L’italiano e la ruota che non gira

Posted on in Politica e lingue 14 vedi

di RAFFAELLA CASTAGNOLA –

I bambini insegnano sempre molte cose agli adulti, anche a riutilizzare i loro giochi per proporre soluzioni ai problemi sociali, o per pensare nuove strategie e alleanze. Si può infatti osservare il momento del divertimento con una dose di perplessità per la manifesta preferenza del gioco elettronico a scapito degli incontri sportivi o dei giochi tradizionali; o con una dose di curiosità mista a meraviglia quando si scopre un’applicazione istruttiva e anche divertente, scaricabile sull’iPad e utilizzata perfino in alcune classi delle elementari come avvicinamento alle materie scientifiche.

L’applicazione, utile anche per una riflessione di politica culturale, consiste in una sorta di lego virtuale: si acquistano ruote grandi e rotelline, bulloni e mattoncini, aste e lamelle, nella quantità che si crede necessaria alla costruzione di un oggetto che abbia una sua credibile motricità e che ingabbi in un’unica rete i pezzi singoli precedentemente isolati. Per fare questo è necessario selezionare un pezzo dominante, generalmente una ruota grossa, alla quale si avvicinano poi le aste, si accostano i bulloni e le rotelline, si mettono in relazione altri cerchi di connessione fatti rimbalzare da diverse angolazioni. Solo quando tutto l’insieme è ben collegato, in una rete di connessioni coerenti, il meccanismo robotico si mette finalmente in moto. La magia di quel movimento finale è indubbia e coinvolge non solo i bambini. Ci è venuta in mente questa fantasiosa macchina pensando ad un tema molto attuale, come quello della salvaguardia dell’italiano. La settimana autunnale, che da oltre un decennio viene regolarmente dedicata alla lingua italiana nel mondo, promossa dall’Accademia della Crusca e sostenuta dal Ministero degli affari esteri, ha visto di recente la sua realizzazione anche in Ticino, attraverso una fitta proposta di eventi, conferenze, letture pubbliche. Ed è un’occasione riuscita perché mette in rete le attività delle varie associazioni operanti sul territorio che, con finalità diverse, si adoperano per diffondere e promuovere la lingua e la cultura italiana, dalla Carlo Cattaneo (che nei suoi incontri mantiene come fil rouge il tema degli scambi culturali tra Italia e Svizzera) alla Dante Alighieri (che promuove la lettura di autori classici italiani e opera in collaborazione con l’USI, nell’ambito delle certificazioni internazionali di conoscenza della lingua italiana), alla cattedra di italianistica dell’USI, al Consolato, ad altri enti culturali. L’attenzione puntuale e individuale tuttavia non basta.

Dunque ci si aspetta molto dal «Forum» dedicato alla lingua italiana promosso dal Consiglio di Stato ticinese, un momento di riflessione, che si svolgerà alla fine di questo mese a Zurigo e che già nella sua impostazione evidenzia due premesse positive: si svolge fuori dai confini italofoni e mette in rete vari enti, allargando la discussione, finora riservata alla sola accademia, anche alla società civile e agli altri cantoni. Bisogna infatti saper lavorare insieme e riscoprire, nel rispetto delle competenze e funzioni l’utilità (ma anche la bellezza) della «civile conversazione», di un dialogo collegiale che finora non c’è. Tornando alla metafora del gioco virtuale, sappiamo che una delle ruote appartiene all’USI, ma non vanno dimenticate le altre sedi universitarie con una grande tradizione negli studi di italianistica e soprattutto con una notevole comunità italofona, come Ginevra e Zurigo. L’USI, che come università giovane ha la possibilità di fare scelte nuove, si è finora mossa seguendo una propria linea autonoma e privilegiando il dialogo con la vicina Italia. Non ha ottenuto successo quando ha cercato di imporsi come centro per le altre sedi, soprattutto nel campo della scuola dottorale di italianistica e dunque si è mossa cercando altre alleanze. Ma i dottorati sono comunque un settore di nicchia e non sono certo l’elemento centrale di una discussione intorno alla valorizzazione di una lingua e della sua cultura.

Come fare, infatti, a convincere i politici di altri cantoni a salvare gli insegnamenti dell’italiano nelle scuole pubbliche; come fare a valorizzare meglio i rapporti tra Italia e Svizzera in ambito culturale, dai quali dipendono le iniziative a sostegno dell’uso e della promozione di una lingua; e come fare a valorizzare il lavoro sul campo delle associazioni culturali? La macchina dell’italianità si metterà felicemente in moto solo quando tutti i protagonisti agiranno pensando di essere parti vitali di un unico meccanismo e quando smetteranno di agire in modo autonomo. Bisogna innanzitutto che ogni sede universitaria guardi con maggiore interesse al territorio e alle iniziative nate dall’associazionismo, perché il lavoro fatto con la base, con la gente di tutti gli strati sociali e culturali non è meno importante di quello fatto in funzione della preparazione accademica delle nuove generazioni. Non c’è infatti una cultura di serie A e una di serie B, come non c’è un unico ente preposto alla salvaguardia di una lingua. Il «Forum» – si auspica – servirà anche a questo. Altrimenti la ruota, anche se imponente, non girerà.

Corriere del Ticino, 19.11.2012 – 05:08
http://www.cdt.ch/commenti-cdt/editoria … -gira.html




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.