lingue sull’orlo del precipizio

Mondo: ogni due settimane muore una lingua

(Antonio Astorga, ABC)

El Castellano.org.

27 marzo, Marie Smith Jones è morta nel suo letto mentre dormiva all’età di 89 anni “Almeno ha smesso di soffrire, ha sopportato molti dolori per molti anni”, ha detto il nipote.

La tragica notizia sarebbe passata inosservata se non fosse che con Marie Smith Jones scompare dalla faccia della terra la lingua eyak, visto che la cacica di Anchorage era la sua ultima parlante, l’ultima nativa ed ereditiera di una lingua caduta ormai nell’oblio: l’ultimo capo di una antica tribù che aveva iniziato una battaglia legale contro le grandi imprese che commerciano legno poichè disboscavano zone della sua terra eyak.

In Alaska e nelle isole Aleutianas vivono 63.390 nativi di quelli che,( approssimativamente 14.800), parlano ancora alcune delle loro lingue originali appartenenti a quattro gruppi linguistici.

L’ eyak di Marie Smith Jones era una delle 3000 lingue in pericolo di estinzione secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO). La cattiva notizia dell’Alaska ha una conseguenza spaventosa: Ogni giorno muoiono 3000 persone che parlano una di queste lingue.

Il mappamondo della diversità linguistica non coincide con quello della densità di popolazione. Il 96% delle lingue sono parlate dal 4%della popolazione mondiale e più del 80% delle lingue sono endemiche e sono confinate in un solo paese.

La metà della popolazione mondiale si esprime in una delle 8 lingue di maggiore diffusione: cinese (1.2000 milioni di parlanti) inglese (478), hindi(437) spagnolo (400) russo, arabo, portoghese, e francese. Questo disequilibrio fa sì che gli esperti prevedano la scomparsa del 95% delle lingue vive in questo secolo. Alcuni studiosi sostengono che ogni due settimane muore una lingua.

Gli indici di estinzione sono molto elevati nelle zone di maggiore diversità linguistica: in Africa più di 200 lingue hanno meno di 500 parlanti.

Michael Krauss dell’Università dell’Alaska di Fairbanks ricorda che dieci mila anni fa, quando esistevano sulla terra circa dieci milioni di esseri umani, si parlavano più di venti mila lingue.Era quando le lingue nascevano, si riproducevano e morivano contemporaneamente alla società che le parlava. Ma il contrasto con l’economia di oggi che decellera pericolosamente senza freni, la scomparsa delle lingue accellera progressivamente come risultato della globalizzazione,diventando vittime di guerre senza quartire.

Oggi più della metà delle 7000 lingue che si parlano nel mondo sono sull’ orlo del precipizio. Le cause ? A mala pena sono presenti nell’Amministrazione, nell’Educazione e nei mezzi di comunicazione. La soglia minima di sopravvivenza di una lingua si innalza a 10.000 parlanti. Tuttavia, delle 7000 che esistono, la metà è parlata per lo meno da 10.000 persone e, 1500 da meno di 1.000.

“Da quando le lingue si sono diversificate, evidenzia Ranka Bjeljac dell’Università di Poitiers (Francia), almeno 30.000 (alcuni parlano persino di 500.000) sono nate e si sono estinte, spesso senza lasciare traccie. La novità è la rapidità con la quale muoiono nell’attualità”. La nascita degli Stati Nazione è stato un fattore decisivo per il consolidarsi delle lingue nazionali e per l’emarginazione delle altre.

Secondo Bjeljac-Babic, “i Governi nazionali, con il loro grande impegno nello stabilire una lingua ufficiale nell’educazione, i mezzi e l’Amministarzione hanno deliberatamente eliminato quelle minoritarie”

Spagna. Il Basco eUnamuno.

Secondo Proel (Promotrice Spañola di Linguistica), un ente associato con il gruppo SIL (Summer Institute of Linguistics, organizzazione che lotta a favore delle lingue meno conosciute), in Spagna sono minacciate il basco, l’asturiano, il galiziano, l’aranés e l’aragonese e seriamente minacciate la lingua mirandesa, il leonese e l’ estremegno.

Secondo l’accademico Francisco Rodríguez Adrados, che ha appena pubblicato un’esaustiva “Historia de las lengua de Europa”, migliaia di lingue sono scomparse “ ed è un peccato perchè le lingue all’inizio erano piccoli dialetti. È impossibile mantenere questa molteplicità. Per esempio il bambino basco di Vizcaya impara il basco della sua città perchè è un dialetto. Il basco si è unficato da pochissimo. Dopo, questo bambino imparerà il basco standard, quest’altro che hanno inventato e, più in là nel tempo, dovrà imparare lo spagnolo e dopo l’inglese, in modo che il suo cervello un giorno scoppierà. Quando c’è una chiara pressione politica allora una lingua è conservata, al contrario quando non c’è, istantaneamente si abbandona alle libere forze della società; è così che queste piccole lingue spariscono”.

E ricorda il professor Adrados, un famoso discorso di Miguel de Unamuno che causò una grande commozione. Fu nel 1901 nella sua terra nativa. Lo scrittore di Bilbao disse ai suoi concittadini che il basco era agonizzante, che non restava loro che raccoglierlo e sotterrarlo con la pietà dei figli, “imbalsamato in scienza”. Trenta anni dopo Unamuno -nel Congresso sulle Lingue Ispaniche- sostenne che “oggi continua questa agonia”.

