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«Spagnolo, la lingua del boom»

Lozano Miralles: nel mondo lo parlano 400 milioni di persone

Sempre più persone nel mondo parlano spagnolo, ormai al secondo posto fra le lingue di comunicazione internazionale dopo l’inglese. Rafael Lozano Miralles, preside della Scuola per interpreti e traduttori di Forlì, racconta quali sono i settori economici dove questa lingua è più gettonata

di Elena Comelli

Vent’anni fa lo spagnolo era una lingua di nicchia, che serviva solo per leggere le poesie di Federico García Lorca. «Ora è la seconda lingua in tutte le università, a discapito del francese». Una rinascita fulminante, che Rafael Lozano Miralles, preside alla Scuola superiore di Lingue moderne per interpreti e traduttori dell’Università di Bologna (polo di Forlì), definisce «uno tsunami». Rinascita che va di pari passo con la potente crescita economica della Spagna e dell’America Latina, dopo la triste stagione delle dittature. Il dinamismo del mondo di lingua spagnola esercita il suo fascino anche sulle imprese? «Non c’è dubbio. Basta vedere gli intrecci che si stanno creando tra il sistema industriale spagnolo e quello italiano, dalle banche alle telecomunicazioni. In Spagna c’è un fortissimo slancio verso il futuro, una gran voglia di progettare il nuovo, e l’economia spagnola sta assumendo un ruolo di traino innovativo su quella europea. Le imprese spagnole investono molto all’estero e sono le più forti in America Latina, un continente che a sua volta sta decollando». Conoscere lo spagnolo può diventare una marcia in più per chi vuole crescere nel mondo del business? «Lo spagnolo è parlato da 400 milioni di persone e si colloca al secondo posto fra le lingue di comunicazione internazionale dopo l’inglese. Ogni anno oltre 3 milioni di persone cercano d’impararlo solo in Europa. Sta diventando un nesso non solo con la Spagna ma anche con l’America Latina e perfino con gli Stati Uniti, dove gli ispano-parlanti superano ormai i 50 milioni e in alcuni Stati, come la California, sono addirittura la maggioranza». Questo avrà un impatto notevole sul mondo della comunicazione… «Certamente. Proprio dagli Stati Uniti si sta sviluppando un enorme mercato per la lingua spagnola, nella musica, nel cinema, nella tv e naturalmente in tutti i mezzi di comunicazione elettronica, i cui risvolti economici sono impressionanti. L’impatto dello spagnolo sui giovani, in particolare, è straordinario. La mobilità sempre più estrema e il crescente multiculturalismo stanno formando un’intera generazione di persone affascinate dal mondo di lingua spagnola. La cultura americana va verso un bilinguismo di fatto». Per un manager, però, l’inglese resta fondamentale. «Nessuno lo nega. Il bravo manager capisce che l’inglese consente una comunicazione sicura e apre un’infinità di mercati, come il latino nell’epoca antica. Ma non basta. Le lingue nazionali vanno comunque tutelate e valorizzate. Nel bagaglio culturale di un professionista ci dev’essere anche una seconda lingua. Conoscere lo spagnolo dimostra uno sforzo d’immaginazione e di apertura al nuovo che verrà sicuramente apprezzato in qualsiasi azienda». Quali sono i settori più interessati allo spagnolo? «Il mondo dei media, con 400 milioni di potenziali utenti, è molto interessato allo spagnolo. In Italia in particolare ci sono forti intrecci con i media spagnoli, da Telecinco di Mediaset a El Mundo, controllato da Rcs MediaGroup. Poi c’è il turismo, il mondo dei convegni, le organizzazioni internazionali. E in tutte le grandi aziende con uffici di relazioni internazionali c’è sempre bisogno di qualcuno che sappia parlare lo spagnolo». Nelle aziende partecipate, poi, conoscere la lingua della casa madre è fondamentale per arrivare in alto… «Naturalmente. Le banche spagnole, ad esempio, sono fra le più dinamiche in Europa e hanno partecipazioni importanti dappertutto, anche in Italia. Per fare carriera in quel mondo può essere molto conveniente parlare bene la lingua dei dirigenti».

(Dal Corriere della Sera, 22/6/2007).

