L’inventore dell’esperanto per i non vedenti

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Anniversari

Il geniale inventore della scrittura per non vedenti nasceva 200 anni fa. Milano lo ricorda con un convegno e un museo

In 6 puntini un esperanto rivoluzionario

di Chiara Vanzetto

Sei puntini per conquistare il mondo. Sei puntini a rilievo, da sfiorare in punta di dita per comunicare e per conoscere. Nasceva in Francia duecento anni fa, il 4 gennaio 1809, uno dei geni del XIX secolo, che non a caso riposa nel Pantheon di Parigi accanto a Voltaire e Zola, Hugo e Marie Curie. Si tratta di Louis Braille, l’inventore dell’omonimo codice utilizzato per la lettura e la scrittura dalle persone cieche. Codice universale, che può tradurre qualunque lingua ed è applicato in tutto il pianeta: una sorta di esperanto senza confini, creato da un non vedente su misura per i non vedenti, perché potessero comunicare tra loro ma anche con tutto il resto dell’umanità. 64 combinazioni Una vera rivoluzione culturale, che si celebra il 20-21 febbraio con la Giornata internazionale del Braille. Figlio di un sellaio, a tre anni Louis perde la vista per un incidente nella bottega del padre. Ma non si rassegna alla sua condizione. Pensa, studia, lavora. E, ispirato da un codice militare per trasmettere messaggi notturni, nel 1829 inventa il suo nuovo sistema di scrittura: sei puntini impressi a rilievo con un punteruolo all’interno di piccole caselle, su un foglio di carta spessa. 64 combinazioni che corrispondono alle lettere dell’alfabeto e ai segni di interpunzione. Si scrive da destra a sinistra, si capovolge il foglio e si legge da sinistra a destra. Lo stesso metodo consente di scrivere e leggere la musica e la matematica.

Viva il pc Dopo due secoli, un metodo superato? «Niente affatto – risponde Rodolfo Masto, commissario straordinario dell’Istituto dei Ciechi di Milano, dove per la prima volta nel 1864 il Braille fu introdotto in Italia -. Ancora oggi si tratta di uno strumento indispensabile, flessibile e attuale. Così flessibile che, solo aggiungendo due punti, è stato possibile adattarlo al linguaggio informatico: otto punti, 256 combinazioni». Principali supporti informatici la Barra Braille (che traduce qualunque testo visualizzato sullo schermo in un testo a rilievo e viceversa), i sintetizzatori vocali e i software di ingrandimento. Se l’ideazione del Braille ha spalancato ai ciechi le porte del sapere e dell’emancipazione, la sua applicazione alle nuove tecnologie fa di più.

All’università Abbatte molte barriere, permette ai non vedenti e agli ipovedenti di affermarsi nella scuola e in carriere prima precluse. «Accanto alle occupazioni tradizionali di insegnante di materie umanistiche, musicista, centralinista, massofisioterapista – prosegue Masto – sono in ascesa nuove figure professionali, come l’avvocato, il dirigente, il professore universitario». In crescita veloce anche le lauree, intorno al 10% della popolazione non vedente, in linea con le percentuali degli italiani che vedono.

(Dal Corriere della Sera, 19/2/2009).

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