L’italiano è lingua per cinesi e rumeni

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Cambia la nazionalità di chi frequenta i corsi: in calo arabi e slavi Basta “arabofoni” e bosniaci, ora il target dei corsi di italiano per stranieri attivati a Borgo è rappresentato da cinesi e rumeni. E la biblioteca risponde a questi nuovi cittadini mettendo a disposizione uno scaffale multiculturale. Da sette anni, infatti, la biblioteca ospita i corsi gratuiti di italiano per cittadini immigrati non comunitari in possesso di regolare permesso di soggiorno.A questi corsi sono ammessi in veste di uditori anche i cittadini dell’Ue. Successo e partecipazione sono in aumento tanto che gli iscritti ai corsi sono ben 45. Affronteranno 100 ore di lezione, 3 a settimana, fino a maggio. Rispetto agli anni passati è cambiata la provenienza degli studenti. Se prima, infatti, erano “arabofoni” e cittadini dell’ex Jugoslavia ora i partecipanti sono perlopiù cinesi e rumeni ma ci sono anche arabi, bosniaci, marocchini, polacchi, un tedesco, due francesi e uno svedese. Provengono sopprattutto da Borgo e Telve, sono in maggioranza donne ed hanno in media fra i 40 e i 50 anni. «I cinesi sono più giovani ed arrivano a lezione in gruppi famigliari», specifica Stefania Bordignon, che insieme a Laura Attanasio rappresenta il corpo docente. Quasi tutti hanno un’occupazione. «C’è chi lavora come commerciante al mercato, chi nelle cave di porfido, chi come badante, pizzaiolo, cameriera, ragazza alla pari, ecc. I più giovani frequentano le medie o le scuole superiori», spiega la Bordignon. Gli studenti sono divisi in 3 fasce: base, intermedio e avanzato, a seconda del loro livello iniziale. Imparano le basi della nostra grammatica attraverso giochi ed esercizi, simulano situazioni di vita quotidiana, guardano film, ascoltano canzoni. E qui emergono le differenze tra culture. «Quando noi insegnanti chiediamo ad un cinese di cercare il significato di una parola sul dizionario e di spiegarla ai compagni non lo fa: non si aiutano ma aspettano che anche gli altri la cerchino». Sono inoltre persone molto ligie al dovere e, una volta assegnato un esercizio, non si fermano finché non lo hanno terminato. Qualche difficoltà anche con polacche e rumene che lavorano perlopiù come badanti e parlano il dialetto degli anziani che accudiscono. «In questi casi è molto difficile togliere i difetti», conclude.


(01 marzo 2007)

Marika Caumo da L'Espresso

Questo messaggio è stato modificato da: Arianna_Screpanti, 01 Mar 2007 – 04:28 [addsig]




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