L’ITALIA E’ ANCORA UN SOGNO PER MOLTI

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Ci sono i «fantasmi» come i richiedenti asilo che ieri manifestavano al Pantheon contro la vacuità del proprio status giuridico, ma ci sono anche i concretissimi braccianti che, seppur in lieve calo, costituiscono il 25% del lavoro agricolo. Il XXII Dossier Immigrazione realizzato da Caritas e Migrantes fotografa l’Italia di oggi per immaginare quella di domani.
I dati appena presentati a Milano disegnano un Paese sempre più europeo, dove nel 2011 gli stranieri regolari hanno superato quota 5 milioni (1,3 milioni comunitari) rappresentando l’8,2% della popolazione (il 22% è under 18). Sono soprattutto cristiani (circa un milione i romeni), abitano in prevalenza al Nord (uno su 4 in Lombardia), si concentrano nelle fasce basse del mercato del lavoro (se fra gli italiani gli operai sono il 40%, la quota sale all’83% fra gli immigrati comunitari e al 90% tra i non comunitari) ma si trovano anche nel terziario, nell’industria, nell’imprenditoria (9,1%), nel calcio (il 48,9% dei giocatori della Serie A) e, ovviamente, nell’assistenza familiare.
«C’è una stabilizzazione, si è chiusa la stagione degli arrivi crescenti e si aperta quella della presenza più stabile», nota il ministro per la Cooperazione e l’Integrazione Riccardi. Gli immigrati sono in Italia per restare, come prova il sorpasso dei permessi di soggiorno di lungo termine su quelli ordinari (57854 contro 50860), e con gli italiani condividono aspettative, progetti, paure.
Il lavoro, per esempio. Sebbene aumenti il numero degli stranieri occupati (2,5 milioni, +22%, un decimo del totale), la crisi non li risparmia affatto (gli uomini sono i più colpiti). Secondo Caritas e Migrantes sarebbe infatti la loro crescita demografica a gonfiare la cifra dei lavoratori che invece in termini assoluti è passata dal 67,8% del 2008 al 63% attuale (nello stesso periodo l’occupazione italiana è calata dell’1,4%). Gli stranieri inoltre, sono più esposti al rischio di infortuni (15,9% del totale) e devono necessariamente risparmiare il più possibile per inviare a casa circa 1.618 euro l’anno (le rimesse del 2011 sono state 7,4 miliardi di euro).
E poi la scuola, avamposto dell’integrazione silenziosa, dove aumenta la presenza di studentesse straniere (47,5%) e diminuisce il numero di scuole statali e non che rifiutano gli immigrati (nell’anno scolastico 2011/12 il 73% degli istituti ha una percentuale di non italiani compresa tra 1 e 30).




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