L’Italiano in divenire

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Nel nuovo dizionario Zingarelli

Il Risorgimento dell’Italiano

L’edizione elettronica del vocabolario di Bellini e Tommaseo

di Giorgio De Rienzo

Prima di tutto i numeri: 2688 pagine, 140 mila voci per 375 mila significati, oltre 43 mila locuzioni o frasi idiomatiche e 71.500 etimologie. Poi oltre 600 (utilissime) schede sulle reggenze delle parole. Si sa che lo Zingarelli è il dizionario più disponibile ad accogliere i neologismi. Nell’edizione 2008 – rifatta nella veste grafica e nei contenuti – entrano così i «teocon» e i «teodem», la «telepolitica» e la «biopolitica»: quella che si occupa della scienza della vita, dall’ingegneria genetica all’eutanasia. Non viene però cancellato il «pentapartito»: non si sa mai. Dalla cronaca della malavita organizzata arrivano i «pizzini» dei boss mafiosi e la «zoomafia»: settore criminale che gestisce attività legate al traffico e allo sfruttamento di animali. Dal linguaggio comune entrano «gufare», «sbroccare» e (grazie a Zidane) «craniata». Ma questa volta lo Zingarelli (edizioni Zanichelli, 83,40) non si limita ad aprirsi alle parole nuove e ai barbarismi. Nell’edizione in Cd si può consultare il Dizionario della lingua italiana di Tommaseo e Bellini: si entra così nell’evoluzione storica dell’Italiano. Soprattutto, pregevole è l’apparto di 900 schede di sfumature di significato, che consente di precisare meglio, nello scrivere, ciò che si vuole esprimere. Per dire che una cosa è «banale» si usano in alternativa «ovvio», «trito» e il più volgare «rifritto». Banale è ciò che è privo di originalità. Ovvio è ciò che si presenta con immediatezza alla mente; trito indica meglio idee o argomenti tanto abusati da risultare inefficaci; rifritto infine suggerisce il senso di un concetto riproposto con spocchiose pretese di originalità, mentre in realtà è vecchio e risaputo. In luogo di «fuggire» si possono usare «svignarsela», «scappare» e – a catena – «scampare» e «dileguarsi». Il gioco si fa sottile, pur restando di sostanza. Per allontanarsi da un posto con la maggior rapidità, per sottrarsi a un pericolo, a un danno o a un semplice fastidio si dice fuggire. Svignarsela ha lo stesso significato con un che di più familiare che suggerisce l’idea di una fuga alla chetichella. Scappare è più impegnativo: indica quasi una fuga a precipizio. Il risultato di tale fuga è scampare: cioè trovar rifugio da qualcosa di sgradevole; mentre dileguarsi indica l’effetto della fuga: chi si dilegua si rende infatti irreperibile.

(Dal Corriere della Sera, 23/10/2007).

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