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2 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

«Spagnolo, la lingua del boom»<br /><br />
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Lozano Miralles: nel mondo lo parlano 400 milioni di persone <br /><br />
Sempre più persone nel mondo parlano spagnolo, ormai al secondo posto fra le lingue di comunicazione internazionale dopo l'inglese. Rafael Lozano Miralles, preside della Scuola per interpreti e traduttori di Forlì, racconta quali sono i settori economici dove questa lingua è più gettonata<br /><br />
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di Elena Comelli<br /><br />
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Vent'anni fa lo spagnolo era una lingua di nicchia, che serviva solo per leggere le poesie di Federico García Lorca. «Ora è la seconda lingua in tutte le università, a discapito del francese». Una rinascita fulminante, che Rafael Lozano Miralles, preside alla Scuola superiore di Lingue moderne per interpreti e traduttori dell'Università di Bologna (polo di Forlì), definisce «uno tsunami». Rinascita che va di pari passo con la potente crescita economica della Spagna e dell'America Latina, dopo la triste stagione delle dittature. Il dinamismo del mondo di lingua spagnola esercita il suo fascino anche sulle imprese? «Non c'è dubbio. Basta vedere gli intrecci che si stanno creando tra il sistema industriale spagnolo e quello italiano, dalle banche alle telecomunicazioni. In Spagna c'è un fortissimo slancio verso il futuro, una gran voglia di progettare il nuovo, e l'economia spagnola sta assumendo un ruolo di traino innovativo su quella europea. Le imprese spagnole investono molto all'estero e sono le più forti in America Latina, un continente che a sua volta sta decollando». Conoscere lo spagnolo può diventare una marcia in più per chi vuole crescere nel mondo del business? «Lo spagnolo è parlato da 400 milioni di persone e si colloca al secondo posto fra le lingue di comunicazione internazionale dopo l'inglese. Ogni anno oltre 3 milioni di persone cercano d'impararlo solo in Europa. Sta diventando un nesso non solo con la Spagna ma anche con l'America Latina e perfino con gli Stati Uniti, dove gli ispano-parlanti superano ormai i 50 milioni e in alcuni Stati, come la California, sono addirittura la maggioranza». Questo avrà un impatto notevole sul mondo della comunicazione... «Certamente. Proprio dagli Stati Uniti si sta sviluppando un enorme mercato per la lingua spagnola, nella musica, nel cinema, nella tv e naturalmente in tutti i mezzi di comunicazione elettronica, i cui risvolti economici sono impressionanti. L'impatto dello spagnolo sui giovani, in particolare, è straordinario. La mobilità sempre più estrema e il crescente multiculturalismo stanno formando un'intera generazione di persone affascinate dal mondo di lingua spagnola. La cultura americana va verso un bilinguismo di fatto». Per un manager, però, l'inglese resta fondamentale. «Nessuno lo nega. Il bravo manager capisce che l'inglese consente una comunicazione sicura e apre un'infinità di mercati, come il latino nell'epoca antica. Ma non basta. Le lingue nazionali vanno comunque tutelate e valorizzate. Nel bagaglio culturale di un professionista ci dev'essere anche una seconda lingua. Conoscere lo spagnolo dimostra uno sforzo d'immaginazione e di apertura al nuovo che verrà sicuramente apprezzato in qualsiasi azienda». Quali sono i settori più interessati allo spagnolo? «Il mondo dei media, con 400 milioni di potenziali utenti, è molto interessato allo spagnolo. In Italia in particolare ci sono forti intrecci con i media spagnoli, da Telecinco di Mediaset a El Mundo, controllato da Rcs MediaGroup. Poi c'è il turismo, il mondo dei convegni, le organizzazioni internazionali. E in tutte le grandi aziende con uffici di relazioni internazionali c'è sempre bisogno di qualcuno che sappia parlare lo spagnolo». Nelle aziende partecipate, poi, conoscere la lingua della casa madre è fondamentale per arrivare in alto... «Naturalmente. Le banche spagnole, ad esempio, sono fra le più dinamiche in Europa e hanno partecipazioni importanti dappertutto, anche in Italia. Per fare carriera in quel mondo può essere molto conveniente parlare bene la lingua dei dirigenti». <br /><br />
