Lingue discriminate nella Ue La Corte dà ragione all`Italia

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Corriere della Sera, pag. 17

Si chiude la contesa nata nel 2007. La sentenza di Lussemburgo potrà influire sulla «guerra dei brevetti»

Lingue discriminate nella Ue La Corte dà ragione all`Italia

Da rifare i bandi pubblicati in inglese, tedesco e francese

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Per una volta, ma è una volta importante, la Corte di giustizia dell`Unione Europea ha dato ragione all`Italia: sentenziando che «è discriminatorio» pubblicare solo in tedesco, inglese e francese un bando di assunzione per giovani di tutti i 27 Paesi Ue che vogliano appunto lavorare nelle istituzioni europee. Tutto da rifare perciò, la pubblicazione va annullata. Si compie così un ulteriore
passo nell`ultra-trentennale «guerra delle lingue», che vede le «lingue forti» della Ue privilegiate da una parte, e tutte le altre – specie italiano e spagnolo, che più forte protestano – nel ruolo di Cenerentola.
In questo caso particolare, la contesa era nata nel marzo 2007: sul suo sito Internet, l`ufficio diselezione del personale della Comunità aveva pubblicato un «Imi» (Invito a manifestare interesse) per la formazione di un elenco di candidati all`assunzione. Nel giugno dello stesso anno, l`Italia aveva fatto ricorso sostenendo che la pubblicazione in 3 lingue non rispettasse «i principi di non discriminazione, di proporzionalità e multilinguismo».

I giudici della Corte hanno sposato in pieno questa tesi: la pubblicazione trilingue è «una discriminazione fondata sulla lingua tra potenziali candidati, contraria al diritto dell`Unione Europea». Questo perché le lingue ufficiali e di lavoro dell`Unione sono ben più di 3: bulgaro, spagnolo,
ceco, danese, tedesco, estone, greco, inglese, francese, irlandese, italiano, lettone, lituano, ungherese, maltese, olandese, polacco, portoghese, romeno, slovacco, sloveno, finlandese e infine lo svedese.

La sentenza è considerata importante anche perché può influire su un`altra «guerra linguistica»
in corso: quella dei brevetti. Se un italiano vuole avere oggi un brevetto valido nel suo Paese e in Europa deve fare domanda, nelle famose 3 lingue, all`apposito ufficio di Monaco (si basa su una convenzione fra 38 Paesi): a quel punto avrà un titolo valido in Italia, ma negli altri Paesi sarà sempre necessaria una registrazione e una traduzione sul posto. Di qui, costi alle stelle. La soluzione sarebbe il cosiddetto brevetto dell`Unione Europea: «Di cui si parla da 3o anni- spiega Michele Gazzola, ricercatore di Politiche linguistiche all`università di Ginevra e collaboratore dell`Accademia della Crusca senza mai concretare granché. Eppure avrebbe costi minori, e sarebbe valido in tutti i 27 Stati. I costi attuali? Beh, da una simulazione risulta che, in un sistema a una sola lingua, l`inglese, il soggetto italiano spende in tutto 7.200 euro per avere il brevetto, e quello britannico 5.500; invece,
in uno scenario a 5 lingue, entrambi sborsano 6.86o euro». Tutto è ancora materia di negoziazione. E di spazi aperti per il nostro governo, dice Gazzola, ve n`è ancora: «Il governo può strappare un accordo più vantaggioso, ad esempio 5 lingue procedurali». C`è ancora speranza, insomma, per Dante nella Ue.

