Lingue d’Italia sulla scena

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Lingue d’Italia sulla scena

di Gianni Manzella

“Lingue taglienti, lingue avvelenate”. Non c’è dubbio, fa il suo bell’effetto il titolo di questa edizione di Benevento Città Spettacolo, la terza sotto la direzione artistica di Ruggero Cappuccio. E ha anche una forte evidenza assertiva: il teatro italiano non è quello scritto nella lingua italiana, inquinata com’è dal linguaggio televisivo. Il nostro teatro si è invece fondato su lingue di scena intrise di forme dialettali. A corollario si potrebbe aggiungere che oggi è soprattutto nelle lingue meridionali che si esprime la drammaturgia più interessante, attraverso autori che sono anche attori, cioè artefici in prima persona del proprio teatro. Ecco Franco Scaldati, poeta e sciamano delle zone d’ombra di Palermo, da dove tira fuori personaggi marginali, disperatamente comici e un poco irreali, quali quelli di “La gatta di pezza”. O il napoletano Enzo Moscato, che della contaminazione linguistica ha fatto una sofisticata cifra stilistica e in “Costellazioni” rende omaggio al maestro di tutti, il grande Eduardo. E non solo: a Benevento ci saranno Ugo Chiti (“Genesi-I ribelli”), lo stesso Cappuccio (“Desideri mortali”), Remondi e Caporossi (“Me&Me”) e molte altre iniziative.

(Da Grazia n. 35, agosto-2005).

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