(Dal Corriere della Sera, 22/6/2007).<br /><br />
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Daniela Giglioli
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Lozano Miralles: nel mondo lo parlano 400 milioni di persone <br /><br />
Sempre più persone nel mondo parlano spagnolo, ormai al secondo posto fra le lingue di comunicazione internazionale dopo l'inglese. Rafael Lozano Miralles, preside della Scuola per interpreti e traduttori di Forlì, racconta quali sono i settori economici dove questa lingua è più gettonata<br /><br />
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Vent'anni fa lo spagnolo era una lingua di nicchia, che serviva solo per leggere le poesie di Federico García Lorca. «Ora è la seconda lingua in tutte le università, a discapito del francese». Una rinascita fulminante, che Rafael Lozano Miralles, preside alla Scuola superiore di Lingue moderne per interpreti e traduttori dell'Università di Bologna (polo di Forlì), definisce «uno tsunami». Rinascita che va di pari passo con la potente crescita economica della Spagna e dell'America Latina, dopo la triste stagione delle dittature. Il dinamismo del mondo di lingua spagnola esercita il suo fascino anche sulle imprese? «Non c'è dubbio. Basta vedere gli intrecci che si stanno creando tra il sistema industriale spagnolo e quello italiano, dalle banche alle telecomunicazioni. In Spagna c'è un fortissimo slancio verso il futuro, una gran voglia di progettare il nuovo, e l'economia spagnola sta assumendo un ruolo di traino innovativo su quella europea. Le imprese spagnole investono molto all'estero e sono le più forti in America Latina, un continente che a sua volta sta decollando». Conoscere lo spagnolo può diventare una marcia in più per chi vuole crescere nel mondo del business? «Lo spagnolo è parlato da 400 milioni di persone e si colloca al secondo posto fra le lingue di comunicazione internazionale dopo l'inglese. Ogni anno oltre 3 milioni di persone cercano d'impararlo solo in Europa. Sta diventando un nesso non solo con la Spagna ma anche con l'America Latina e perfino con gli Stati Uniti, dove gli ispano-parlanti superano ormai i 50 milioni e in alcuni Stati, come la California, sono addirittura la maggioranza». Questo avrà un impatto notevole sul mondo della comunicazione... «Certamente. Proprio dagli Stati Uniti si sta sviluppando un enorme mercato per la lingua spagnola, nella musica, nel cinema, nella tv e naturalmente in tutti i mezzi di comunicazione elettronica, i cui risvolti economici sono impressionanti. L'impatto dello spagnolo sui giovani, in particolare, è straordinario. La mobilità sempre più estrema e il crescente multiculturalismo stanno formando un'intera generazione di persone affascinate dal mondo di lingua spagnola. La cultura americana va verso un bilinguismo di fatto». Per un manager, però, l'inglese resta fondamentale. «Nessuno lo nega. Il bravo manager capisce che l'inglese consente una comunicazione sicura e apre un'infinità di mercati, come il latino nell'epoca antica. Ma non basta. Le lingue nazionali vanno comunque tutelate e valorizzate. Nel bagaglio culturale di un professionista ci dev'essere anche una seconda lingua. Conoscere lo spagnolo dimostra uno sforzo d'immaginazione e di apertura al nuovo che verrà sicuramente apprezzato in qualsiasi azienda». Quali sono i settori più interessati allo spagnolo? «Il mondo dei media, con 400 milioni di potenziali utenti, è molto interessato allo spagnolo. In Italia in particolare ci sono forti intrecci con i media spagnoli, da Telecinco di Mediaset a El Mundo, controllato da Rcs MediaGroup. Poi c'è il turismo, il mondo dei convegni, le organizzazioni internazionali. E in tutte le grandi aziende con uffici di relazioni internazionali c'è sempre bisogno di qualcuno che sappia parlare lo spagnolo». Nelle aziende partecipate, poi, conoscere la lingua della casa madre è fondamentale per arrivare in alto... «Naturalmente. Le banche spagnole, ad esempio, sono fra le più dinamiche in Europa e hanno partecipazioni importanti dappertutto, anche in Italia. Per fare carriera in quel mondo può essere molto conveniente parlare bene la lingua dei dirigenti». <br /><br />
(Dal Corriere della Sera, 22/6/2007).<br /><br />
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