L’italiano dell’allenatore

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La pagella

Vocabolario ricco, pronuncia ammirevole, pochi errori: il tecnico è partito bene

«Multifunzionalità»: l’italiano da ola di José

di Tommaso Pellizzari

Per una persona di media intelligenza che assisteva alla prima conferenza stampa italiana di José Mourinho, la buona notizia è arrivata alla fine. Sia perciò reso pubblico ringraziamento a Marco Foroni di Sky. Il quale ha rivelato che in realtà Mourinho l’italiano lo parlava già dai tempi del Porto. Solo che, non sentendosi troppo sicuro, non l’aveva mai dimostrato in tv. Le 3 ore quotidiane di lezione da metà marzo a oggi, quindi, non erano una partenza da zero, ma il rinforzo di una solida base. Meno male, perché per la sua padronanza della nostra lingua Mourinho più che «The Special One» sembrava un extraterrestre. O un discendente di Leonardo da Vinci, però più dotato. In ogni caso, troppo più avanti di tutti noi che ci arrabattiamo con gli audiofascicoli in macchina. Sognandoci i voti alti in pagella che il portoghese si è meritato. 9 Vocabolario L’applauso l’ ha strappato col già mitico «Non sono pirla». Ma quando ha spiegato che a certi suoi giocatori chiede «multifunzionalità» meritava la ola. Ripetete con lui: mul-ti-fun-zio-na-li-tà. E poi chiedetevi quando mai avete sentito un calciatore o un allenatore italiano usare a proposito una parola di 7 sillabe. Pronunciate correttamente. 8,5 Pronuncia Ecco, appunto: molto buona, con solo una difficoltà evidente: la c e la g dolce. Il ciclo diventa «siclo», la stagione «stassione». Sarà per questo che Mancini viene chiamato sempre e solo «Roberto»? 7,5 Spagnolismi Un portoghese che parla spagnolo e studia italiano potrebbe azzardare traduzioni facilone. Non Mourinho, che sa definire «pigro» il giocatore che non lavora («preguiçoso» in portoghese, «perezoso» in spagnolo). Ma usa molto la locuzione «lo che», via di mezzo tra l’italiano «quello che» e lo spagnolo «lo que». Reminiscenze barcellonesi o «falsos amigos» linguistici neolatini? 7,5 Portoghesismi Parole gliene scappano pochissime: «perguntare» invece di chiedere, «adattasione» invece di adattamento, il neologismo «tendenzia» al posto di propensione (riferita al giocar bene in Europa). Qualche «mi piace di avere», «mi piace di fare». Qualche desinenza, soprattutto sull’imperfetto: «Quando io allenava il Chelsea…». Una sola parola resta in lingua originale: Portugal. Ma tanto, Italia e Inter si dicono allo stesso modo nelle due lingue.

(Dal Corriere della Sera, 4/6/2008).

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