Luigi Offeddu
loffeddu@res.ìt




4 Commenti

Redazione Forum
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<strong>DIRITTI. Tribunale UE annulla annuncio di lavoro discriminatorio</strong><br />
03/02/2011 - 10:23 <br />
Un invito a manifestare interesse per candidarsi ad un lavoro all'interno delle istituzioni europee è stato annullato dal Tribunale dell'UE, su ricorso dell'Italia, perché ha discriminato i canditati in base alla lingua. Secondo il diritto dell'Unione Europea, infatti, le lingue ufficiali e le lingue di lavoro delle istituzioni dell'Unione sono il bulgaro, lo spagnolo, il ceco, il danese, il tedesco, l'estone, il greco, l'inglese, il francese, l'irlandese, l'italiano, il lettone, il lituano, l'ungherese, il maltese, l'olandese, il polacco, il portoghese, il rumeno, lo slovacco, lo sloveno, il finlandese e lo svedese.<br />
Il 27 marzo 2007l'Ufficio di selezione del personale delle Comunità europee (EPSO) ha pubblicato, sul suo sito Internet, l'invito a manifestare interesse («IMI») EPSO/CAST/EU/27/07 nelle lingue tedesca, inglese e francese, per candidarsi al ruolo di agente contrattuale per lo svolgimento di diverse mansioni all'interno delle istituzioni e delle agenzie comunitarie.<br />
A giugno 2007 l'Italia ha proposto dinanzi al Tribunale dell'UE un ricorso di annullamento contro tale IMI, ritenendo che la sua pubblicazione sul sito Internet dell'EPSO in sole 3 lingue non fosse conforme ai principi di non discriminazione, di proporzionalità e del multilinguismo.<br />
Il Tribunale dell'Unione Europea ha precisato che non esiste un principio generale di diritto comunitario che garantisca a ogni cittadino il diritto a che tutto quello che potrebbe incidere sui suoi interessi sia redatto nella sua lingua in qualunque circostanza. Ma l'amministrazione può legittimamente adottare le misure che le sembrano adeguate al fine di disciplinare alcuni aspetti di un IMI, e tali misure non devono condurre ad una discriminazione fondata sulla lingua tra i candidati a un determinato posto. Pertanto l'amministrazione, al fine di evitare una discriminazione fondata sulla lingua tra i candidati potenzialmente interessati da tale invito, deve adottare misure adeguate ad informare l'insieme di tali candidati dell'esistenza dell'IMI e delle versioni linguistiche in cui esso è stato pubblicato integralmente.<br />
Poiché nel caso in questione la Commissione non ha previsto né la pubblicazione sul proprio sito, che è tradotto in tutte le lingue ufficiali dell'UE, di un annuncio che informa dell'esistenza e del contenuto dell'IMI controverso, né l'adozione di altre misure equivalenti, sussiste un rischio rilevante che i candidati potenzialmente interessati, la cui lingua materna sia diversa dal tedesco, dall'inglese o dal francese, non siano neanche informati dell'esistenza dell'IMI. Di conseguenza, la possibilità di essere informati dell'esistenza dell'IMI controverso non era identica per ciascun candidato, indipendentemente dalla lingua di partenza. Per tali motivi, il Tribunale dichiara che la pubblicazione dell'IMI controverso nelle sole lingue tedesca, inglese e francese, sul sito Internet dell'EPSO, costituisce una discriminazione fondata sulla lingua tra i potenziali candidati, contraria al diritto dell'Unione.<br />
2011 - redattore: GA

Redazione Forum
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Il Messaggero, pag. 17<br />
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BRUXELLES <br />
<strong>Ue, concorsi in tre lingue ma non in italiano: il tribunale ci dà ragione </strong><br />
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BRUXELLES - Nella battaglia in difesa della lingua, i giudici europei hanno assegnato un punto all`Italia. Il Tribunale Ue del Lussemburgo ha definito «discriminatoria» la pubblicazione <br />
di un bando per selezionare candidati all`assunzione nelle istituzioni comunitarie nelle <br />
sole lingue tedesca, inglese e francese. <br />
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I giudici, a cui Roma aveva presentato ricorso, hanno riconosciuto che il 27 marzo 2007 l`Ufficio di selezione del personale della Comunità europea (Epso), pubblicando sul sito internet un «invito a manifestare interesse» nelle sole tre lingue di lavoro dell`Ue, ha violato il diritto dell`Unione europea perchè questo costituisce una «discriminazione fondata sulla lingua tra potenziali candidati». <br />
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Da tempo l`Italia ha ingaggiato un braccio di ferro con Bruxelles per la difesa della lingua. Sul tavolo c`è ancora la questione, ben più spinosa, relativa al regime trilingue (inglese, francese e tedesco) scelto per il brevetto europeo. <br />
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Dodici paesi Ue hanno deciso di andare avanti su questa strada con il sistema della cooperazione rafforzata. Ma il governo italiano continua a chiedere una soluzione che sia accettabile per tutti, mentre attende un altro cruciale pronunciamento della Corte di giustizia del Lussemburgo, questa volta proprio sul brevetto. <br />
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Intanto, l`Italia può far valere in suo favore il parere del Tribunale Ue di oggi. Un risultato, nel merito, dal valore principalmente simbolico: la Commissione ha fatto sapere che il <br />
problema è ormai superato, visto che la pubblicazione dei bandi avviene oggi nelle ventitrè lingue ufficiali dell`Unione e che la stessa regola vale anche per le prove di pre-selezione del personale.