È una cosa molto triste, ma un fatto è un fatto, e così come mi sembrerebbe una vera impietà che si pretendesse di infliggere il colpo di grazia su un moribondo, alla madre moribonda, mi sembra così uno scempio inniettare droghe per allungargli una vita che in realtà è fittizia; perchè non sono altro che droghe i lavori che oggi si stanno realizzando per creare una Lingua colta, una Lingua che, nel senso che ordinariamente si da a questa parola, non può riuscire ad esserlo. Il basco, concluse Unamuno, bisogna dirlo,come unità non esiste, è un conglomerato di dialetti in cui non ci si capisce a volte gli uni con gli altri”

Rodríguez Adrados spega che nei paesi dove c’erano e ci sono migliaia di lingue “Africa, America,- le lingue indigene-ogni tribù aveva un suo dialetto. Lo stato naturale dell’Umanità è la molteplicità dei dialetti. Se in America ci sono state lingue molto estese, pre-ispaniche, il quechua… è per il lavoro artificiale dei missionari.

In modo che, quando si creano grandi unità culturali o politiche, inevitabilmente le lingue messe peggio soffrono e si perdono. I missionari predicavano agli indios di imparare il quechua e dopo, invece, risultò che ai quechuas piaceva imparare lo spagnolo. Perchè era un altro livello sociale, era la via per salire la scala sociale, di farsi largo nella società, di fondersi al gruppo dominante, di accedere alla cultura, di scrivere poesie. Questa è storia”. Perchè lo spagnolo è messo da parte nelle scuole della Catalogna? “Lo spagnolo in Catalogna sopravvive -conclude l’accademico- e sopravviverà perchè ha molta influenza”. Il problema è che lo stanno trasformando in una lingua di secondo piano. Sociolinguisticamente non è più la lingua di uno stato, ne di una nazione, ne della burocrazia ne della vita culturale”.

Asia. Il caso di un tiranno

L’India, una nazione in cui si parlano 1.650 lingue, si trova davanti al dilemma di preservare l’integrità nazionale senza mettere in pericolo le lingue regionali. Molte delle lingue minoritarie corrono il pericolo di estinguersi. Nella cuspide della Torre Babelica indiana si trovano l’hindi e l’inglese, due lingue che sono estranee ai due terzi della popolazione. Di questi (1.650) idiomi circa 400 si utilizzano come veicolo di comunicazione. Di questi, ventidue sono parlati dal 75% degli abitanti dell’Unione Indiana. L’hindi è di fatti una lingua minoritaria visto che la parla solo il 40% della popolazione del paese. I musulmani parlano l’urdù, i sijs il punjabì e gli anglo-indiani l’inglese. Dall’altra parte, più di 600 minorie tribali delle montagne parlano idiomi che non si insegnano nelle scuole anche se sono riconosciuti dalla Costituzione. Nel sudest asiaticoil numero di parlanti per lingua è relativamente elevato, ma il futuro di circa 40 delle 600-700 lingue esistenti “dipenderà essenzialmente dalle politiche che adotteranno i rispettivi Stati”, secondo il “Libro rosso sulle lingue minacciate in Europa e nel nordest asiatico”, di Edizioni Unesco.

Nel nordest asiatico soltanto sei delle 47 lingue censite “hanno la reale possibilità di sopravvivere”insieme con il russo: 20 moribonde, 8 in via di estinzione e 13 in pericolo.

America Latina. Le lingue amerindiane sono sul chi va là.

Delle 500 lingue amerindiane esistenti, tra un terzo e la metà sono sul bordo del precipizio e la riduzione più significativa è prevista in Brasile, dove la maggioranza degli idiomi è parlata da comunità estremamente piccole. In America del Nord la situazione più preoccupante la vivono le lingue indigene e criolle, specialmente negli Stati Uniti e Canada dove le 200 lingue amerindiane che sono riuscite a sopravvivere fini ad oggi sono tutte in pericolo eccetto le lingue: navayo, cree e ojibwa.

La lingua machaj juyai, detta “lingua segreta”, continua ad essere parlata da alcune famiglie di kallawaya, medici fisioterapisti tradizionali che vivono nelle Ande boliviane. Questa lingua racchiude in sè le conoscenze ancestrali e le lingue in via di estinzione.

Europa: nove lingue moribonde.

Delle 123 lingue parlate nel Vecchio Continente, nove stanno per scomparire, 26 sono vicine all’estinzione e 38 in pericolo. La lingua bielorusso e tartara sono potenzialmente minacciate. 34 sono seriamente minacciate:il ladino, aramaico, arabo-cipriota, yddish, guascone, provenzale, alpino-provenzale, franco-provenzale, auvernés, lemousin, romancio, poitevino saintongés, normanno, piccardo,bretone, francesedelle isole del Canale, istriano, istrorumeno, frisone orientale, frisone settentrionale, guardiolo, macedorumeno, pontiaka, arvanita, tsaconio, vlasi, gaguzo, casubio, sami meridionale, ingrio, ludio, vepsio e mari.

Sono minacciate il manese, scozzese, gaelico, irlandese, frisone occidentale, valone, lombardo, ligure, romagnolo, ladino, friulano, romancio, faetar, arabesco, alto sorbio, basso sorbio, ruteno, romanì, gagauzo, nodai, kurdo, laz, moksha, erzia, baskirio, chuvasiano, mari orientale, permio, komi, olonetsiano,carelio e sami settentrionale.

Si sono invece estinte: il manese, prussiano antico, caraita, gotico,cornovagliese, dalmata, polabo, slovincio e nordico. E sull’italkiano, pontiaka, sami akkala, sami ter, sami pite, sami ume e votio pende la spada di Damocle per l’estinzione definitiva.

Questo messaggio è stato modificato da: elisapiccolo, 04 Apr 2008 – 00:05 [addsig]




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