L’Italia tra dialetto e plurilinguismo‏

Posted on in Politica e lingue 17 vedi

MARTEDÌ 27 SETTEMBRE 2011 08:54

di Eugenio Goria
Coesistenze linguistiche nell'Italia pre- e postunitaria è il titolo e il filo conduttore del convegno organizzato come ogni anno dalla Società di Linguistica Italiana. Il fulcro degli interventi che nei tre giorni di durata si avvicendano nelle tre sedi di Aosta, Bard e Torino, sarà proprio il rapporto tra la lingua italiana e le altre lingue presenti sul territorio, dai dialetti alle parlate alloglotte, alle lingue di immigrazione.

Durante il primo intervento di lunedì, Giovanni Ruffino ricorda la posizione singolare del Sud Italia, da sempre un crocevia di culture; basti pensare alla Sicilia, dove ogni popolo che è passato, Arabi, Bizantini, Normanni, ha lasciato una marca indelebile nel parlare di questa regione. Un crocevia che non è solo parte della storia, ma anche dei giorni nostri, e l'occhio non può non cadere, sul finire del discorso, sulla critica situazione di Lampedusa.

Sempre in tema di attualità, Luciano Violante compie una lucida analisi del discorso politico, distinguendo tra quello argomentativo, proprio di chi vuole ragionare e spiegare le proprie opinioni, e quello assertivo, che si pone con eccessiva enfasi; è basato spesso sulla menzogna e su un'imporsi che utilizza la seduzione per ottenere il consenso senza la violenza. Non mancano gli esempi storici, dalla rinomata sobrietà di Cavour, che rivive nelle pacate argomentazioni di De Gasperi, fino ad arrivare allo scontro tra i due discorsi con la battaglia tra Kennedy e Nixon. Il discorso assertivo è tipico dei poteri totalitari, fatto di una teatralità che comunica e basta, senza contenere nulla; una volontà di rassicurare che che, agli occhi di Violante, è sintomo di una debolezza politica tutta postmoderna, di fronte alla quale il monito è proprio l'esigenza di un nuovo senso forte del discorso politico.

Seguono interessanti interventi da parte di tutti i partecipanti, a cominciare da quello di Andrée Tabouret-Keller, che riguarda le nuove situazioni di plurilinguismo, condizionate da fattori extralinguistici di grande attualità, come il cambiamento della produzione industriale, i flussi migratori, l'urbanizzazione, i nuovi media e il modo in cui le linue minoritarie interagiscono con essi. Considerazione non banale della studiosa quella per cui a contribuire a un plurilinguismo sempre più "parziale e ineguale" sarebbe anche la moda dei voli low cost verso destinazioni dove i turisti non hanno alcun ancoraggio linguistico, ed ecco che l'inglese prende piede.

Si avvicendano durante la giornata le comunicazioni scientifiche, tra aspetti ideologici del concetto di dialetto e questioni più prettamente pratiche come le realtà di insegnamento in contesti altamente plurilingue, la questione dell'insegnamento dei dialetti e la relativa fissazione di una norma, con questioni di certo non banali come quelle che riguardano le tradizioni grafiche del piemontese. Viene poi evidenziata la situazione di incertezza legale con cui il legislatore ha trattato in passato la lingua dei segni, che ancora necessita di uno standard condiviso che ne faciliti la diffusione e l'insegnamento.

Nuova Società




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.