“L’italiano – Lezioni semiserie”: le faccio le pulci!

Posted on 30 novembre 2017 in Politica e lingue 12 vedi

Lettera “L’italiano – Lezioni semiserie”: le faccio le pulci!

Ho letto, dott. Severgnini, il suo libro “L’italiano – Lezioni semiserie”, da poco in edicola col “Corriere: indubbiamente piacevole, lettura gustosa; così che quel buon sapore (di auspicio conclusivo) lo lascia veramente. Non sono mancati, però, alcuni momenti di mia perplessità. Trovo, per intanto (pag. 26), riferito alla Crusca, un “handicap” tutto suo, quando più avanti leggo il garbato invito a servirci tutti del nostro prezioso inestimabile autorevolissimo idioma; non solo – lei dice – altrettanto moderno e veloce, ma, aggiungo io, altamente musicale e di certa tradizione. Perché, allora, non il nostro “inconveniente”? in barba all’aborrito (almeno da me) inglese? Quel “pantalone” poi, peraltro firmato (pag 178), mi chiedo se sia scelta voluta (e mordace?) dell’uso per me improprio del capo di vestiario, conformemente ai modi espressivi grossolani e approssimativi di un parlare attuale che fa a brandelli la lingua adeguandola al costume indossato (una studentessa, da me richiesta se desiderasse un soldo per i suoi calzoni sbrindellati, rispondeva: “il mio pantalone ce n’è che tutti lo portano”!!!). Per me, ho sempre indossato decorosi calzoni, o pantaloni che si voglia; salvo che dovessi rattopparmene una delle due parti: un pantalone appunto. Il buon Serianni – mi consenta gentile Dottore – mi dice un qualcosa cui dai tempi delle medie mi è piaciuto attenermi: anche con il verbo principale intransitivo, cioè, avere, come ausiliare del verbo servile, è ammesso. “A quanto sembra – scrive – avere è in espansione”. Concordo. Non me ne voglia, ma la sua lezione a tale proposito (AVERE o ESSERE a pag. 203 ) non mi convince: “Ronaldo – secondo me – avrebbe dovuto andare al Milan” (oggi, poi, più che mai!). Ne sarebbe stato felice anche il grande Montanelli. Ed ora, ai nostri ministri (Dio ce li conservi !? …o ?! : scelga lei: purché si colga il sarcasmo). Che il ministro sia uomo o donna – scrivevo al prof. Serianni – credo importi poco, purché scompaia quel disgustoso guasto grafico di una funzione, di un ufficio, oggi abusivamente e arbitrariamente conformati in tal modo alle stolide pretensioni di un femminismo fuori luogo. D’accordo: “il ministro era graziosa nella sua gonna a fiori” è grammaticalmente errato. Basterebbe allora introdurre tra le virgole un aggraziato eloquente “signora” … (se proprio non si conosce il personaggio: di ministre – mi si creda – soprattutto del loro risibile singolare, ne faremmo veramente a meno). Noto, infine, l’uso, in verità assai comune, e attestato anche nel suo dire, della locuzione “a seconda”, nel significato di “conformemente”. Prescindendo dal latino “secundum”, io propendo sempre per il corretto, oltre che più snello e agile, “secondo”. E seguo il Gabrielli, mio preferito, molto attento a queste per così dire sfumature. “A seconda” – lei sa – è più termine marinaresco, con un verbo che denota movimento (“navigare a seconda del fiume”, “veleggiare a seconda”); ovvero nel senso di “andar bene” (“non v’è nulla che mi vada a seconda”), per concludere che si usa l’ “andare a seconda ad alcuno”, quando siamo certi di piacergli, o di compiacerlo. Confermando il mio diletto per la lettura del suo libretto, dott. Severgnini, le invio cordiali saluti, confidando nella benevola cortese accoglienza del mio scritto.
Prof. Nicola Capuzzimati

italians.corriere.it | 30.11.2017




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