Lingue e traduzioni in Europa.

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Lingue.

Gli idiomi nati in Europa continuano a occupare un ruolo centrale nel mondo grazie anche alle versioni. Ma nessuno strumento tecnologico potrà colmare la distanza culturale tra un Paese e l’altro.

Tradurre mondi, non parole.

di Giuseppe Antonelli.

“La lingua d’Europa è la traduzione”, affermava qualche anno fa Umberto Eco. E forse, con i traduttori automatici che si fanno sempre più precisi e pervasivi, la traduzione diventerà presto la vera lingua universale. Intanto, le grandi lingue di cultura nate in Europa continuano a occupare nella rete linguistica globale uno spazio privilegiato. Tra le ragioni di questa posizione centrale proprio i reciproci flussi di traduzione.
Certo, nel tempo i rapporti sono cambiati. “ – Che vi par di questa lingua inglese, ditemi di grazia”, si leggeva in un dialogo dei “First fruits” di John Florio, la prima grammatica d’italiano per inglesi (1578). “ – E’ una lingua che vi farà bene in Inghilterra, ma passate Dover, la non val niente. – Dunque non è praticata fòri in altri paesi? –Signor no, con chi volete che parlino?”.
Quando due secoli dopo Pietro Chiari (misconosciuto bestsellerista “ante litteram”) deplorava che “l’idioma toscano” fosse destinato “ a fare il leccapiatti nelle tavole altrui, in tante miserabili traduzioni che venir farebbero il mal di pancia al Colosso di Rodi”, ce l’aveva con il francese. La polemica all’epoca era un “topos”, visto che le versioni francesi erano spesso il tramite anche per testi nati in altre lingue (inglese compreso). Oggi l’inglese domina il sistema. L’italiano, in una zona più periferica, è comunque tra le poche lingue per cui il numero di traduzioni in uscita supera quello delle traduzioni in entrata. Fra i libri italiani più tradotti spicca il caso “stratopico” di Geronimo Stilton: negli ultimi 15 anni le storie del topo detective hanno venduto oltre 100 milioni di copie in 45 lingue diverse. Un successo degno dell’antenato “Pinocchio”, che vanta traduzioni in ben 234 lingue : l’unico al mondo ad averne di più è “Il piccolo principe”. Ben piazzati nella classifica mondiale dei più venduti di sempre sono anche “Va’ dove ti porta il cuore” di Susanna Tamaro (88°) e – riecco Eco – “Il nome della rosa” (19° e tradotto in 40 lingue). L’ultima traduttrice del romanzo in cinese si lamentava in un’intervista delle difficoltà incontrate: “Sugli aspetti religiosi per i cinesi è molto più difficile. Non riuscivo nemmeno a distinguere tra cattolicesimo e protestantesimo”.
Perché – in barba ai traduttori automatici – la vera distanza da colmare (come ha scritto un traduttore di lingua inglese), non è quella tra i vocaboli (“words”) ma tra i mondi (“worlds”). Un gioco di parole che in italiano, neanche a farlo apposta, è intraducibile.
(Da Corriere della Sera, La Lettura, 19/7/2015).

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