto, secondo Giordana: "Oggi le lingue si parlano molto più di ieri. Per le giovani generazioni che si muovono sulla rete si può quasi dire che l'inglese non sia più una lingua straniera e, dunque, pensare di vedere film in originale senza aiuti aggiuntivi non è così strano". Del resto i canali di Sky già trasmettono film e telefilm in originale con o senza sottotitoli e probabilmente qualcosa del genere si verifica anche nel consumo domestico di dvd.<br />
Intanto arriva Les misérables, un film musicale e quasi interamente cantato che sarà proiettato in versione originale con sottotitoli, senza che la cosa preoccupi la distribuzione Universal, che non ha neppure preso in considerazione la possibilità di una versione doppiata.<br />
(Da La Repubblica, 28/1/2013).

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