Redazione Forum
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Il Tempo.it<br />
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Esteri<br />
<strong>Ue: Tribunale da' ragione a Italia, discriminatorio bando trilingue</strong><br />
Bruxelles, 3 feb. (Adnkronos/Aki) - Il Tribunale Ue di Lussemburgo ha accolto i rilievi dell'Italia e ha deciso di annullare un bando di concorso Ue (Imi, "invito a manifestare interesse per la costituzione di un elenco di candidati ai fini dell'assunzione di agenti contrattuali delle istituzioni europee") del 2007, in quanto la sua pubblicazione "nelle sole lingue tedesca, inglese e francese costituisce una discriminazione fondata sulla lingua tra potenziali candidati, contraria al diritto dell'Unione". Il bando di concorso in questione (il "Cast 27/07"), infatti, prevedeva che tutti i candidati dovessero possedere una conoscenza approfondita di una delle lingue ufficiali dell'Ue come lingua principale e una conoscenza soddisfacente del tedesco, dell'inglese o del francese come seconda lingua, obbligatoriamente diversa dalla lingua principale. I candidati avrebbero dovuto sostenere i test nella loro seconda lingua. L'Italia, pero', il 4 giugno 2007 ha proposto davanti al Tribunale Ue un ricorso di annullamento contro tale Imi, ritenendo in particolare che la sua pubblicazione sul sito internet dell'Epso (l'Ufficio europeo per la selezione del personale delle istituzioni Ue) in sole tre lingue "non fosse conforme ai principi di non discriminazione, di proporzionalita' e del multilinguismo". Di conseguenza, Lussemburgo ha ritenuto che la possibilita' di essere informati dell'esistenza del bando controverso "non era identica per ciascun candidato, indipendentemente dalla lingua di partenza". Al contrario, "tale Imi puo' favorire candidati in possesso di determinate cittadinanze, vale a dire degli stati membri in cui le lingue tedesca, inglese e francese sono lingue ufficiali", si legge nel documento del Tribunale Ue, che ha quindi deciso di annullare l'invito a manifestare interesse in questione. <br />
(Lsa/Ct/Adnkronos)

Redazione Forum
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La Stampa.it<br />
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News <br />
03/02/2011 - <br />
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<strong>E' discriminatorio il bando di selezione pubblicato in sole 3 lingue<br />
Lo ha stabilito il Tribunale dell'Unione Europea</strong><br />
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Il Tribunale dell'Unione europea ha annullato un bando, pubblicato dall’Ufficio di selezione del personale della Comunità Europea (Epso) e scritto in tedesco, inglese e francese, per reclutare candidati da assumere nelle istituzioni comunitarie. Il motivo? L'uso di tre sole lingue è discriminatorio nei confronti dei candidati di cittadinanza diversa da quella tedesca, inglese e francese. <br />
Il caso <br />
L'Epso pubblica nel marzo 2007, sul suo sito internet, l'invito (Imi) a manifestare interesse (scritto nelle tre lingue) per formare un elenco di candidati da assumere come agenti contrattuali per diverse mansioni nelle istituzioni UE e nelle agenzie comunitarie. Due mesi dopo, a giugno, l'Italia chiede di annullarlo perchè ritiene discriminatoria la pubblicazione in "sole tre lingue". <br />
Il Tribunale dell’Unione Europea osserva che nessuna norma impone la pubblicazione di un invito a manifestare interesse in tutte le lingue ufficiali. Però, ferma restando la discrezionalità dell'amministrazione, "tali misure non devono condurre ad una discriminazione fondata sulla lingua tra i candidati a un determinato posto". <br />
Pertanto se si decide di pubblicare il testo soltanto in alcune lingue, per evitare una discriminazione si debbono anche adottare misure adeguate al fine di informare l'insieme dei candidati dell'esistenza dell'Imi e delle versioni linguistiche in cui esso è stato pubblicato integralmente. <br />
Poichè la possibilità di informazione sull’esistenza dell’invito non è apparsa identica per ciascun candidato, ma l’Imi può aver favorito i candidati in possesso della cittadinanza degli Stati membri in cui le lingue tedesca, inglese e francese sono lingue ufficiali, i giudici UE hanno riconosciuto che la pubblicazione dell'Imi su internet, nel caso in questione, "costituisce una discriminazione fondata sulla lingua tra potenziali candidati, contraria al diritto dell'Unione europea" e ne ha chiesto l'annullamento.

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