Lingue e teatro

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NUOVE SFIDE IL FUTURO DEL PALCOSCENICO, GLI APPUNTAMENTI CON L’EXPO, IL RUOLO INTERNAZIONALE: PARLA IL DIRETTORE MILANESE

Escobar e il Piccolo Teatro «Un successo in 20 lingue»

di Maurizio Porro

Due notizie per il Piccolo Teatro di Milano: Sergio Escobar è stato riconfermato per il prossimo triennio alla direzione, nella gestione condivisa con Ronconi; Odissea di Omero-Bob Wilson è andata in scena trionfalmente ad Atene prima di approdare qui. Giriamo la boa dei 13 anni al Piccolo: differenze? «Nessuna: non è cambiato l’entusiasmo, ma molte perché in 13 anni il mondo è mutato profondamente e bisogna capire il ruolo del teatro». Da qui al 2016 cosa prevede per il palcoscenico? «Affrontare le sfide giorno per giorno, non sapendo quale sia il vero traguardo ma sapendo bene che gli ostacoli sono sempre gli stessi: qualcuno a Roma non capisce quanto conti il teatro, la cultura, per lo sviluppo. In compenso, lo capisce il pubblico». Il solito problema dei soldi…«Non è solo problema di soldi ma di governo. Ci crederò quando vedrò parlare di sacrifici, certo, ma anche di investimenti e prospettive i ministri Ornaghi, Passera, Fornero, Grilli. Se poi ci fosse anche Monti…». Arriva l’Expo: progetti concreti? «Per il teatro e non solo per il Piccolo, per la città, è una grande occasione. C’è molto da lavorare sui luoghi e sulle generazioni, dalla nostra abbiamo le 20 lingue che abbiamo fatto parlare sul nostro palcoscenico. Sui progetti ne stiamo discutendo, è un lavoro di squadra, ma sono preoccupato per i ritardi». Si ripresenta il problema della sovrintendenza della Scala: farebbe cambio come fece Grassi? «Onorato del paragone, ma la storia non si ripete mai. E poi non so se lo scooter che uso ogni giorno per venire al Piccolo si addice all’aplomb internazionale della Scala». Con la Grande Milano metropolitana cosa cambia? «Ci sarà ancora più sintonia con quella che era già manifesto di chi fondò questo teatro. Che ha sede sì nel centro, ma che vive di un rapporto profondo con tutti». Si parla sempre di memoria: come fissare gli attimi fuggenti del teatro? «Ha provato Strehler col Faust, ci proviamo tutti i giorni noi che lavoriamo in teatro con una Web tv nostra e un prezioso archivio, ma sappiamo che è proprio l’attimo fuggente che dà valore a quello che facciamo. La memoria quando non è un alibi è una spinta per il futuro». In questi anni è stato ristrutturato il Piccolo e aperto il Chiostro diventato ambito luogo culturale per la città. «È una delle cose più entusiasmanti del mio lavoro. È la dimostrazione che Milano deve smetterla di piangersi addosso e riscoprire luoghi straordinari che continua a nascondere, la dimostrazione che non c’è distinzione tra spettatore e cittadino. Sa quando ho capito che il Chiostro era una realtà? Quando ho visto un ombrellino alzato che guidava un gruppo di giapponesi a fotografarlo». Tre sale, più varie ed eventuali, decine di spettacoli, un pubblico per metà di giovani: del resto le Università sono il luogo naturale del Piccolo. È un identikit? «Certo, ma è sbagliata la contrapposizione d’età. Noi dobbiamo tramandare, i giovani hanno diritto di interrogarsi sul futuro». Quale titolo le è spiaciuto non mettere in cartellone? «Petrolio, il romanzo incompiuto di Pasolini, con la regia di Ronconi. Ma chissà, con Luca stiamo discutendo alcuni titoli, anche con passioni diverse ma complementari. Spregelburd, autore argentino che noi rappresentiamo anche quest’anno, dice: "Il futuro non è mai moderno"». Cosa ha preso oggi il teatro dal cinema e viceversa? «Molto, moltissimo. Credo che siano due forme di spettacolo dal vivo. Pensi ad Olmi, a Servillo e si chieda come mai il riservatissimo Peter Brook abbia consegnato a un film i suoi segreti più profondi, pensi a quanta voglia di cinema c’è nel lavoro di Ronconi». Il più bel complimento di questi anni? «L’ho ricevuto come critica da un cinico direttore artistico non milanese: "Sei ammalato di istituzioni"». Quale spettacolo di Strehler vorrebbe riallestire? «Il mio cuore batte sempre per Galileo con Buazzelli, il primo che ho visto in via Rovello».
(Dal Corriere della Sera, 6/11/2012).




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